Appena letto – I Cinque Canti di Palermo – Giuseppe Di Piazza

Avevo già scritto del personaggio Leo Salinas, nato dalla penna di Giuseppe Di Piazza , quando ho parlato delle mie impressioni dopo aver letto il bel romanzo Il Movente della Vittima (qui). Come ho scritto, il personaggio mi affascina perché mi riporta ai tempi dei miei vent’anni, nello stesso contesto storico e nella stessa città, la Palermo insanguinata dalla guerra di mafia, dove ho vissuto in quel periodo.Appena saputo che era uscito questo libro, una raccolta di cinque racconti, l’ho subito scaricato (sono passato al kindle per conservare la pace in famiglia, anche se i puristi potranno inorridire) e letto. La forma racconto non è la mia preferita. Preferisco il romanzo perché ha modo di sviluppare meglio la trama, mentre il racconto, certe volte mi sembra monco oppure, semplicemente, mi ha “preso” tanto e finisce troppo presto (resto urmu), interrompendo bruscamente il piacere della lettura. Nel caso di questo libro, ho trovato non penalizzante, per il mio gusto, che si trattasse di racconti, anzi, me li sono goduti in quanto avvincenti e mai incompiuti. 

Per chi conosce Palermo, i Quattro Canti sono una piazza originata dall’incrocio di due delle strade principali della città: via Maqueda e corso Vittorio Emanuele. I Quattro Canti di Palermo è anche il titolo del libro di esordio di Giuseppe Di Piazza, di cui quello oggetto di questo post costituisce una versione riveduta, corretta ed integrata. L’integrazione consiste nell’aver aggiunto un Quinto Canto, “un canto impercettibile alla vista, il più visibile per chi è andato via da Palermo: il canto dell’assenza”.

Schematicamente, i cinque racconti riguardano: i) la storia di due giovani amanti diversi per estrazione (lui figlio di un boss deciso a non seguire le orme paterne, lei figlia unica di una famiglia medio borghese); ii) l’incontro tra Leo e Sophie, modella francofona, che nasconde un terribile problema dietro la sua bellezza; iii) il malacarne di mezza tacca, genero di un boss, considerato una nullità dalla famiglia della moglie, che trova un modo atroce per vendicarsi; iv) un ladro “onesto”, fratello del venditore di uova di tonno della Vucciria, fornitore ufficiale di casa Leo/Fabrizio, trovato morto, decapitato, vicino alla stazione Centrale; v) l’uccisione del medico ospedaliero, padre di un’amica di Leo, il cui caso viene risolto, ad anni di distanza, grazie all’interessamento di Salinas, da qualche tempo trasferitosi a Roma.

Le cinque storie, diverse tra di loro, sono legate da un unico filo conduttore, costituito dall’orrore del protagonista per la guerra di mafia che lo fa tornare tutte le sere a casa con le scarpe sporche di sangue, dal rifiuto del clima di violenza e omertà che, però, non intacca la sua voglia di spensieratezza e di vivere la sua giovinezza. Storie e stati d’animo raccontati in maniera efficace e piacevole, non tralasciando di descrivere la città, con i suoi monumenti, i suoi cibi (ah, l’arrosto panato), il suo mare.

Un libro dal quale traspare l’amore di Di Piazza per la sua splendida città e la ferma condanna della mafia e delle sue guerre, vissute da vicino dal giovane giornalista di allora e dal suo personaggio, Leo Salinas detto “occhi di sonno”.

 

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