Ludogorets – Inter 0 – 2

ludogorets inter
Era una partita in cui l’Inter aveva tutto da perdere. Già immagino i giornalai di casa nostra cosa avrebbero detto e scritto se i ragazzi avessero steccato in terra bulgara. Vincendo abbiamo fatto il nostro, spento potenziali focolai di polemica e crisi. In più abbiamo giocato con parecchie seconde linee, giocatori poco utilizzati che avevano bisogno di acquisire il ritmo partita, facendo rifiatare i titolari che, nelle più recenti apparizioni, erano sembrati in sofferenza.

Cominciamo, quindi, con il dire che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti: ottime possibilità di qualificazione agli ottavi, riposo per chi aveva bisogno di rifiatare, minuti nelle gambe di chi aveva bisogno di giocare, possibilità di affrontare con tranquillità il ritorno, pochi giorni prima del big match contro gli incolori. In più, sono state tacitate tutte le voci di crisi di Eriksen, autore di una prova discreta, condita da un paio di conclusioni insidiose e dal primo gol in maglia nerazzurra, quello che ha sbloccato il risultato.
Il danese è cresciuto alla distanza e, pur mostrandosi ancora non perfettamente inserito nel gioco di Conte e poco “fisico” come caratteristiche di gioco, ha mostrato lampi di classe e conclusioni di qualità.

L’Inter del primo tempo non è stata esaltante, con Lautaro non pervenuto e ritmi di gioco molto bassi. Nonostante questo abbiamo creato un paio di occasioni con Biraghi e Padelli, grazie al cielo, non è mai dovuto intervenire. L’unica cosa che ha funzionato discretamente è stato il binario di destra con D’Ambrosio e Moses.

La ripresa comincia con un altro piglio e con il palo di Sanchez. La svolta definitiva avviene con l’ingresso del nostro Lukakone al posto dello svogliato (e ammonito) Lautaro. Da una sponda del gigante nasce il gol di Eriksen, che aveva fatto le prove pochi minuti prima con un tiro sul quale si era esaltato il portiere avversario. Una traversa del danese (sempre lui) legittima il vantaggio con il risultato che diventa più pingue grazie al rigore visto al Var al 90° e realizzato da Lukaku.

Complessivamente, una buona prestazione, anche considerando il turnover e la trasferta non agevole. I tre difensori sono stati all’altezza, con Ranocchia sempre pulito ed efficace e Godin rinfrancato, forse, dall’atmosfera europea, mentre D’Ambrosio è sempre più una validissima alternativa allo spento Skriniar di questi tempi. I due esterni, senza infamia e senza lode, con Moses un po’ meglio di Biraghi che, però, un paio di buoni spunti li ha prodotti. Il centrocampo ha tenuto bene e l’attacco ha visto Lautaro, come già detto, abulico mentre Sanchez è apparso più intraprendente. Gli innesti di Barella, con il cambio di modulo (passati ad un 4 – 3 – 1 – 2), e Lukaku hanno prodotto la scossa che ci ha fatto vincere la partita. Bravo Conte che ha tacitato i critici che lo accusano di essere troppo rigido sul modulo.

Concludendo, vorrei esprimere la mia opinione riguardo al fatto che un qualsiasi esponente della classe arbitrale italiana un rigore, netto, come quello assegnatoci allo scadere non sarebbe neanche andato a vederlo al Var. Per il resto, abbiamo fatto una buona sgambatura in vista dei prossimi impegnativi appuntamenti, collaudato nuove opzioni tattiche e cominciato a capire Eriksen.