Acquolina in bocca – 25 novembre 2019

Seppie in zimino (che i miei amici liguri mi perdonino)

Si tratta di un piatto tipico ligure a base di seppie in umido con le bietole (o erbette).

In un tegame, ho fatto soffriggere un trito di carota, sedano e cipolla e, dopo che erano appassiti, ho aggiunto le bietole tagliate a pezzetti. Ho messo 250 grammi di erbette per 1,2 kg (prima di pulirle) di seppie. Avrei fatto meglio, secondo me, a metterne un po’ di più.

zimino 1

Ho fatto stufare le erbette coperte per 10 minuti. Intanto avevo finito di pulire le seppie (anche se il mio pescivendolo, Cosimo, aveva già fatto un egregio lavoro in cambio del nero che, visto che non mi piace, gli avevo lasciato) e le avevo tagliate a listarelle (i gruppi di tentacoli più grandi li ho divisi in due). Usate le seppie fresche e da pulire perché quelle già pulite sanno di candeggina.

zimino 2

Ho messo le seppie nel tegame con un po’ di polpa di pomodoro (non avevo pomodorini freschi), sale e pepe.

zimino 3

Ho amalgamato il tutto e lasciato cuocere, con il coperchio, finché le seppie non sono diventate morbide (una mezzoretta circa).

zimino 4

 

Un brano al giorno – 25 novembre 2019

deep purple japan

Child in Time – Deep Purple – Made in Japan

I Deep Purple sono uno dei più importanti gruppi hard rock degli anni ’70, con uno stile musicale venato di blues, rock and roll e, minimamente, prog. Si tratta di un gruppo di musicisti eccezionali e sono considerati tra i capostipiti dell’heavy metal, anche se i giovani “metallari” oggi sorridono a tale affermazione.

Non sono un cultore del gruppo, ma il doppio dal vivo Made in Japan, registrato e pubblicato nel 1972, mi è sempre piaciuto e lo considero il vangelo della loro produzione. Da questo disco ho scelto il brano di oggi, Child in Time, e ho faticato a sceglierlo perché tutti i pezzi, compreso lo “storico” Smoke on the Water, mi piacciono molto. La versione in studio era stata pubblicata nell’album Deep Purple in Rock, nel 1970, ed è stato un cavallo di battaglia delle esibizioni dal vivo del gruppo, almeno finché Ian Gillan ce l’ha fatta con la voce. Il testo, in opposizione alla guerra, si incunea, con i virtuosismi vocali di Gillan, tra le spettacolari progressioni strumentali di Lord e Blackmore in un crescendo trascinante. Riporto anche il link ad una versione live del solo Ian Gillan molto più soft, quasi jazz (ma preferisco quella di Made in Japan).

 

Child in Time – Deep Purple – Live da Made in Japan 

Child in Time – Ian Gillan – Live 1977

Torino – Inter 0 – 3

torino inter

Partita dura per la consistenza dell’avversario (tra l’altro storica bestia nera), le condizioni del terreno e la rosa ridotta all’osso. E siccome piove, per restare in tema con la serata di ieri, sempre sul bagnato, si è fatto male Barella, cui è occorsa una distorsione al ginocchio che rende necessario un intervento in artroscopia che lo terrà lontano dal campo almeno fino a Natale. Una pessima notizia  in vista dei prossimi impegni che sono cruciali, almeno in chiave europea.

Partita dura, dicevo, affrontata da grande squadra, con una prestazione attenta, senso pratico ed efficacia della fase difensiva e delle ripartenze. Una della rare volte in cui ho visto la partita senza particolari patemi, tanta era la padronanza della situazione che manifestavano i nerazzurri. Il tema dell’incontro può essere racchiuso nella solidità difensiva (bentornato Danilone), la maggiore capacità di palleggio a centrocampo, l’efficacia delle soluzioni offensive.

Tra i singoli, nessun insufficiente. Nota di merito per Handa (splendido intervento verso la fine del primo tempo), De Vrij (solito baluardo difensivo, primo impostatore e, stavolta, pure autore di un gol), Brozovic (imprescindibile nella costruzione del gioco e efficace pure in fase di contenimento; ieri, dopo aver corso come al solito, è calato un po’ solo a cinque minuti dalla fine), Lautaro (autore di un gol, ha lavorato tanto per la squadra). Una considerazione su Lukaku: ieri sembrava una di quelle partite dove non ne azzecca una finché non ha tirato fuori dal cilindro un bel gol (oltre ad un apio di nitide occasioni) che ha nobilitato una prestazione di sacrificio per la squadra ed efficacia realizzativa. L’ultimo pensiero va a Borja Valero: quando è entrato ha fatto egregiamente la sua parte, tanto da farmi pensare che, nelle scorse partite, qualche spezzone, per far rifiatare i compagni, glielo avrei fatto giocare.

In conclusione, un grosso in bocca al lupo a Nicolò Barella e l’auspicio che l’infermeria si svuoti presto e che a gennaio si rimpolpi la rosa. La squadra attualmente capolista sta faticando più del previsto (gioco non brillante e vittorie spesso di misura), anche se le difficoltà sono ben attenuate da chirurgici “aiutini” (pardon, sviste) arbitrali. Nell’ipotesi, avesse anche una possibilità del 2%, di un crollo degli incolori, dobbiamo essere pronti ad approfittarne. Ce lo meriteremmo, perché stiamo facendo un campionato straordinario per risultati e gioco e, oggi, in cima alla classifica dovremmo esserci noi .

Un brano al giorno – 24 novembre 2019

pink floyd animals

Sheep – Pink Floyd – Animals

Animals è il decimo album in studio dei Pink Floyd ed è stato pubblicato nel 1977, dopo Wish You Were Here e The Wall. Non sono un appassionato dei PF, che purtroppo non mi scaldano più di tanto, ma musicalmente e come struttura mi sembra più simile a Atom Heart Mother che ai due successi planetari che lo hanno preceduto.

Il disco è un concept contenente una forte critica alle condizioni politiche, economiche e sociali del Regno Unito. Probabilmente, per la serie al peggio non c’è mai fine, non immaginavano che, nel giro di pochi anni il potere sarebbe passato nelle mani della lady di ferro, Margaret Thatcher. L’album si rifà, in qualche modo, al romanzo “La Fattoria degli Animali” di George Orwell con la differenza che, mentre Orwell criticava lo Stalinismo, il disco muove un’aspra critica al capitalismo. La società viene rappresentata come costituita da tre tipi di animali: i cani (i tutori dell’ordine), i maiali (i politici) e le pecore (il popolo).

Il brano che ho scelto per oggi è quello dedicato alle pecore (Sheep). Si tratta di un pezzo scartato ai tempi di Wish You Were Here perché non trovò spazio anche se con il vecchio titolo, Raving and Drooling, era stata eseguita in alcuni concerti a partire dal 1974. Le pecore, la parte della società più debole e bisognosa di leader, riesce a ribellarsi e a far fuori i loro oppressori, i cani. Alla fine, comunque, alcune pecore intimano alle altre di restare nelle loro case ad attendere ordini, a testimonianza del fatto che la loro natura di esseri sottomessi non può cambiare.

Sheep – Pink Floyd

Un brano al giorno – 23 novembre 2019

area arbeit

Luglio, Agosto, Settembre (Nero) – Area – Arbeit Macht Frei

Gli Area (International POPular Group) si formano nel 1972 con l’intento di produrre una musica che sia il risultato di una fusione tra diversi generi musicali come il rock progressivo, il jazz, la musica etnica, quella elettronica con una “spruzzata” di sperimentazione. Altre caratteristiche del gruppo sono i testi “politici” e, oltre alla bravura dei musicisti, il particolare uso della voce da parte del cantante Demetrio Stratos (il maestro della voce di una canzone della PFM), purtroppo deceduto nel 1979, a soli 34 anni.

Arbeit Macht Frei, del 1973, è il primo album degli Area ed è emblematico del modo di fare musica del gruppo, della fusione di diversi generi musicali, del tentativo costante di superare il concetto di forma canzone. Il tutto nel contesto di un forte impegno politico e sociale.

Per oggi, su richiesta di un amico e nello stile delle dediche nelle prime radio libere anni ’70, ho scelto Luglio, Agosto, Settembre (Nero). Il brano, però, è tutt’altro che frivolo e sulle note derivanti da una canzone popolare macedone, affronta il dramma del popolo palestinese (Settembre Nero ricorda il massacro di migliaia di palestinesi da parte dell’esercito di re Hussein di Giordania). Il pezzo si apre con l’appello, in lingua araba, di una ragazza al suo fidanzato affinché scelga di vivere in pace.

 

Luglio, Agosto, Settembre (Nero) – Area

Un brano al giorno – 22 novembre 2019

vandergraaf refugees

Refugees – Van der Graaf Generator – The Least We Can Do Is Wave to Each Other

I Van der Graaf Generator sono una band prog inglese formatasi nel 1967. Mi risulta che, tra uno scioglimento e una reunion, siano ancora in attività. Sotto la guida del leader, Peter Hammil, hanno proposto, nel periodo dal 1969 al 1972, una musica coerente con le sonorità del periodo, ma con una certa originalità dovuta all’essenzialità degli arrangiamenti e ai testi piuttosto introspettivi e poco inclini alla favolistica riscontrabile, invece, in Genesis e King Crimson, tanto per fare degli esempi. Tale scarna essenzialità li rende piuttosto ostici da ascoltare.

Il pezzo di oggi è tratto dall’album The Least We Can Do Is Wave to Each Other, del 1970, primo disco pienamente prog del gruppo con musiche romantiche ma complesse e testi sulla fine del mondo, la caccia alle streghe, l’antico Egitto, la voglia/necessità di trovare un posto nuovo dove vivere. Quest’ultimo tema viene affrontato nel brano Refugees che narra di un gruppo di uomini e donne in fuga da nord verso ovest, appoggiandosi ad una musica molto romantica e alla voce, decisamente particolare, di Peter Hammil.

 

Refugees – Van der Graaf Generator

Un brano al giorno – 21 novembre 2019

de gregori atlantide

Atlantide – Francesco De Gregori – Buffalo Bill

Buffalo Bill, del 1976, è il quinto album in studio di Francesco De Gregori e per me è il più bello che abbia fatto, seguito ad un’incollatura da Rimmel. Brani eseguiti con eleganza, con testi poetici, come al solito, e musiche bellissime. Qualcuno lo definisce un concept e lo stesso Francesco conferma l’esistenza di un filo conduttore: l’America.

Il brano di oggi, la cui scelta è stata molto difficile (vuol dire che torneremo sugli altri pezzi dell’album), è Atlantide. Si tratta della storia di un uomo che ha rinunciato ad un sogno d’amore e si è rifugiato in un’Atlantide immaginaria, metafora del distacco dalla realtà. I testi contorti ed ermetici e la musica dolce, che ti culla, sono il marchio di fabbrica di De Gregori.

 

Atlantide – Francesco De Gregori

Atlantide – Francesco De Gregori – Live 2013 Ravenna

 

Un brano al giorno – 20 novembre 2019

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The Musical Box – Genesis – Nursery Cryme

Dopo Stagnation, da Trespass (qui), e The Carpet Crawlers, da The Lamb Lies Down on Broadway (qui), e la puntata di ieri sui “clone” Marillion, torniamo ai Genesis, quelli veri. Lo facciamo con Nursery Cryme, pubblicato nel 1971, che è l’album dei Genesis che più mi piace. Il titolo si rifà alle Nursery Rhymes (da qui la storpiatura di crimes in crymes), filastrocche anglosassoni per bambini. Il disco ebbe successo in Italia, Francia e Belgio, ma fu accolto freddamente nel Regno Unito, salvo recuperare vendite a seguito del successo degli album successivi, nonostante contenga alcuni dei pezzi più belli dei Genesis come The Fountain of Salmacis e The Return of the Giant Hogweed, oltre a quello di oggi, di cui in seguito.

Nursery Cryme è il primo album della formazione “storica” dei Genesis, ma il brano di oggi è stato scritto da Rutheford, Banks, Gabriel e Anthony Phillips, il chitarrista che, al momento della pubblicazione del disco, aveva da poco lasciato il gruppo ed era stato sostituito da Steve Hackett. Si tratta di The Musical Box, uno dei pezzi più famosi del gruppo, che racconta la storia di una bambina, Cynthia, che, mentre giocano, decapita con la mazza da croquet il suo amichetto Henry. Dopo qualche giorno, Cynthia scopre il carillon (musical box in inglese) del bambino che, dopo l’apertura, inizia a suonare la filastrocca di Old King Cole. Contemporaneamente si materializza lo spirito di Henry che comincia ad invecchiare rapidamente e supplica Cynthia di toccarlo per soddisfare un suo recondito desiderio. A quel punto entra nella stanza la tata che, visto lo spiritello, gli scaglia contro il carillon distruggendo entrambi i bambini. Brano pienamente rappresentativo dello stile favolistico dei Genesis, che ha ispirato la più famosa tribute band del gruppo, i canadesi The Musical Box. Riporto anche il link ad una versione live del 1973.

 

The Musical Box – Genesis

The Musical Box – Genesis – Live 1973

 

Un brano al giorno – 19 novembre 2019

marillion misplaced

Heart of Lothian – Marillion – Misplaced Childhood

I Marillion si formano in Inghilterra alla fine degli anni ’70 e si incanalano nel filone del neoprogressive, traendo una evidente ispirazione da Jethro Tull, Yes, Pink Floyd e, soprattutto Genesis. Chi mi consigliò l’ascolto me li descrisse come clone dei Genesis e la circostanza fece scattare in me, una certa curiosità che si tradusse nel comprare, credo, tre cd del periodo di Fish. La storia dei Marillion, infatti, si distingue, principalmente, in due periodi: quello che vide nella formazione del gruppo il cantante e paroliere Fish (fino al 1988) e l’altro con Steve Hogarth  al suo posto. Di questa seconda fase non ho ascoltato nulla.

L’album di oggi è Misplaced Childhood, del 1985, un concept (scelta rischiosa per l’epoca) basato su storie d’amore difficili e gioventù perdute. Il disco ha avuto un grande successo commerciale.

Il brano che propongo è Heart of Lothian, nel quale è evidente la somiglianza con i Genesis. Tutto sommato, la musica dei Marillion si può ascoltare, ma non ti cattura e in certi frangenti può sembrare stucchevole l’eccesso di riferimenti a gruppi del passato. Apprezzo, comunque, la buona volontà e la caparbietà nel proporre quel tipo di musica negli anni ’80 inoltrati.

 

Heart of Lothian – Marillion