Film al cinema – 1917

1917

Scelta di ripiego e non è la prima volta. Avrei voluto vedere Richard Jewell o Sorry We Missed You, ma gli orari delle proiezioni non erano in linea con i nostri impegni (vedrò di rimediare durante i giorni feriali o approfittando di qualche rassegna). Alla fine è andata bene, perché il film ci è piaciuto (di più a mia moglie che era, al contrario, scettica riguardo la scelta).

Il film è ispirato ai racconti di guerra del nonno del regista, Sam Mendes (American Beauty e Skyfall), che aveva combattuto sul fronte francese nella prima guerra mondiale. Siamo nel mese di aprile del 1917, sul fronte occidentale, e i tedeschi sembrano essersi ritirati, facendo terra bruciata dietro di sé. Il colonnello britannico Mackenzie è pronto a lanciare all’attacco il suo 2º Battaglione del Devonshire Regiment, ma le ricognizioni aeree scoprono che la ritirata dei tedeschi è strategica e che i crucchi stanno tramando una controffensiva per annientare le truppe inglesi in prima linea.

Il generale Erinmore, visto che le linee telefoniche sono interrotte, incarica i due caporali Blake e Schofield di attraversare la terra di nessuno e le linee nemiche e recapitare a Mackenzie l’ordine di sospendere l’attacco. Tra l’altro, il fratello di Blake è un tenente del 2° Devonshire e questa circostanza induce i due caporali a mettersi subito in cammino. Passate, con qualche peripezia, le trincee nemiche abbandonate, i due arrivano ad una fattoria dove assistono all’abbattimento di un aereo tedesco che precipita sulla cascina. Blake estrae dalle fiamme il pilota nemico, che, per tutta risposta, lo colpisce a morte con il pugnale.

Schofield, che aveva giurato all’amico morente di portare a termine la missione e di scrivere alla famiglia, si unisce ad una unità militare britannica, anch’essa diretta al fronte, ma è costretto, poco dopo, a proseguire da solo perché i tedeschi avevano fatto saltare ponti e strade. Dopo un’altra serie di peripezie, il caporale, sotto il fuoco tedesco, si butta in un fiume e viene traportato dalla corrente nel luogo dove è accampato il 2° Devonshire.

Il film è ben girato, con alcune scene molto (troppo?) crude, disseminate degli orrori della guerra. La trama ti tiene sveglio, non ha pause e la tensione si avverte sin dalle prime battute. Colpiscono molto i giovani visi dei soldati mandati a morire in guerra e le sofferenze dei soldati, feriti e non, nelle trincee e negli ospedali da campo. Verso queste persone lo spettatore prova una sicura riconoscenza di parte, ma le loro sofferenze, i fiumi pieni di cadaveri ed i campi disseminati di corpi e di distruzione, fanno riflettere sull’assurdità della guerra come maniera per risolvere i conflitti. Il film mi è sembrato una celebrazione del nonno del regista, ma anche uno strumento di riflessione sulle atrocità delle guerre, sulla perdita di umanità che esse portano con sé, sugli interessi geopolitici perseguiti sulla pelle dei poveri soldati, comandati, talvolta, da bellimbusti che li muovono come burattini, incuranti delle loro sorti. E da lì a trovare il legame con l’attualità il passo è breve ed è implicita la condanna dei conflitti che verifichiamo nella società moderna occidentale, i toni minacciosi e sprezzanti che vengono rivolti a chi non è dalla tua parte.

In conclusione, ripeto, il film mi è piaciuto e ne consiglio la visione. Ho letto che è candidato a dieci premi Oscar 2020: non so quanti ne porterà a casa, ma la candidatura è meritata.

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