Inter – Fiorentina 4 – 3

Not for everyone, nel senso che bisogna avere coronarie in ottimo stato per tifare Inter e, ancora di più, per vedere le sue partite. Hanno cambiato l’inno (Pazza Inter) e Conte ha più volte ribadito che non vuol più sentire parlare di pazzia. Ragazzi, come diceva il sommo filosofo Alex Drastico, il DNA non è un’opinione e certe cose non ce le scrolleremo di dosso neanche con una ferrea rivoluzione culturale.

Già la formazione iniziale era da cardiopalma, con una difesa con il solo Bastoni centrale di ruolo. D’Ambrosio, il grande Danilone, è adattato nei tre dietro e Kolarov, forse per un ritardo di condizione (speriamo), ha mostrato grosse lacune, risultando nullo in fase difensiva e insufficiente in quella di spinta. E, infatti, abbiamo preso tre gol che una squadra con una fase difensiva normale non avrebbe concesso. E parlo di fase perché, forte della mia lunga esperienza di CT della nazionale di divano estremo, mi è sembrato che la già disastrata difesa non avesse nessuna copertura da parte del centrocampo.

La partita s’era messa male già dai primi minuti per un gol preso a freddo, con gli ottimi attaccanti viola che entravano come un coltello caldo nel burro. C’era tutto il tempo per recuperare e abbiamo acciuffato il pari allo scadere del primo tempo con una prodezza di Lautaro, fin lì irritante e confusionario. In apertura di ripresa, lo stesso Lautaro, in collaborazione con il viola Ceccherini, ha segnato il gol del sorpasso, che, purtroppo, si è rivelato illusorio. I fiorentini hanno approfittato degli spazi lasciati a disposizione dalla nostra scriteriata disposizione e si sono riportati in vantaggio. A questo punto si sono palesati tutti i fantasmi della nefasta gestione Lippi e già vedevo Conte mandare a quel paese giocatori e società e ricevere il benservito, con il risultato di un’altra stagione appena cominciata e già finita (di Endrighiana memoria).

A questo punto, Conte ha sparigliato le carte, inserito Sensi, l’artiglieria pesante (Vidal e Najingolan) e Sanchez ed è riuscito ad avere la meglio di una comunque ottima Viola. Chi mi conosce sa che, dopo l’Inter, simpatizzo per la Fiorentina (oltre che per Palermo e Monza), ma ciò non influenza il buon giudizio sui Viola, protagonisti di una buona partita. Mi è piaciuto molto Castrovilli, e non è la prima volta. Ribery fa ancora sfracelli (in ciò aiutato, a mio parere, dal non eccelso livello della Serie A) e Chiesa, che non mi piace tanto, ha interpretato un’ottima partita, coprendo tutta la fascia. Non mi è piaciuto Milenkovic, che stiamo seguendo. A proposito, ci penserei due volte prima di cedere Skriniar, anche alla luce della prestazione della difesa. Se dovessimo tornare alla difesa a 4, cosa possibile se Conte, come probabile, darà fuori di matto, avremmo da rifare tutto il reparto. Tornando ai Viola, mi hanno fatto una buona impressione, capisco che ci siano rimasti male e penso che ieri sera abbiamo visto le premesse di un buon campionato.

Tornando ai nostri eroi, nonostante i tre gol subiti, non ho colpe da attribuire ad Handanovic e mi è piaciuto Bastoni, che deve solo disciplinare le sortite offensive. A centrocampo ho visto una pessima prestazione di Brozovic, che mostrava di non sapere dove collocarsi in campo, e di Eriksen, che si è acceso un paio di volte e non più e che è sembrato fuori dagli schemi. Il paragone con il subentrato Sensi è impietoso. Perisic non è cambiato dopo la, comunque, gloriosa esperienza tedesca: giocatore raramente utile. Anche in questo caso, l’ingresso di Sanchez ha fornito un termine di confronto mortificante. Mi sembra ancora presto per giudicare Vidal e Najingolan, anche se il secondo mi pare ormai un ex giocatore. Hakimi mi è piaciuto come tipo di giocatore e spero, in futuro, di non doverlo più vedere riserva di Young. In attacco, Lautaro migliore in campo, nonostante un avvio disastroso e Lukaku generoso attaccante boa, anche se non al meglio e con un paio di facili occasioni fallite sulla coscienza.

Concludo augurandomi di vivere altre serate calcistiche più tranquille e descrivendo una bella sensazione avuta ieri sera: i giocatori in panchina, quando subentravano, davano l’impressione di poter costituire un miglioramento rispetto all’andazzo, di poter determinare efficaci variazioni degli schemi di gioco. L’anno scorso, quasi sempre, non era così.

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