Tutto rinviato: calcio italiano nel pantano

calcio pantano

Faccio una doverosa premessa: la salute dei cittadini deve essere messa al primo posto tra le cose da tutelare. Il calcio è un gioco, magari appassionante, anche impegnativo finanziariamente per chi ci investe, ma pur sempre un gioco che, nella scala delle priorità di una comunità, deve occupare posizioni marginali. Il massimo impegno deve essere profuso per superare l’emergenza sanitaria. Al diavolo campionato e coppette varie! Delle sterili diatribe tra dirigenti calcistici ce ne occupiamo con il dovuto distacco e a puro scopo ricreativo, tra un notiziario nefasto e, di questi tempi, uno peggiore.

Eravamo arrivati qui (link all’ultimo post sull’argomento), dopo il rinvio di Juventus – Inter di domenica scorsa. Già allora si diceva che sarebbe stato difficile trovare delle date per far giocare i recuperi in un calendario già di suo affollato e che, d’altra parte, non si poteva pensare che i contagi di coronavirus sarebbero scomparsi nel giro di poche ore (vero presidente Dal Pino, che avevi proposto di giocare a porte aperte lunedì sera?).

Domenica sera era uscita la storia Instagram del presidente Zhang, che dava del pagliaccio al presidente della Lega, scatenando una polemica che, stranamente, ha coinvolto molto i tifosi incolori, la cui squadra non era stata neanche nominata nel post. Tanto accaloramento fa pensare ad una clamorosa coda di paglia, così come le parole di Zhang potevano essere più diplomatiche, meno dirette (io avrei detto burattino e non pagliaccio, ma sbagliando) per non prestare il fianco a chi avrebbe contrattaccato nelle istituzioni e sui media, dove i pagliacci (ops…) sono numerosi.

Fino a ieri la società bianconera ha venduto biglietti per la partita di coppa Italia con il Milan, che, con decisione del prefetto di Torino, è stata rinviata (il prefetto ha spiegato di aver sentito, non fosse mai, anche la società tenutaria dello Stadium). Qui sorge il mio primo interrogativo: ma con il calendario già “inguaiato” dalle precedenti incaute decisioni, non era il caso di giocare a porte chiuse, pur di disputare la partita? E questa domanda la sento riecheggiare nelle mie, comunque non frequentissime, spigolature sui social. Stamattina, come se non bastasse, è stato comunicato che anche l’altra semifinale, Napoli – Inter, è stata rinviata, pare, su richiesta di De Laurentis, che non ha voluto giocare a porte chiuse. Sono d’accordo sul fatto che dovessero essere poste delle limitazioni all’incontro, così come avrebbero dovuto pensarci anche per le trasferte delle squadre delle zone a rischio e per la serie B, ma il rinvio non corre il rischio di portare alla paralisi? Capisco, peraltro, De Laurentis, che non vuole essere l’unico a rimetterci un incasso, mentre gli altri cercano di evitarlo disperatamente. Alla fine, avrà pensato, muoia Sansone con tutti i filistei.

Allora, provo a fare delle ipotesi, modeste e personali, sul perché si rinviano le partite dopo la scellerata decisione su domenica sera. Secondo me la prima motivazione è costituita dalla coerenza con la decisione su Juventus – Inter: si “sputtanerebbero” troppo se prendessero decisioni che, in qualche modo, contraddicessero i comportamenti del recente passato. L’altra motivazione potrebbe essere che, comunque, all’incasso della partita di Torino, qualche milione di sicuro, non si vuole rinunciare. Questo potrebbe essere, se vero, un campanello d’allarme sulla salute dei conti dei piemontesi, che cercano, in tutti i modi, di evitare mancati incassi o rimborsi, in un momento finanziariamente difficile. Si vede che le vendite di magliette di CR7 non sono riuscite a coprire gli esborsi necessari a finanziare l’operazione di ingaggio del campione portoghese (decisamente imbecille chi ha potuto collegare il malore della mamma con il rinvio della partita). Non si rendono conto, però, che continuando così il sistema collasserà e non ci saranno più incassi da qui alla fine del campionato. Il governo ha stabilito che non ci devono essere assembramenti e tale situazione sembra destinata a durare non poco. Non vedo alternative al giocare a porte chiuse, sempre sperando che non venga contagiato nessun calciatore, altrimenti si aprono scenari ancora più catastrofici.

Vedremo, da domenica prossima, cosa tireranno fuori dal cilindro i dirigenti della Lega. Mi auguro che capiscano che l’unica possibilità, finche non passa l’emergenza, è quella di giocare a porte chiuse e che l’unica alternativa è l’annullamento del campionato, con le conseguenze catastrofiche che si possono immaginare. Sarebbe ora che prevalesse la ragione e la volontà di tutelare il movimento nel suo complesso, ad oggi ridotto, purtroppo, ad un feudo amministrato da vassalli al servizio, esclusivo, del signorotto. Al momento si vede solo tanta confusione.

 

 

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