Brano del giorno – 14 ottobre 2019

salvej

Il Ciclo dell’Orso – Salvej – Barbarian Pipe Band

L’atmosfera medievaleggiante del brano di ieri mi ha fatto venire in mente questo gruppo di musica medievale (cornamuse e percussioni) e la loro “pure extreme folk music”.  Il gruppo esiste dal 2001 e suona, con strumenti tradizionali e riarrangiandola in chiave più moderna, una musica travolgente che porta in giro in tutta Europa. Assolutamente da non perdere le loro esibizioni dal vivo che ti coinvolgono e trasportano in atmosfere di altri tempi. Li ho visti l’anno scorso ad un concerto che hanno tenuto nel cortile di un castello nella Pianura Bergamasca ed è stato molto bello. Recentemente hanno pubblicato l’album di cui sopra che mi è piaciuto tanto.

Una formazione musicale “di nicchia” con tanta qualità e notevole presenza scenica.

Il link rimanda ad uno dei brani del disco che preferisco, ma vi assicuro che è tutto molto bello.

Il Ciclo dell’Orso – Salvej – Barbarian Pipe Band

Borgo Vecchio – Giosuè Calaciura

calaciura

Ho letto questo romanzo lo scorso inverno e l’ho trovato affascinante. La lettura ti trasporta nell’atmosfera del quartiere, abitato da gente che spesso vive di espedienti e con regole ed un galateo frutto, anche, dell’emarginazione, mostrandocene il lato umano, il modo di pensare, la voglia di fuggire, i sentimenti. Anche il filo narrativo ti tiene sempre sulla corda in attesa degli sviluppi successivi.

Non avevo mai letto nulla di Calaciura ed è stata una piacevole sorpresa. La descrizione del contesto e dei fatti che accadono nel piccolo quartiere ha la qualità di un affresco e induce a riflettere sul fatto che, qualunque sia la condizione sociale, culturale ed economica, i sentimenti sono sempre uguali, quelli di tutti gli esseri umani.

Qualche giorno fa ho letto il tweet che riporto e sono molto contento del meritato riconoscimento tributato all’opera ed al suo autore.

Brano del giorno – 13 ottobre 2019

canto primavera

Canto di Primavera – Banco del Mutuo Soccorso

Il mio amico Paolo mi ha suggerito questo brano, che non ricordavo. Probabilmente, il fatto che sia stato pubblicato nel 1979, periodo in cui stavo già allontanandomi dall’ascolto della musica di nuova produzione, ritenendo che da lì in avanti non ci sarebbe stato più nulla, me lo avrà fatto passare inosservato. Di quel periodo ricordo anche il dolore procuratomi dal vedere in TV il BMS, con tanto di Francesco Di Giacomo nel ruolo di front-man, che si esibiva al Festivalbar (o cantagiro?). Forse anche la PFM potrebbe aver fatto una fine simile al tempo delle “Trame blu”. Giustificate, almeno in parte, il mio distacco?

Comunque, siccome di Paolo mi fido, incollo il link al brano che dà il titolo all’album, così lo ascoltiamo insieme. Dopo Le Orme (ieri), restiamo nell’ambito del prog italiano anni ’70 e riconosciamo al BMS di esserne stato uno dei migliori interpreti.

Canto di Primavera – BMS

Acquolina in bocca – 13 ottobre 2019

Ieri, al mercato di piazza Cambiaghi, il gambero rosso era in offerta. A questa tentazione è impossibile resistere. E infatti….

Ho aperto il gambero lungo la schiena (a partire dalla testa) e tolto il budello. Prima avevo preparato della mollica di pane (raffermo, passata nel mixer)  condita con olio, pepe, prezzemolo e un odore d’aglio. Questo il risultato:

Gamberi crudi

Li ho infilati nel forno e fatti cuocere finché non si è dorata la gratinatura:

Gamberi cotti

La mollica avanzata l’ho tostata in un padellino……..

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…… per la pasta con le sarde!!!

 

Canzone del giorno – 12 ottobre 2019

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Felona – Le Orme

Stimolato da Rudi Ghedini, blogger che seguo assiduamente, che ha scritto di un brano de Le Orme, sono andato a riscoprire questo album del 1973 che, allora, mi era molto piaciuto (mi pare di averlo regalato per un compleanno).

Il piacere di ascoltarlo è rimasto intatto. Si tratta di un concept incentrato sulla storia di due pianeti immaginari, Felona e Sorona, appunto, il primo illuminato dal sole e l’altro completamente al buio.

L’album è un classico esempio di progressive italiano e ne fu pubblicata una versione in inglese con la collaborazione di Peter Hammil dei Van Der Graaf Generator.

Il link riportato in basso riguarda la ballata Felona, ma trattandosi di un concept, consiglio l’ascolto di tutto il disco.

Felona – Le Orme – Felona e Sorona

Perché l’imposta patrimoniale non deve essere considerata un tabu

patrimoniale

Nel dibattito politico attuale, ma anche negli anni scorsi, il ricorso a delle imposte di tipo patrimoniale è sempre stato agitato come uno spettro, qualcosa da evitare o da chiamare, come è tipico della politica, con un altro nome. A ben guardare, piuttosto recentemente, imposte di tipo patrimoniale sono state introdotte: mi viene in mente l’imposizione sui conti correnti e sui depositi titoli. E con terrore viene ricordato il prelievo notturno sui conti correnti da parte del governo Amato nel 1992. In effetti i prelievi alla cieca sono odiosi e non possono essere giustificati, secondo me, neanche in momenti di estrema difficoltà. Il “furtarello” del 1992 non solo non era progressivo, ma neanche proporzionale, basandosi solo sulla giacenza del conto corrente, che poteva essere assolutamente transitoria.

Anche l’elettorato in genere risulta essere molto sensibile sull’argomento patrimoniale ed anche sull’aumento delle imposte indirette (l’IVA, per esempio), argomentando che la prima colpisce dei beni acquistati con redditi già tassati, mentre la seconda è proporzionale e colpisce ricchi e meno abbienti nello stesso modo. Tali osservazioni sono, secondo me, fondate, come anche le argomentazioni che paventano effetti in termini di fuga di capitali all’estero (per la patrimoniale) e di riduzione dei consumi (per l’IVA).

Sul fronte delle imposte indirette, però, un lieve aumento delle stesse come contropartita di una diminuzione di quelle dirette (quelle sul reddito, per intenderci) potrebbe costituire un atto di equità, specialmente in un paese come l’Italia dove spesso i redditi non vengono correttamente dichiarati. Inoltre, le imposte indirette potrebbero essere utilizzate per indirizzare i consumi verso comportamenti, per esempio, più “green”.

Per quanto riguarda le imposte sul patrimonio, il problema della doppia tassazione (in sede di produzione del reddito, prima, e  per il possesso dei beni, dopo) potrebbe essere risolto detraendo dall’imponibile ai fini della patrimoniale gli importi già sottoposti a tassazione in precedenza (i redditi dichiarati, i beni ereditati come risultanti dalla dichiarazione, le rendite finanziarie già tassate, etc.). L’Agenzia delle Entrate non dovrebbe incontrare difficoltà, perlomeno per gli ultimi venti anni, nel reperire le informazioni necessarie. In questo modo il problema della doppia tassazione sarebbe risolto e si compirebbe un atto di giustizia fiscale facendo pagare le tasse a chi, in passato, ha evaso e, magari, detiene un patrimonio consistente. Probabilmente, in tale maniera, si eviterebbe anche di colpire i cosiddetti “evasori per necessità”.

Perché nessuno ci ha mai pensato, se potrebbe essere così semplice? Probabilmente la lotta all’evasione è più gridata che praticata per meri interessi elettorali. Nulla di nuovo sotto il sole.

Canzone del giorno – 11 ottobre 2019

ho visto zingari

Claudio Lolli – Ho visto anche degli zingari felici

Tratta dall’omonimo album del 1976, rappresenta il brano di maggior successo del compianto cantautore bolognese. Un pezzo poetico, con sentori prog e jazz ed un assolo di sax trascinante. Mi piace sempre molto ascoltarla.

Non conosco bene la produzione precedente di Claudio Lolli, ma viene generalmente definita notevole sul piano musicale e dell’impegno civile e politico, peraltro tratto distintivo dei cantautori di quel tempo. Mi riprometto di approfondire. Invece, a sentire la critica, i dischi successivi non sono stati più all’altezza dei precedenti in termini qualitativi e di successo.

Linko la versione “classica” ed una cover più funkeggiante di Luca Carboni del 2009.

Ho visto anche degli zingari felici – Claudio Lolli

Ho visto anche degli zingari felici – cover di Luca Carboni

Taglio dei parlamentari

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La Camera dei deputati ha appena approvato il taglio dei parlamentari: la stessa Camera sarà composta da 400 deputati (erano 630), il Senato conterà 200 membri elettivi (erano 315).  Il nuovo assetto è passato al vaglio della Camera con un’ampia maggioranza, ma si sentono parecchie voci di dissenso all’interno delle forze politiche che hanno approvato la riforma.

Secondo me, i parlamentari sono stati costretti a votare per la riduzione perché un voto contrario, nel clima di scarso appeal della politica tra la gente, sarebbe stato impopolare e avrebbe significato perdere parecchi voti. Una volta licenziata la riforma, mi aspetto dei colpi di coda dei dissenzienti che cercheranno di ridurne la portata. Non sarebbe una novità.

L’aspetto su cui vorrei riflettere riguarda i timori espressi, anche da esponenti di sinistra (area cui faccio riferimento), riguardo alla paventata mutilazione della democrazia derivante da una rappresentatività che sarebbe ridotta per effetto del minor numero di parlamentari. Di sicuro, occorrerà ridisegnare con attenzione i collegi per fare in modo che anche piccole, ma peculiari, porzioni del nostro paese possano vedere rappresentate le loro legittime istanze e, probabilmente, una legge elettorale proporzionale risponde meglio a tale esigenza. Non vedo però, nella riduzione dell’elettorato passivo, un vulnus democratico anche alla luce del fatto che altri paesi, con democrazie più consolidate e meglio funzionanti della nostra, hanno un numero di parlamentari inferiore all’Italia. E se è fondata l’osservazione che i risparmi saranno irrisori, sarebbe auspicabile che alla riforma appena varata fossero affiancate altre innovazioni costituzionali che vedano la riduzione degli organi legislativi e amministrativi attualmente operanti in modo da rendere il risparmio più consistente e più incisiva ed efficace l’attività della nostra classe politica.

In poche parole, non vedrei male l’abolizione (vera, non quella pasticciata di matrice renziana) del Senato ed anche delle Regioni, oltre che delle Provincie, lasciando, al limite, un organismo intermedio snello e con competenze chiare e ben delimitate, tra lo Stato e i Comuni. Tale configurazione avrebbe il vantaggio, oltre al risparmio derivante dalla diminuzione delle “poltrone”, di avvicinare la politica al cittadino in modo che le esigenze di quest’ultimo possano essere meglio interpretate e soddisfatte. Per questo motivo non vedo nella riduzione del numero di soggetti intermediari tra potere legislativo/amministrativo e cittadini un attentato alla democrazia. Con riferimento all’attuale operatività delle camere, non è populismo demagogico chiedersi perché, al netto delle attività svolte in altri organismi, spesso le assemblee siano così poco frequentate, come può evincersi anche dalla foto allegata all’articolo.

Canzone del giorno – 10 ottobre 2019

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Back to the family – Jethro Tull

La canzone fa parte dell’album Stand Up del 1969, il primo LP nel quale vengono abbandonate le sonorità più classicamente blues del precedente This Was. Per intenderci, il disco che contiene anche la celeberrima Bourée e, secondo me, uno dei più belli dei JT.

Back to the family non è uno dei pezzi più ricordati dei JT, ma a me è sempre piaciuto per il crescendo ed finale molto coinvolgente. Allego i link per la versione contenuta in Stand Up e per un’altra, live, alla TV svedese del 1969.

Jethro Tull – Stand Up – Back to the family

Jethro Tull – Stand Up – Live TV svedese del 1969

 

Passione nerazzurra

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Era il 28 marzo 1965 (non ricordavo la data esatta, sono andato a cercarla su Google) e mi trovavo a casa dei nonni per il pranzo domenicale. Uno dei miei cugini, un po’ più grande di me, era in fibrillazione perché, così mi spiegò, era la domenica del derby tra Inter e Milan e lui teneva per i nerazzurri che stavano cercando di rimontare i “cugini” primi in classifica.

A quel tempo tenevo, timidamente, per la Fiorentina, squadra della città dove sono nato e ho vissuto i primi due anni della mia vita. Non era una scelta convinta, ma siccome a 6/7 anni si sceglie la squadra del cuore da condividere con gli amici e i compagni di scuola, avevo trovato solo l’appiglio geografico della città natale per scegliere, nel panorama della serie A di quei tempi, una squadra.

Mio cugino cercò subito di portarmi dalla sua parte, forte dell’influenza esercitata dai più grandi e dei risultati ottenuti da quella che veniva definita come la “Grande Inter”. La mia Fiorentina non andava male, gravitava intorno al quarto/quinto posto, ma i risultati dei nerazzurri erano decisamente più “importanti” e, si sa, i bambini non instradati dai genitori (che certe volte, peraltro, restano inascoltati) sono sensibili al fascino del vincente. Ricordo, comunque, che per arginare il pressing di mio cugino, promisi che sarei diventato interista se i nerazzurri avessero vinto il derby.

Dopo pranzo (allora le partite si giocavano tutte in contemporanea alla domenica pomeriggio) accendemmo la radio per sentire “Tutto il calcio Minuto per Minuto” che mandava in onda la radiocronaca delle partite dall’inizio del secondo tempo. Alla fine l’Inter vinse con un punteggio molto rotondo (5 – 2) e dovetti capitolare e diventare interista. Non mi fu difficile, perché mi appassionai subito della Beneamata e l’autore degli ultimi due gol interisti, il mitico Sandrino Mazzola (non ancora Baffo) divenne il mio idolo, il nome che urlano i bambini quando corrono appresso ad un pallone.

L’Inter vinse quel campionato e, in seguito, anche la Coppa dei campioni e quella Intercontinentale. Ho ricordi sfuocati di quei mesi, ma riconosco alle vittorie interiste di quel periodo la genesi della mia mai sopita passione per i colori nerazzurri. Passione allo stato puro, spesso non sorretta da un’altrettanto profonda competenza tecnica, che mi ha fatto vivere, oltre a qualche delusione, grandi emozioni: le ultime, assolutamente indimenticabili (ovviamente mi riferisco all’ineguagliabile anno del triplete), e quelle che mi auguro arriveranno.