Inter – Parma 2 – 2

Altra serata di incazzature. Come si fa a non imprecare ad ogni passaggio sbagliato, ad ogni errore di conclusione, ogni volta che l’avversario arriva sul pallone prima dei tuoi giocatori, quando vedi lo sterile possesso palla con i difensori che, lentamente, se la passano tra di loro?

Ieri sera ho imprecato parecchio. Troppi passaggi sbagliati, troppi gol mancati, perfino un probabilissimo rigore, neanche guardato al VAR. La sconfitta mi avrebbe lasciato senza parole, incapace di abbozzare un intervento. Il pareggio mi lascia l’amaro in bocca e il timore che questa squadra difficilmente riuscirà ad invertire la tendenza. La qualità latita, il gioco anche. È bastato non avere il solito Lukaku, a mettere una pezza alla pochezza del gioco espresso, per aver rischiato la sconfitta contro una squadra che finora non aveva brillato (lotta per non retrocedere e non ditemi che è la nostra bestia nera, ché queste cose nel XXI secolo non si possono sentire). Il numero di errori nelle giocate più elementari, l’incapacità di dare ritmo alle giocate contro avversari che si coprono, la scontatezza della manovra sembrano, oggi, limiti insuperabili. Colpisce anche il fatto che tanti giocatori mostrino enormi cali di rendimento rispetto allo scorso anno. De Vrij, uccellato ieri da Gervinho, Brozovic, Lautaro e altri sembrano i cugini scarsi dei bravi giocatori della scorsa stagione. Eriksen non riesce a sbocciare e dà, ad ogni partita, l’impressione di giocare svogliato o, forse, di non essere adatto alle idee del mister. Delle due, una: o il danese è sopravvalutato e senza carattere o le idee del tecnico sono inadeguate.

Quando ho letto la formazione, ho subito pensato a quanto avremmo sofferto nella zona di Kolarov, al fatto che Gagliardini, al rientro, avrebbe arrancato a centrocampo. Invece, il serbo, coperto da Darmian meglio di quanto non faccia Perisic, non ha subito le folate offensive avversarie ed è stato molto presente in impostazione e Gaglia ha fatto la sua partita, così come Ranocchia. A tradire è stato De Vrij, quest’anno irriconoscibile, mentre Barella, pur avendo fatto una partita sufficiente, non è stato incisivo come altre volte. Hakimi, come spesso accade, si è spento alla distanza, mentre Lautaro e Perisic sono stati inconsistenti, a tratti irritanti.

Chiuso il primo tempo a reti inviolate, dopo aver esercitato la solita sterile supremazia territoriale, ci si aspettava una ripresa con maggiore determinazione e più concretezza. Si vede che il mister, negli spogliatoi, non è riuscito a toccare le corde giuste (comunque è strano questo Conte in versione serafica), perché dopo un solo minuto eravamo già sotto per un bel gol del solito Gervinho, che replicava un quarto d’ora dopo, facendoci sprofondare nel baratro.

Per fortuna, Brozovic, unica cosa degna di nota dopo il suo ingresso, trovava il gol che riapriva la partita, mentre per il pareggio, dopo altri errori di mira ed un paio di parate provvidenziali di Sepe, abbiamo dovuto attendere il 92°. I cambi, che in altre occasioni ci hanno fatto apprezzare la profondità della rosa, sono risultati ininfluenti: Vidal ha cercato, con risultati non apprezzabili, di mettere ordine (ma è questo suo ruolo?), Young non ha combinato nulla, Pinamonti si è dato da fare, ma inutilmente, Najingolan ha dato la definitiva impressione di essere, ormai, un ex giocatore. Diciamo che il calo del Parma ci ha agevolato più dei meriti della nostra squadra.

Il solito più che sospetto errore arbitrale, Perisic affossato in area, costituisce la ciliegina sulla torta di una partita da dimenticare. Certo che, quest’anno, siamo parecchio sfortunati con i direttori di gara. Bene ha fatto Marotta, nel dopopartita, a farsi sentire. La faccenda si è fatta antipatica.

Abbiamo già giocato sei partite di campionato e due di Champions e la situazione non mostra segni di miglioramento. La pochezza di squadra e guida tecnica sembrano irreversibili e destinate a determinare una stagione mediocre. La svolta, ammesso che sia possibile, non sembra dietro l’angolo. Il calcio, però, è strano e speriamo ci possa essere presto un superamento delle attuali difficoltà, con conseguente accantonamento delle perplessità sulla squadra e sulla guida tecnica, che appare, al contrario della scorsa stagione, piuttosto soporifera. Sperare non costa nulla.

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