Verona non è razzista

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La prima cosa che mi viene da dire, da nemico delle generalizzazioni e assertore delle responsabilità individuali, è che Verona non è razzista. Così sgombriamo il campo da polemiche che potrebbero essere sollevate ad arte da chi, veramente razzista, antisolidale, fascionazista, mortificatore del concetto di essere umano, mischia le carte per sminuire, se non difendere, i vergognosi accadimenti di domenica che, peraltro e purtroppo, non costituiscono una novità al Bentegodi. Verona è una bella città, piena di gente che lavora e produce, ricca di storia e costituisce un vanto per tutto il paese.

Un appunto, però, che mi sento di muovere all’ambiente calcistico, e non solo, veronese riguarda la minimizzazione, se non negazione, di quanto accaduto. Premetto che, sulla base di quanto riportato da resoconti giornalistici e testimonianze, non dovrebbero esserci dubbi che, in tanti o in pochi, hanno indirizzato a Balotelli cori razzisti. Ribadisco che le responsabilità sono individuali e che tali atteggiamenti minimizzatori sono attribuibili per lo più a persone da cui te lo aspetti (viste le presenze inquietanti sugli spalti testimoniate dalla foto in alto), ma mi dà fastidio che la società Hellas Verona non prenda posizione contro queste vergogne. Va detto che la società del Verona non è l’unica in Italia a mostrare “timidezza” di fronte a questi accadimenti, forse perché alcuni settori della tifoseria fanno paura alle società, anche se si trova chi reagisce senza timore né remore. Mi dà fastidio anche il mancato intervento degli organi preposti, Federazione in primis, per ribadire la condanna, non solo a parole, di chi si renda protagonista di manifestazioni di razzismo, discriminazione territoriale e di ogni altra schifezza cui oggi ci tocca assistere. Accenno soltanto alla notizia per la quale alcuni consiglieri hanno presentato al presidente del Consiglio Comunale di Verona una mozione con la quale si chiede di denunciare per diffamazione Balotelli. Negli ultimi tempi, la politica si riduce troppo spesso a queste forme di speculazione su concetti e logiche di esasperata ed esagerata contrapposizione, utilizzati come armi di distrazione di massa finalizzate all’ottenimento di facile consenso.

Una reazione di ben altro tenore e, secondo me, encomiabile è quella della società Aurora Desio a seguito del recente episodio che ha visto la mamma di un bambino di dieci anni, che giocava nella squadra avversaria (Sovicese), apostrofare dagli spalti con un epiteto prima maleducato e poi razzista (ne..o di m.) un proprio piccolo giocatore di colore. La Società Aurora ha emesso una nota di condanna dell’accaduto, ed ha annunciato, oltre all’avvio di laboratori contro il razzismo, che nelle prossime partite i propri giocatori si dipingeranno il volto di nero e che si rifiuteranno di giocare contro la Sovicese finché non sarà stata individuata, e punita con un daspo dai campi giovanili, la persona responsabile dell’epiteto. Il comunicato si conclude affermando che “l’unica razza che conosciamo è quella umana”.

Tra i commenti letti sui social, a parte quelli del capo ultras veronese che non meriterebbe neanche di essere citato per quanto è stupidamente odioso, alcuni fanno notare come vengano messi in risalto solo gli insulti razzisti e non quelli più “generici” nei confronti di giocatori bianchi e che ciò costituirebbe anch’esso una forma di razzismo (al contrario). Insomma, dicono, non è una forma di razzismo dare risalto sui giornali alla vicenda di Balotelli mentre nessuno si fila gli insulti ai giocatori non di colore? Queste forme di benaltrismo, alla fine, tendono a minimizzare il problema, a riportarlo nel filone, ormai ideologico, degli immigrati trattati con i guanti mentre gli autoctoni sono abbandonati a sé stessi. Non ci si rende conto che questa contrapposizione, questa guerra tra poveri, è artificiosa e finalizzata a “solleticare la pancia” dell’elettorato. Il vero conflitto è quello generato nella società tra chi fatica a raggiungere la fine del mese, ad organizzare la propria vita, e chi sviluppa i propri affari sfruttando le debolezze sociali per aumentare i profitti.

In fondo, la situazione attuale non è altro che il risultato, prima, dello “sdoganamento” di forze politiche che si rifanno al fascismo avvenuto nel periodo berlusconiano e, poi, dell’amplificazione del problema degli immigrati ben oltre le sue reali dimensioni allo scopo di creare uno stato di “guerra” per poi pescare nel torbido. Ci rendiamo conto di come, a qualsiasi livello, le discussioni siano diventate aspre, come le parole trasudino odio, come si cerchi di mortificare l’avversario (perfino in partite di calcio dei pulcini) con epiteti di cui ci si dovrebbe vergognare? Bisogna ristabilire i paletti determinati dalla Storia, con la condanna, senza se e senza ma, delle ideologie dell’odio e la pratica della crescita sociale come emancipazione del paese intero.

 

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