Si può dire anche in italiano?

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Mi sono, quasi casualmente, imbattuto in un tweet che riproponeva e commentava il filmato di cui al link sotto. E’ molto divertente, ma fa anche riflettere su come l’abusato utilizzo di termini inglesi in voga ai nostri tempi sia non necessario e determinato solo dalla voglia di “darsi un tono”.

Nella società odierna, dove spesso l’immagine vale più della sostanza, un tratto distintivo della comunicazione è costituito dall’uso (che potrei definire ad mentula, rischiando di ricorrere anch’io alle lingue straniere, ammesso che il latino sia tale) di termini inglesi anche quando non è necessario. Non vorrete mica fare il paragone tra il triste ed obsoleto termine “Direzione del Personale” ed il moderno e perfino rassicurante “Human Resources” (che, nelle riunioni tra quelli che capiscono, si abbrevia in “eic ar”)?

Esempi di termini inglesi usati tanto per fare scena ce ne sono a bizzeffe ed il filmato di cui al link ne elenca parecchi. Potrei anche farmene una ragione e non farci caso, ma mi lascia molto perplesso il fatto che non si guardi più ai contenuti, a quello che si dice, alla pertinenza di un discorso rispetto alla situazione. Si pronunciano termini di cui, probabilmente, non si conosce a fondo il significato e ci si gonfia il petto come tacchini orgogliosi del proprio eloquio.  Qualcosa di simile avviene con le slide che vengono presentate alle conferenze, ai consigli di amministrazione, ad assemblee varie: numeri ben disposti e più o meno evidenziati (quasi come se si volessero reclamizzare), grafici assolutamente inutili per riproporre il contenuto di tabelle, colori accattivanti. Poco importa se le cifre sono manipolate e non danno il quadro della situazione: l’importante è fare scena, nella convinzione di poter persuadere l’interlocutore.

Forse ho esagerato, specialmente considerando che sono da sempre favorevole alla mescolanza delle culture, al dialogo tra le popolazioni. L’unica cosa in cui mostro sciovinismo è la cucina: non riesco ad apprezzare i cibi degli altri paesi e prediligo il cibo italiano, dalle Alpi a Pantelleria. Mi seccherebbe, in un ristorante, che ne so, di Roma, sentire un cameriere che mi propone le “roman meatball” (per inciso ho appena scoperto che esistono, in Italia, dei ristoranti che si chiamano Meatball Family).

P.s.: mi sono accorto di aver usato termini inglesi come tweet e link. Il primo, credo, non sia traducibile, se non alla lettera (cinguettio?); il secondo è decisamente più pratico del termine “collegamento ipertestuale”. Chiedo scusa, ok?

 

In italiano, per favore

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