Appena letto – Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone – Maurizio De Giovanni

gelo pizzofalcone

La serie dei Bastardi di Pizzofalcone mi piace molto, direi più di quella del commissario Ricciardi, che trovo troppo introspettivo e che vive in un mondo tutto suo di morti che dialogano con lui, rimpianti, rinunce. Non voglio dire che Ricciardi non mi piaccia, anzi, lo leggo volentieri. Se, però, devo scegliere, do la precedenza all’ispettore Giuseppe Lojacono ed ai ragazzi (anche Pisanelli, sì!) del commissariato più in bilico d’Italia.

I vecchi componenti del commissariato di Pizzofalcone sono protagonisti di uno scandalo, poiché alcuni poliziotti si sono appropriati di partite di droga sequestrata ai trafficanti per rivenderla in proprio. I colpevoli vengono allontanati e, in attesa della chiusura del commissariato, sono sostituiti da una serie di poliziotti scartati da altri posti di polizia, che affiancano i superstiti Pisanelli, anziano vicecommissario, e Ottavia Calabrese, quarantenne esperta di ricerche su banche dati on line. A capo della traballante struttura viene designato il vice questore Palma, affiancato dall’ispettore Lojacono, allontanato dalla sua Sicilia perché sospettato di aver passato informazioni alla mafia, che si rivelerà la punta di diamante investigativa del commissariato. Gli altri poliziotti dirottati su Pizzofalcone sono Romano, vittima di eccessi d’ira a causa dei quali aveva quasi ammazzato un indagato, la giovane Di Nardo, che per la eccessiva confidenza con le armi aveva esploso un colpo di pistola in ufficio, e Aragona, raccomandato di ferro e ritenuto inaffidabile per il carattere molto “leggero”. La squadra viene affiancata e appoggiata dal PM Laura Piras che, ben impressionata dalle capacità investigative di Lojacono (in seguito anche da altre caratteristiche del tenebroso ispettore), prende sotto la propria tutela la struttura, difendendola dagli attacchi dei “papaveri” della questura che spingono per la chiusura. Tutti i personaggi hanno diverse problematicità personali e familiari, che vengono ben descritte nel corso dei romanzi e che si intrecciano con le vicende investigative.

Il romanzo Gelo, pubblicato nel 2014, racconta l’indagine per l’omicidio di un giovane e talentuoso ricercatore dell’università di Napoli, di origini calabresi, e della sorella, avvenente modella, i cui cadaveri vengono ritrovati in un modesto appartamento del quartiere di Pizzofalcone. Le indagini vengono affidate a Lojacono e Di Nardo che, pur trovandosi di fronte ad un caso molto difficile, anche perché non riescono ad individuare un movente, devono trovare in fretta il bandolo della matassa per le pressioni dell’opinione pubblica e dei vertici della polizia, che non vedono l’ora di chiudere il commissariato. I ragazzi di Pizzofalcone devono tirar fuori il meglio di loro stessi per sopravvivere, oltre che al gelido vento di tramontana, ai giochi di potere che hanno come teatro la questura. Parallelamente, Aragona e Romano indagano e risolvono un caso di presunte molestie sessuali subite in famiglia da una dodicenne. Indagine secondaria, rispetto all’omicidio, ma che apre uno scenario di profonda riflessione.

Il romanzo, come gli altri scritti, molto bene, da De Giovanni, mi è piaciuto. È stata una lettura che mi ha catturato con un finale per nulla scontato. L’indagine parallela, ripeto, mi ha coinvolto emotivamente e provocato sconforto perché mette in mostra un degrado dei valori sconvolgente e, purtroppo, molto frequente al giorno d’oggi.

Alla fine della lettura, complice il periodo di quarantena, ho voluto guardare, su RaiPlay, la fiction tratta dal romanzo. Avendo fresco il ricordo della lettura (alla mia età la memoria recente comincia a mostrare delle crepe), ho potuto rendermi conto, ancora di più, delle differenze tra il romanzo e lo sceneggiato, non tanto come trama, ma piuttosto, più in generale, come efficacia della forma mediatica. La fiction è fatta bene, con ottimi attori, e l’ambientazione è fantastica: terrazze sul mare con il golfo di Napoli sullo sfondo, scorci del centro storico meravigliosi, dimore, dove sono girate le scene da interno, semplicemente bellissime e affascinanti. La trama mi è sembrata abbastanza fedele al romanzo, anche se mancava la parte dell’indagine sulle molestie alla dodicenne (ne hanno tratto un’altra puntata della serie). La cosa che più mi è apparsa evidente è la migliore capacità della forma romanzo di coinvolgerti, di descrivere stati fisici e della mente, panorami e condizioni climatiche. Lo sceneggiato televisivo è di più facile fruizione, ma mi è sembrato assolutamente parziale rispetto al romanzo, specialmente se l’autore scrive bene come De Giovanni. Con una metafora calcistica potrei dire: romanzo batte fiction 2 – 0.

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