Appena letto – Il Basilico di Palazzo Galletti – Giuseppina Torregrossa

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Della stessa autrice, Giuseppina Torregrossa, avevo già letto Panza e Prisenza, romanzo che mi era piaciuto per l’umanità dei personaggi e l’ambientazione.

E qui devo fare una confessione: le storie ambientate nella Sicilia dove sono nato (non è vero, ma è una storia lunga) e dove ho vissuto fino a venticinque anni mi affascinano parecchio, perché suscitano un po’ di nostalgia e fanno riaffiorare ricordi, forse in quanto giovanili, piacevoli, soprattutto se si riferiscono a paesaggi e gastronomia. Le avventure di Saverio Lamanna, con la sua casa a Macari, zona San Vito lo Capo, Leo Salinas, palermitano, divoratore di panelle, cazzilli e arrosto panato, Lorenzo La Marca, biologo a Palermo in via Archirafi e Marò Pajno, commissario di PS, anche lei palermitana, cuoca provetta e cliente delle bancarelle di Ballarò o del Capo, le divoro con ingordigia letteraria, tenendo a freno quella gastronomica che, in Brianza, è più difficile da placare. Lo stesso Camilleri, alle prime letture, mi ha affascinato per l’ambientazione (ah, le triglie fritte mangiate nella trattoria in riva al mare) in Sicilia occidentale e mi infastidisce un po’ che la fiction sia stata girata in luoghi, anche se molto belli, diversi da quelli dei romanzi e che parecchi attori tradiscano inflessioni di parlate della parte orientale dell’isola. Leggo anche altri autori italiani, che ambientano le loro storie in Valle d’Aosta, Napoli, Toscana, Milano, Bari, solo per citarne alcuni, ma i siciliani hanno sempre la precedenza.

Torniamo al romanzo che ho appena finito di leggere. Giuseppina Torregrossa è una scrittrice quasi mia coetanea, palermitana che ha vissuto a Roma tanti anni, la cui professione principale è il ginecologo. Scrive in maniera scorrevole, ironica e inserisce spesso frasi in dialetto che arricchiscono il lessico e la poesia dei capitoli. Il personaggio del commissario Marò Pajno è ben tratteggiato, è una donna capace, indipendente ed emancipata, ma senza integralismi di genere. Mostra spesso, accanto ad una certa tenacia nel lavoro e ad una coscienza del ruolo e delle capacità, umane debolezze riferibili alla sfera del privato che la fanno sentire più vicina al lettore. Non si può non provare empatia nei confronti di Marò per la sua umanità, oltre che per l’abilità investigativa, abbinata ad una sana modestia che favorisce il confronto e la richiesta di appoggio al fidanzato (ex?) Sasà D’Alessandro, poliziotto irrequieto e insoddisfatto perché relegato a capo di un commissariato marginale.

La storia comincia con la scoperta, nel giorno di Ferragosto in una Palermo quasi deserta e soffocata dall’afa e dalla crisi idrica, del cadavere di una rampolla dell’alta società nel suo appartamento nello storico, e di recente ristrutturato, palazzo Galletti, nei pressi di piazza Marina. La ragazza viveva, praticamente, reclusa in casa e non era andata al party ferragostano nella villa di Mondello, a causa di una malattia rara per la quale non poteva esporsi alla luce solare. La costrizione in casa, però, non impediva alla ragazza di avere una attiva vita sessuale, segnalata dai reperti raccolti dalla scientifica e dal fatto che fosse incinta. L’indagine è difficile per le pressioni del questore, dovute al fatto che la vittima apparteneva ad una potente famiglia panormita, e per l’iniziale mancanza di indizi. Con l’andare avanti dell’indagine, anche grazie alle informazioni di una vecchia meretrice di stanza davanti a palazzo Galletti e alle intuizioni di Marò che nota che il basilico piantato in un vaso nella veranda non secca nonostante la casa sia sigillata e piantonata, il quadro si arricchisce di particolari e la situazione si fa più chiara. Con l’appoggio del magistrato ed i consigli di Sasà, il nostro commissario risolve il caso. L’indagine fornisce parecchi punti di contatto e implicazioni con la vita privata di Marò, con sporadiche tentazioni di lasciare la polizia per fare la “cuciniera” ed un colpo di scena finale, mentre nel corso della storia è frequente l’affiorare del desiderio della protagonista di mettere su famiglia.

Dopo Panza e Prisenza, una conferma. Romanzo piacevole e scorrevole, dopo un inizio un po’ farraginoso nel quale si introducono i personaggi, e con punte di humor. Mi è piaciuto molto, anche al di là delle considerazioni fatte all’inizio, e non vedo l’ora di leggere il prossimo, che dovrebbe essere già uscito.

 

 

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