Siviglia – Inter 3 – 2

Innegabile la delusione. Tra il serio e il faceto, direi che è venuto fuori il dna bianconero del nostro mister, con una sconfitta in finale che è il marchio di fabbrica degli scoloriti.

Partita confusa, anche se pirotecnica, nel primo tempo. Il Siviglia ha ribaltato lo svantaggio iniziale con due gol su dei palloni buttati in area. Sul primo, la difesa si è fatta anticipare (Godin, se non ricordo male) e Handa non è riuscito a parare il colpo di testa sul suo palo. Sul secondo, incolpevole il portiere, De Jong ha sovrastato Gagliardini. Siamo riusciti a rimediare con una bella incornata di Godin e ho sperato che l’intervallo potesse essere il preludio per un’affermazione dei ragazzi nerazzurri.

Nella ripresa, invece, i ritmi si sono abbassati e la panchina interista non ha mostrato la prontezza e il coraggio per cercare la svolta, inserendo giocatori più freschi o in grado di fare la giocata o l’assist vincente (ogni riferimento a Eriksen è puramente casuale). Il mister, al contrario, non è intervenuto con i necessari cambi e ha consegnato la partita agli avversari, squadra più furba e, stasera, più fortunata, che ha trovato, in maniera rocambolesca, il gol vittoria.

L’allenatore del Siviglia ha surclassato il nostro dal punto di vista tattico e della gestione dell’incontro. Parlo da semplice tifoso e non ho la pretesa di essere per forza nel giusto, ma Conte ha trasmesso nervosismo alla squadra con le sue isterie e con i suoi discorsi “resto, non resto”. Inoltre, ha tardato i cambi e non ha trovato le contromosse per neutralizzare le soluzioni tattiche del Siviglia, che si schierava con una buona copertura difensiva, un ferreo controllo del centrocampo (Banega ha annullato Brozovic e non il contrario) e esterni offensivi che scodellavano palloni in area. I gol spagnoli sono nati tutti così, sia con azioni di gioco, sia su calcio piazzato.

Il Siviglia ha meritato di vincere, ha dimostrato di essere squadra più quadrata, esperta, in grado, complessivamente, di leggere la partita. L’Inter non ha osato il tentativo di sparigliare le carte verso il 60° e, preso il fortunoso gol del 3 – 2, non è più esistita, neanche nei nuovi entrati, a quel punto tardivamente. Quando una buona squadra trova anche l’assistenza della buona sorte, c’è poco da fare. Qualche appunto sull’arbitraggio si potrebbe fare (mani in area spagnola e falli fischiati con eccessiva solerzia), ma non mi sembra il caso di andare oltre l’accenno.

Sul fronte dei singoli, Handanovic non è apparso nella sua serata migliore e i tre difensori centrali si sono spesso fatti uccellare, con il solo Bastoni esente da svarioni significativi. Sugli esterni, discreto D’Ambrosio, che almeno un po’ di agonismo ce l’ha messo, e assolutamente impalpabile Young, nullo in attacco e insicuro in difesa (ad un certo punto ho sperato fosse sostituito con Biraghi, ed ho detto tutto). A centrocampo, pessima serata di Brozovic, solito Gagliardini (cioè inadeguato), Barella presente, ma un po’ più confusionario del solito. In attacco, Lautaro non pervenuto e Lukaku, partito bene con l’azione del rigore, si è reso protagonista in negativo, sbagliando clamorosamente un gol, sul 2 – 2, e con la sfortunata deviazione per il gol vittoria degli spagnoli. Gli spagnoli hanno bloccato i rifornimenti verso gli attaccanti interisti e li hanno resi meno pericolosi. Ormai lo sanno anche i sassi che giochiamo appoggiandoci alle punte e, prova oggi, prova domani, trovano le contromosse. Ininfluenti i cambi, tardivi, avvenuti quando la squadra non ne aveva più, nella testa e nelle gambe.

Volendo fare un bilancio della stagione, penso sia stata comunque positiva, anche se siamo mancati nei momenti decisivi, soprattutto in Coppa Italia e in EL. È mancato il classico soldo per fare una lira. Da Conte, visto ingaggio e palmares, mi aspettavo un valore aggiunto più tangibile. Non ho gradito la gestione mediatica delle varie fasi della stagione e, per il futuro vorrei, anche se temo che non sarà così, meno isterismo e integralismo e una migliore gestione delle risorse a disposizione. Ho il timore che una sua permanenza possa rivelarsi una riedizione dell’esperienza lippiana. Se vuole restare, lo faccia, senza fare continue polemiche con la società ché non compattano la squadra, ma la innervosiscono. Di Mourinho ce n’è uno solo.

Per la prossima stagione, speriamo si riesca a colmare le lacune emerse con innesti mirati, perché è probabile che l’abbassamento del livello degli avversari renderà più contendibili gli obiettivi nazionali. In Europa, non nutro grosse speranze perché il campionato italiano, qualitativamente, non mi pare al livello degli altri principali tornei europei.

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