Appena letto – Torto Marcio – Alessandro Robecchi

Seconda esperienza con le avventure di Carlo Monterossi (qui il primo post), con la conferma delle apprezzabili caratteristiche del personaggio e della scrittura brillante, gradevole e scorrevole che ti accompagna in storie ben costruite e avvincenti.

Le storie stavolta sono tre. Partono da binari diversi e viaggiano verso la stessa stazione con tragitti che si allontanano, per intersecarsi più avanti e concludersi alla meta comune.

La prima vede, come protagonisti, il sovrintendente di polizia Carella e il suo vice, Ghezzi, che indagano sugli omicidi di due ricchi uomini di affari milanesi, che condividono il rituale di un sasso liscio e bianco lasciato sul cadavere. Mentre i media pressano la polizia e paventano il coinvolgimento di terroristi islamici, Carella e la sua squadra, in incognito, visto che le indagini sono state assegnate ad una task force proveniente da Roma, cercano di scoprire i legami tra i due assassinati. Teatro delle indagini sono la Milano residenziale alto borghese e le case popolari del quartiere San Siro, dove collettivi politici, gang calabresi e maghrebine e malavita sub sahariana si dividono traffici illeciti, spaccio e gestione delle occupazioni abusive.

Un’altra storia, che può essere considerata affluente delle altre, riguarda la missione di Carlo Monterossi, sotto l’esperta e sagace guida del fido amico Oscar Falcone, per il recupero di un anello di famiglia, dal valore immenso, ma difficilmente commerciabile, sottratto da un truffatore all’anziana madre dell’agente del Monterossi. Nel corso del “recupero”, il nostro verrà a conoscenza di informazioni utili per i delitti dei sassi bianchi, che passerà all’amico, vice sovrintendente Ghezzi.

Il terzo ramo della trama riguarda un omicidio, che presenta forti punti di contatto con i precedenti, per via del sasso bianco sul cadavere. In realtà, le vittime non hanno alcun legame tra di loro che possa far pensare, a parte il rituale, ad un unico assassino. Il Monterossi, venuto in contatto con la moglie della vittima, riuscirà a scoprire la verità. Per far questo dovrà rimandare la stesura di un saggio sulla musica e sulla poesia di Bob Dylan, ma troverà il modo di far passare le ultime, lunghissime settimane che lo separano dalla fine della sua collaborazione con la trasmissione televisiva da lui creata e poi sfuggitagli di mano, trasformandosi in un festival trash degli orrori.

Il romanzo mi è piaciuto, oltre che per quanto segnalato prima, per l’evidenziazione, nell’opulenta Milano, delle realtà diverse che vi convivono: i ricchi, con i loro quartieri eleganti, i loro negozi esclusivi e i poveri e diseredati, rinchiusi nei loro microcosmi ai margini della città benestante, con il continuo problema del vivere e, spesso, del sopravvivere. Robecchi, sicuramente, è sensibile ossevatore di queste problematiche e avrà, giustamente, voluto evidenziare il moderno contrasto tra chi ha troppo e chi ha poco o nulla. Consiglio la lettura di questo romanzo, che rilassa, intriga, diverte e fa riflettere.

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