Film al cinema – La Dea Fortuna

Dea fortuna

Come succede spesso, mia moglie voleva vedere Cena con Delitto – Knives Out, mentre io gradivo di più questo film di Ozpetek, che è un regista che mi piace molto.

Cena con Delitto, però, lo proiettavano in una sala piccola e, quando è stato il nostro turno alla cassa, non c’erano più posti. E come accade, anche in questo caso, spesso, alla fine il film è piaciuto di più alla mia dolce metà che a me.

Lei era scettica per il fatto che i film di Ozpetek sono, un po’ monocorda, incentrati quasi sempre su tematiche omosessuali, quasi a voler costruire, di volta in volta e in maniera talvolta stucchevole, manifesti a favore di determinati orientamenti sessuali. Alla fine, siamo stati concordi nel pensare che una storia d’amore abbia, come è giusto che sia, il suo significato indipendentemente dai protagonisti. Rapporti di coppia in quanto tali, a prescindere dagli orientamenti sessuali dei protagonisti.

La trama si basa su una coppia (Edoardo Leo, Alessandro, un idraulico, e Stefano Accorsi, Arturo, uno scrittore non di successo) in crisi, con tradimenti più o meno importanti, che riscopre il senso della propria unione, progressivamente, dopo che una loro amica (Jasmine Trinca, Annamaria, che lavora al Santuario delle Dea Fortuna a Roma), costretta ad una lunga degenza in ospedale, gli affida i suoi due figli. I rapporti tra Alessandro e Arturo, inizialmente, peggiorano di giorno in giorno per l’affiorare di rancori legati alle vicendevoli “scappatelle” e per la maggiore tensione generata dalla presenza dei bimbi, finché i due non decidono di separarsi e di portare i bambini dalla nonna che vive in una splendida villa vicino a Bagheria, visto il perdurare della permanenza dell’amica in ospedale. I bambini non si trovano bene con i metodi arcigni della nonna (che non avevano praticamente mai visto, perché i rapporti con la figlia, affrancatasi dai metodi dispotici della madre, erano insistenti) e i due uomini li portano via con la forza, ritrovando la loro unione.

Il film è piaciuto molto a mia moglie (cvd). Io, che generalmente apprezzo molto le opere di Ozpetek, l’ho trovato gradevole e ben fatto, ma un po’ troppo melodrammatico e scontato anche se traspare la maestria del regista e la capacità di raccontare i fatti e le persone. Comunque, un bel film da quattro pallini in cui spicca, secondo me, la performance di Edoardo Leo, molto bravo nell’interpretare un ruolo un po’ distante da quelli, più leggeri, in cui l’avevamo visto in passato.

 

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