Il sabato nero del 16 ottobre 1943

ghetto2

Tra le notizie lette in questi giorni, una di quelle che mi ha colpito di più è stata la  ricorrenza del rastrellamento degli ebrei nel Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943. A colpirmi di più, al punto da indurmi a scrivere queste poche e indegne parole, è stato il quasi assoluto silenzio che ha avvolto la ricorrenza. Capisco la concomitanza con la definizione della manovra economica, ma constatare che molte discussioni vertevano su tale Ciccio Gamer a seguito della domanda di un “acutissimo” giornalista alla prof. Fornero in un talk-show, mentre il ricordo dello scempio perpetrato in quel sabato del 1943 passava quasi sotto silenzio, mi ha fatto incazzare.

Ricordiamo, brevemente, cosa successe in quei giorni. Nel settembre 1943, il comandante delle SS di stanza a Roma occupata ricevette l’ordine, da Himmler in persona, di organizzare un’operazione a sorpresa per trasferire gli ebrei della capitale italiana in Germania, dove sarebbero stati liquidati. Come prima cosa Kappler si fece consegnare 50 kg d’oro dagli ebrei del ghetto, promettendo loro in cambio l’incolumità. In effetti il tenente colonnello nazista inviò l’oro in Germania chiedendo di soprassedere alla deportazione, ma ricevette l’ordine di procedere comunque. Il 14 ottobre fu predisposto il censimento degli ebrei romani e l’individuazione dei loro domicili, con la collaborazione dei fascisti italiani, e il successivo 16 ottobre, all’alba, cominciò il rastrellamento.  Il quartiere fu accerchiato e, alla fine, furono fermate 1.259 persone, comprese quelle catturate al di fuori del ghetto. Alcuni, di sangue misto o stranieri, furono rilasciati e 1.023 persone, dopo la cernita, furono portati alla stazione Tiburtina e caricati su dei carri bestiame. Il convoglio partì per Auschwitz il 18 ottobre. I sopravvissuti, alla fine della guerra, furono solo 16.

Quando ci si accapiglia per questioni d’attualità, spesso prendendo posizione per meri interessi di bottega da perseguire attraverso l’acquisizione di visibilità, bisognerebbe avere il buon senso di trovare il tempo per ricordare gli orrori avvenuti in periodi, tutto sommato, non lontani dal nostro, perché tale ricordo, la memoria, funga da monito affinché non abbiano più a verificarsi. Anche alla luce del fatto che in questi giorni assistiamo, per esempio, al massacro dei curdi in Siria a testimonianza del fatto che spesso dimostriamo, come genere umano, di non aver imparato dagli errori del passato.

La memoria e la testimonianza sono importanti. L’anno scorso, all’incirca di questi tempi, mi aggiravo per il ghetto di Roma insieme ad amici e l’aver visto i luoghi dell’orrore e le lapidi a ricordo del rastrellamento mi ha molto colpito e fatto riflettere. Ecco: la memoria serve per riflettere, cosa che facciamo sempre più di rado, impegnati come siamo, con superficialità, nei piccoli problemi del quotidiano.

ghetto

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...