Referendum 20/9/2020 – Dichiarazione di voto

Avevo già scritto qualcosa sull’argomento del taglio dei parlamentari (Il 13 ottobre dell’anno scorso -QUI). Da allora non ho cambiato idea, ma ho di fronte, viste le ultime evoluzioni, un quadro più completo delle reali prospettive cui si andrebbe incontro se vincesse il Sì.

Avevo scritto che una riduzione del numero dei parlamentari non mi sembra metta in pericolo la democrazia. La nuova composizione del parlamento allineerebbe il numero di rappresentanti a quello di altri paesi che non possiamo definire non democratici. Quante volte abbiamo visto le aule semivuote? Qualche centinaio di assenti in meno, in che modo potrebbe farmi sentire meno rappresentato? Il risparmio sarebbe irrisorio, ma comunque simbolico. Se fosse accompagnato ad una riduzione di compensi e indennità dei parlamentari e del loro sottobosco (non tanto i portaborse, quanto commessi, inservienti, etc.), nel senso di riallinearli alle medie europee, si avrebbe un risparmio maggiore ed una ripresa di credibilità del mondo politico.

Ci sono delle cose, però, che mi lasciano perplesso circa la bontà della modifica costituzionale su cui si voterà il 20 settembre. Un ridotto numero di parlamentari rende necessario ridisegnare i collegi, per garantire a tutti di essere rappresentati, e intervenire sulla legge elettorale. Su quest’ultimo aspetto ho delle perplessità e dei timori. La legge elettorale dovrebbe essere proporzionale e con le preferenze. Avere le segreterie che decidono, di fatto, chi viene eletto, è uno sconcio ancora più grande se il numero di “valvassori” diminuisce. Aumenterebbe il potere di ricatto dei vertici e creerebbe problemi di rappresentanza e di linea politica nel caso di cambi di segreteria, almeno fino a nuove elezioni. Pensiamo al caso Renzi: il fuoriuscito (anche se sarebbe corretto segnalare che lui nel centrosinistra non era mai entrato o, almeno, era lì con il corpo, ma non con la mente), a fronte di una presunta forza elettorale ad una cifra, controlla gruppi parlamentari molto più ampi, che rappresentano lui, non gli elettori, se non per interposta, fedifraga, persona. Quella elettorale, poi, è una legge ordinaria. Ammesso che questa sgangherata coalizione riesca a partorire una legge decente, basterebbe una maggioranza diversa per approvarne un’altra in stile “porcata” (e in questo senso abbiamo già dato in passato) con il risultato di avere una rappresentanza compromessa per il numero di eletti e meccanismi di elezione studiati apposta per indirizzare i risultati a vantaggio di una parte. Il taglio dei parlamentari, così come si prospetta, non garantisce una maggiore qualità dei nostri rappresentanti, anzi potrebbe, se possibile, peggiorarla.

La riduzione del numero dei parlamentari ha fondate ragioni, ma andrebbe inquadrata in una riforma più complessiva. Fatta così, alla carlona, in maniera arraffazzonata, produrrebbe più inconvenienti che benefici. Allo stesso tempo non mi fido della presunta capacità di questa classe politica di completare il processo di riforma. Già adesso, i nostri rappresentanti politici, dilaniati da schermaglie tese ad acquisire vantaggi, mostrano la loro incapacità di concepire un disegno complessivo che possa migliorare l’assetto del nostro parlamento. È di queste ore la notizia che l’accordo tra PD e M5S prevederebbe lo sbarramento al 5% e le indecenti liste bloccate. Il taglio puro e semplice non serve a nulla e provo fastidio verso chi mette mano a cose complesse con soluzioni populiste che hanno il solo fine del facile consenso. Lo stesso fastidio provato ai tempi del referendum sull’abolizione del senato, venduto come riforma epocale quando invece creava solo confusione, senza porre fine al bicameralismo perfetto. La stessa confusione prodotta dalla riforma del titolo V della costituzione con l’attribuzione alla regioni (che io, tra l’altro abolirei) di competenze incerte che abbiamo avuto modo di vedere in occasione della pandemia covid 19. A me sembra che tutte le riforme siano orientate soltanto a creare centri di potere e di spesa da occupare, unica cosa in cui eccellono i nostri politici.

Mi sono stufato di queste riforme arraffazzonate, infiorettate con specchietti per le allodole. Mi dà fastidio il continuo giocare di rimessa del principale partito di centrosinistra che appoggia il Sì al referendum dopo aver votato, svariate volte, contro questa riforma, senza proporre interventi realmente incisivi e utili. E lo stesso discorso vale per la riforma del titolo V e dei decreti sicurezza, per non parlare degli interventi per arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Seguire i capisaldi delle politiche populiste lo trovo dannoso per il paese e lo vedo come un inopportuno e miope tradimento della storia passata del movimento. Allargando il discorso, non mi piegherò più (in verità, è da un po’ che non lo faccio) al ricatto del voto utile contro i competitor, perché sono ancora peggiori. Detto ciò, dichiaro che, pur essendo favorevole, in linea di principio, alla riduzione del numero dei parlamentari, voterò No al referendum, con la possibilità che non vada a votare, perché nessuna delle opzioni in campo mi sembra quella auspicabile.

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