Parma – Inter  1 – 2

Stavolta è andata bene: quando sembrava imminente il de profundis, rappresentato da una inopinata quanto meritata sconfitta in quel di Parma, si è palesato l’effetto Kiev e abbiamo ribaltato la partita portando a casa tre punti di ossigeno puro.

A nessuno, forse solo ai gobbi, piace vincere come abbiamo fatto noi ieri sera, ma, se lo fanno gli altri, si parla di grande squadra che vince soffrendo, cinica, tosta e implacabile. Se succede a noi, di portare a casa una vittoria, diciamo così, rocambolesca, comincia la litania, il martellamento sulle gonadi, secondo la più limpida dottrina tafazziana. Per ieri sera, accontentiamoci del passo in avanti in  classifica e di aver scongiurato una crisi psicologica che avrebbe aggravato quella fisica e tecnica che stiamo vivendo.

I numeri, intesi come possesso, angoli, tiri verso la porta, non sono così malvagi, ma non mi è possibile dimenticare la paura che mi faceva prendere anche il più timido tentativo di contropiede del Parma, per l’inconsistenza della nostra difesa. Caratteristica che si ripresenta anche al variare degli interpreti, segnale che si tratta di un problema di assetto e di lacune anche di altri reparti, oltre che il risultato di una condizione fisica generale non ottimale. Il centrocampo si è mostrato lento e impreciso, sia nella fase di costruzione, sia nei ripiegamenti. L’attacco, per larghi tratti, si è rivelato inconcludente, anche per la ferrea, salvo i gol presi nel finale, fase difensiva del Parma.

Nel primo tempo abbiamo rischiato di prendere un’imbarcata micidiale. Fortunatamente, le occasioni più ghiotte sono capitate sui piedi di Cornelius, bravo a cucire il gioco d’attacco, ma scadente nelle conclusioni. Il gol di Gervinho, che si è bevuto la nostra difesa con irrisoria facilità, ha permesso ai ducali di chiudere in vantaggio la prima frazione di gioco.

Nella ripresa si è ripetuto quanto visto nel primo tempo: pressione nerazzurra lenta e inconcludente e pericolosi contropiede del Parma. Lo scoramento di noi tifosi stava raggiungendo il livello massimo quando, a dieci minuti dal termine, da un’azione da calcio d’angolo, De Vrij ha inzuccato il gol dell’insperato pari. Il Parma, che già da qualche minuto era calato, ha accusato il colpo e il secondo gol interista su è materializzato nel giro di tre minuti. Un magistrale cross di Moses, fino ad allora sbertucciato da tutti alla grande, ha pescato Bastoni che, solo soletto davanti alla porta sguarnita, ha segnato, di testa, il gol della vittoria. Il commento generale al circolo è stato: meno male che c’era Bastoni e non Gagliardini, ricordato per l’erroraccio della partita precedente. Osservazione goliardica, ma un po’ ingenerosa, perché al Gaglia va riconosciuto, pur con tutti i suoi limiti tecnici e dinamici, di averci messo l’anima.

Dei singoli non mi va di scrivere, perché le prestazioni sono state, tutte, mediamente mediocri, segno di problemi fisici e, forse, anche tattici su cui Conte dovrà lavorare. Faccio un’eccezione per Eriksen, che non mi è piaciuto per nulla, anche in relazione alle sue potenzialità, che spero non siano destinate a restare inespresse. Il giocatore mi sembra “molle”, poco reattivo, si nasconde durante la partita, tira indietro il piedino nei contrasti. Sporadicamente illumina il gioco o conclude efficacemente, ma ieri non ho visto niente di tutto ciò e la squadra ha tratto grande giovamento dall’ingresso in campo di Sanchez al posto dell’ectoplasmico danese. Speriamo di vedere presto un altro Eriksen.

Adesso ci attende una serie di partite non proibitive, nelle quali raccogliere la posta intera per blindare il piazzamento Champions. Spero che la vittoria di ieri sia un buon viatico per il ritorno a livelli più consoni alle potenzialità e al blasone. Grande lavoro per Conte.

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