Film al cinema – L’Ufficiale e la Spia

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Erano un po’ di settimane che non andavo al cinema. Costretto da impegni di lavoro ad andare al sabato sera, la mia voglia di grande schermo era stata sovrastata da un paio di pizzate con amici che non vedevo da un po’ e dalle frequenti (e fortunate) prestazioni calcistiche della mia amata Inter, occorse spesso nel giorno pre-feriale per eccellenza. Aggiungiamo anche che a Monza, attualmente, è aperto un solo cinema, il Teodolinda, e che non c’è una grande scelta di film da vedere senza andare ad infognarsi in multisale con tante gallerie di vetrine che, essendo accompagnato dalla moglie, avrebbero sicuramente svegliato in me istinti suicidi. A proposito, segnalo che tra un paio di giorni riapre il Capitol con le sue cinque sale. Speriamo che non abbiano chiamato gli stessi arredatori di Ryanair, perché ormai ho un’età che le mie ginocchia non sopportano eccessive costrizioni.

Bando al cazzeggio. Sabato scorso sono andato a vedere L’Ufficiale e la Spia, vincitore del gran premio della giuria al Festival di Venezia 2019. Il film, tratto da un romanzo di Robert Harris, coautore della sceneggiatura insieme al regista Roman Polanski narra del processo per il cosiddetto Affaire Dreyfus e delle indagini del colonnello Picquart, avvenimenti realmente accaduti in Francia alla fine del XIX secolo.

In breve, il capitano Dreyfus viene accusato e condannato all’esilio per aver passato delle informazioni segrete ai tedeschi. Il fatto di essere ebreo, in un periodo di antisemitismo strisciante, fa di lui il capro espiatorio perfetto anche per l’opinione pubblica. Il colonnello Picquart, incaricato di dirigere una sezione del controspionaggio, si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è interrotto dopo l’arresto e la condanna di Dreyfus e inizia delle indagini trovandosi contro l’establishment militare, arroccato in difesa di una sentenza sbagliata pur di non offuscare l’immagine dell’esercito.

Il film è ben fatto (Polanski, in questo senso, non è l’ultimo arrivato), gli attori sono di prim’ordine (molto bravo Dujardin), la storia è avvincente e determina il giusto livello di indignazione verso l’uso distorto del potere senza farsi scrupolo di sconvolgere le vite degli altri. Il colonnello Picquart, nonostante anche lui nutra sentimenti antisemiti, in nome della giustizia, ingaggia una dura lotta contro i vertici militari che erigono un vero e proprio muro di falsità e resistenze in nome di una discutibile ragion di stato. La morale è costituita dalla necessità che, nella società, esistano uomini come Picquart che combattono contro le ingiustizie, specialmente in un mondo invaso da un numero incredibile di notizie, tra le quali non è facile distinguere le fake. Polanski, a Venezia, ha parlato, suscitando delle polemiche, del parallelismo tra la storia narrata nel film e le false accuse che gli vengono lanciate di tanto in tanto. Su questo non so esprimere un giudizio, ma il film mi è piaciuto.

 

 

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