Inter – Shakhtar Donetsk 5 – 0

Siamo in finale! Partita non bella, ma affrontata con la giusta concentrazione e con una disposizione tattica perfetta. Aggiungiamo anche una buona condizione fisica e abbiamo la fotografia di una partita perfetta.

Non sono mai stato tenero con mister Conte, e non per il suo inverecondo passato. Rispetto a ieri, gli va riconosciuto di aver impostato magistralmente la partita, di aver lavorato bene sulla preparazione fisuca e di aver teleguidato i suoi (i nostri) ragazzi. Questa vittoria e l’accesso alla finale di Colonia sono, innanzitutto, suoi.

La partita ha visto, all’inizio, due squadre contratte, quasi in attesa di scoprire i punti deboli dell’avversario. L’errore, su rinvio, del portiere ucraino ha favorito la sgroppata di Barella che ha pennellato un cross perfetto per la testa di Lautaro, che ha timbrato il cartellino del suo primo gol in EL. Il gol ha sbloccato la partita, che, da questo momento ha visto lo Shakhtar palleggiare con buona tecnica ed eleganza, senza però trovare sbocchi per l’attenta disposizione dei nerazzurri.

Nel secondo tempo il copione non è cambiato fino al gol di Danilone D’Ambrosio che ha indirizzato ineluttabilmente la partita verso il trionfo interista, dopo che, pochi minuti prima, lo Shakhtar aveva sfiorato il pari. Da quel momento in poi, infatti, gli ucraini non sono più esistiti, tramortiti da una botta che non sono stati capaci di incassare. Tutto in discesa per i nerazzurri, che hanno approfittato del punto debole della squadra avversaria, la difesa, mettendo a segno altre tre reti (una di Lautaro e due di Lukaku) di ottima fattura.

Sul fronte dei singoli, tutti hanno guadagnato almeno la sufficienza. Sugli scudi il gladiatorio Barella, uomo ovunque, efficace in avanti e prezioso in copertura: un centrocampista totale. Ottima anche la partita di Lautaro, che ha segnato due gol fondamentali e, pur avendo commesso qualche errore tecnico non da lui, si è sacrificato al servizio della squadra. Lukaku un po’ in ombra e nervoso e, inizialmente, poco cercato dai compagni, ha comunque segnato due gol, bellissimo il secondo. La cosa che più mi è piaciuta è stato lo spirito di gruppo della squadra. I ragazzi hanno giocato come fossero un’unica entità, sacrificandosi per il bene del gruppo, senza personalismi ed atteggiamenti egoistici.

Venerdì prossimo ci giocheremo la finale contro il temibile Siviglia, squadra rognosa ed abituata al contesto europeo. L’Inter vista contro il Getafe non sembrava sufficiente, ma quella ammirata dopo può bastare a farci sollevare un trofeo, cosa che non facciamo da nove anni. Una squadra italiana non vince in Europa dal 22 maggio 2010.

Sarà duro il pre partita, dato che il 21 è il mio trentacinquesimo anniversario di matrimonio e devo trovare il modo di rinviare la programmata cenetta al giorno dopo, sperando di poter festeggiare due eventi favorevoli. Finora ho solo accennato l’argomento, anche per scaramanzia, visto che la finale era ancora da conquistare. Magari, se lo legge, questo post mi può dare una mano.

Intanto, oggi, vado in giro così

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