Atalanta – Inter  0 – 2

Altra partita che non ho visto, giusto gli highlights, stamattina. Un po’ mi è dispiaciuto, anche se il risultato in palio era poco più che simbolico, perché vincere contro il permaloso Gasperini fa sempre piacere e lascia un retrogusto piacevole in ogni caso. Inoltre, la vittoria di ieri potrebbe costituire un buon viatico per la partita con il Getafe in EL, da tanti considerato l’Atalanta spagnola.

Non mi addentrerò in particolari sull’incontro di ieri, ma mi limiterò a fare il mio personale ed opinabile  bilancio sull’annata appena conclusa. Parto dalle parole pronunciate nel dopo partita da mister Conte. Le ho trovate inopportune e, per quanto ne può sapere un tifoso da circolino, ingiuste. Ha detto di aver ricevuto, lui e i giocatori, palate di m…, immagino dai media e dai vertici del calcio italiano, senza avere protezione dalla società, accusata, a secondo posto acquisito, di essere salita sul carro del vincitore (o meglio, vice vincitore). Per quello che si vede dall’esterno, le palate l’Inter le riceve da sempre da media, Lega, Federazione e arbitri, tutti asserviti al potere costituito della società più potente a livello nazionale, con la quale condivide una rivalità che va oltre il rettangolo di gioco. Questo, al prezzo di grossi sacrifici economici e sportivi, non ha impedito all’Inter di iscrivere il suo nome sugli albi d’oro con una certa frequenza. Lui doveva, visto anche il considerevole ingaggio, proseguire la tradizione, per citare i più recenti, di Trapattoni, Mancini e Mourinho, che hanno ricevuto le medesime palate, ma vinto trofei. Il risultato raggiunto da Conte, nel suo primo campionato  all’Inter, è lusinghiero (82 punti non li facevamo da 9 stagioni), ma lasciano l’amaro in bocca alcune fasi del torneo in cui si doveva gestire meglio il calo fisico/tecnico/psicologico, in vista di tempi migliori. Invece, nel periodo no, i risultati sono stati simili a quelli dei campionati scorsi e, quando le cose giravano meglio, la squadra ha spesso dato una certa sensazione di incompiutezza. Da Conte mi aspettavo di più in termini di carattere della squadra e meno piagnistei, ma sapevo che, su quest’ultimo punto, non potevo farmi illusioni. A conclusione dell’argomento, penso che Conte, ammesso che abbia ragione, dovrebbe affrontare gli argomenti di ieri sera con la società, non negli studi di Sky, facendo godere Capello, Caressa e compagnia cantante. Potrebbe essere un modo di compattare la squadra, ma credo sia forte il rischio di effetti controproducenti. Di Mourinho, caro Conte, ce n’è solo uno.

Cosa ci ha detto questo campionato? Di sicuro il gap con gli scoloriti si è assottigliato, ma non annullato, come testimoniato dagli scontri diretti, persi senza attenuanti (Spalletti aveva fatto meglio). A questo proposito, apriamo il capitolo rimpianti: secondo me, il distacco minimo dalla capolista è figlio dello sbracamento finale dei ladruncoli, avvenuto a giochi fatti. In condizioni di competizione aperta, avrebbero trovato tutti i modi e le maniere per non farsi raggiungere, compresi quelli non leciti, come da tradizione della real casa. Quindi, non ho rimpianti per i punti persi con Bologna e compagnia, quanto per aver perso sei punti su sei negli scontri diretti che hanno tracciato il solco tra le due squadre.

Nessun rimpianto, quindi, ma solo la sensazione che il ciclo sabaudo sia in esaurimento tecnico e societario (il tanto celebrato ingaggio di CR7, rischia di lasciare grossi strascichi nei bilanci, a parità di risultati sportivi conseguiti) e che bisogna essere pronti ad approfittarne. Per fare ciò è necessario, come prima cosa, intervenire sulla rosa, prendendo un co-titolare per il ruolo di portiere, rinforzando parecchio le fasce e intervenendo a centrocampo e in attacco, per puntellare questi reparti che non hanno riserve che non facciano rimpiangere gli infortunati o squalificati.

Sarà necessario acquisire maggiore personalità, per affrontare adeguatamente gli impegni internazionali e per saper gestire meglio le partite. Questo, penso, sia il compito di Conte, sul quale ritengo che, fino ad ora, abbia fallito, almeno parzialmente.  Da lui mi aspetto meno intrasigenze tattiche e letture più tempestive delle partite. Certe volte si è avuta la sensazione di un gioco monocorde, con gli avversari che ti studiano e mettono in atto efficaci contromisure. Inoltre, vorrei che valorizzasse di più i giocatori che ha, indipendentemente dal fatto che li abbia richiesti lui. Il caso Eriksen è emblematico: il giocatore non sembra un combattente e, forse, neanche un fulmine di guerra, ma ha tecnica, capacità di inserimento e visione di gioco non comuni. Uno così devi inserirlo e farlo rendere al meglio per forza, proprio perché ti dà la necessaria imprevedibilità. Farlo entrare sempre al 90°, non è produttivo e sa di presa per i fondelli per il giocatore e chi lo ha ingaggiato. Lo metta nella posizione di dare il contributo che, con fondamento, ci aspettiamo e attui i necessari interventi tattici per supportarlo.

Tra qualche giorno ritorna il calcio europeo. Conte, in Europa, non ha una grande tradizione, ma spero che stavolta faccia bene. La vittoria finale potrebbe essere alla portata della nostra Inter e nulla di intentato deve essere lasciato, perché è ora di alzare un trofeo e vincere aiuta a vincere. Vedremo quello che succederà.

Per la prossima stagione, mi auguro, non solo per non avere tre allenatori sul groppone, che Conte rimanga, per completare un progetto almeno triennale. Abbiamo visto i risultati che si ottengono quando non c’è la continuità della guida tecnica. Non manca moltissimo a tornare a livelli di competitività elevati e occorre mantenere le cose che funzionano e intervenire su quelle che non vanno. Mi sembra che siamo in grado di farlo.

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