Appena letto – Sara al tramonto – Maurizio De Giovanni

Dopo aver apprezzato le storie del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone, ho letto quest’altro romanzo di De Giovanni, del 2018, imperniato su un personaggio, per me, nuovo: Sara Morozzi.

Sara è una donna di mezza età, che veste in maniera anonima e con i capelli, volutamente, grigi che nascondono due profondi occhi blu. Una della sue caratteristiche è quella di passare inosservata, quasi come mimetizzata nell’ambiente. Dal suo discreto osservatorio riesce, con un’abilità acquisita nel tempo, a capire quello che dicono e pensano le persone, anche quando non sente le loro parole perché lontane, seppur visibili. L’analisi del labiale, l’osservazione dei gesti e delle espressioni sono sufficienti, a Sara, per capire se un indagato è coinvolto nel delitto e se dice, o meno, la verità. Queste sue capacità, rese piuttosto obsolete dalle moderne tecniche investigative, ne avevano fatto un componente di punta di una speciale unità investigativa dove lavorava con l’amato compagno, poi morto per una brutta malattia. Proprio per assisterlo negli ultimi giorni aveva mollato una promettente carriera e si era ritirata. Nel suo cuore alberga permanentemente il dolore. La morte del compagno e quella del figlio, avuto con il marito e abbandonato, pur con tanto rimpianto, per seguire l’amore, le hanno causato una lacerante ferita che accompagna la sua esistenza e le causa insopportabili incubi per i quali cerca disperatamente di non addormentarsi pur di non essere tormentata dai fantasmi del doloroso passato.

Un ritorno alla vita ed una speranza per il futuro è costituita dalla presenza della compagna del figlio, Viola, incinta al nono mese, che Sara incontra ai giardinetti tutte le sere al tramonto. La ragazza, che si rivelerà testona e volitiva, è uno dei protagonisti della storia, insieme alla futura nonna e ad un ispettore di polizia, Pardo, un tipo piuttosto sconclusionato, single suo malgrado, bullizzato da un cagnone, con il quale condivide un appartamento per il quale paga un pesante mutuo, ma abile investigatore “classico”.

La trama vede Sara, detta Mora per via del cognome, contattata da una ex collega, Teresa, detta Bionda, perché c’è da indagare su una bambina, figlia di una ragazza condannata, in primo grado, per l’omicidio del ricco padre, che sarebbe in pericolo di vita. Come detto, il processo di primo grado si è concluso con la condanna della ragazza, anche se qualcosa non torna nel quadro degli elementi emersi dall’istruttoria. Queste circostanze sconsigliano l’intervento dei settori, ufficiali e non, investigativi e, quindi, viene dato l’incarico alla “pensionata” Sara, affiancandole l’ispettore Pardo, che aveva seguito le indagini seguite all’omicidio del ricco faccendiere. Sara, inizialmente titubante, accetta l’incarico e comincia ad indagare insieme a Pardo, alternando metodi classici ad altri tipici della sua ex unità segreta. L’indagine viene quasi portata a termine, anche grazie al contributo di Viola, e il colpevole viene individuato. Teresa dice a Sara che, in assenza di prove schiaccianti o di una meno che probabile confessione, l’unica soluzione è l’eliminazione del criminale e la sparizione di ogni sua traccia, secondo le procedure dell’unità speciale. Il finale è avvincente e non scontato.

Ho fatto un po’ di fatica, all’inizio, ad entrare in sintonia con il personaggio Sara. Non riuscivo ad inquadrarla: simile al commissario Ricciardi per il dolore interiore e per le capacità quasi extrasensoriali (anche se in Ricciardi l’elemento fantasy è più marcato), ma troppo dimessa, dura, triste per suscitare un’ammirata empatia. Con lo scorrere delle pagine sono venuti fuori gli aspetti più umani del personaggio e l’ho trovata affascinante, decisamente da preferire al suo esatto contrario, non solo cromaticamente, Teresa, detta Bionda. Intrigante e coinvolgente anche la storia, abilmente costruita da De Giovanni, che ti tiene in sospeso fino all’ultimo e termina in modo non banale. La scrittura di De Giovanni è un po’ più ostica di quella di alcuni colleghi di genere, ma dà soddisfazione e dipinge molto bene personaggi, ambientazioni e stati d’animo. Alla fine del primo incontro con Sara Morozzi posso dire che, sicuramente, ce ne saranno degli altri.

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