Real Madrid – Inter 3 – 2

Partita buttata via e qualificazione compromessa. Non c’è niente da fare: siamo una squadra incompiuta, incapace di assestare il colpo vincente all’avversario in difficoltà. Contro un Real abbordabile e dopo aver giocato una buona ripresa, non portare a casa punti è imperdonabile ed evidenzia la non eccelsa caratura della nostra squadra.

Non riusciamo a colmare le lacune. Anche ieri, abbiamo preso dei gol da polli che evidenziano una fase difensiva carente, per la quale non sembrano esserci rimedi, perdurando questi uomini e questo assetto tattico.

Altra lacuna evidente è quella della fase di impostazione. Troppa imprecisione nei passaggi in uscita dalla retroguardia. Ieri sera il buon Vidal ha commesso una miriade di errori impostando da appena oltre il limite della nostra area. In parecchi ci si chiede se il ruolo in cui giostra il cileno sia quello più adatto alle sue caratteristiche attuali e più vicino alle sue ultime esperienze. Comunque, Vidal è solo la punta dell’iceberg, perché anche i suoi compagni si mostrano inadeguati nella fase di impostazione.

La partita ci ha visto affrontare un Real piuttosto dimesso, che però poco oltre la mezzora era in vantaggio di due gol. Uno scellerato passaggio indietro di Hakimi, intercettato e sfruttato con la realizzazione da Benzema aveva preceduto il raddoppio di Ramos su calcio d’angolo. Meno male che, due minuti dopo il raddoppio madridista, Lautaro aveva accorciato le distanze e riaperto la partita che, fino a lì, era stata abbastanza equilibrata. Nella ripresa, intorno al 20°, veniva premiato un periodo di prevalenza nerazzurra con il gol di Perisic, che completava la rimonta. A questo punto, ho avuto la sensazione che i nostri avessero la partita in mano e che il Real fosse in crisi, ma siccome un’altra lacuna dell’Inter è quella di non saper chiudere le partite, non solo non abbiamo segnato, ma abbiamo preso un altro gol da polli con un contropiede, integrato da leggerezze dei difensori, ben concluso dal madridista Rodrygo.

Dal possibile colpaccio alla inopinata sconfitta. Un fattore comune della gestione Conte è l’incapacità di vincere i cosiddetti scontri diretti. Ieri se ne è avuta l’ennesima conferma. Sono rimasto perplesso anche sui cambi. Perché non è entrato Kolarov negli ultimi 25 minuti, al posto di Young che è riuscito a far rimpiangere Biraghi? Non era il caso di far rifiatare qualcuno prima del 77°?

Sul fronte dei singoli, ho apprezzato il solito Barella e, udite udite, Perisic, autore di un’ottima prestazione. In ripresa Brozovic e Lautaro, partito male, ma ripresosi alla distanza. Bocciati i difensori (solo Bastoni sufficiente), Vidal, Young e Hakimi.

Questo balbettante inizio di stagione fa venire dei dubbi sulla bontà delle scelte estive, inclusa quella della conferma del tecnico, che sembra non avere una gran voglia di sedere sulla nostra panchina, prigioniero del suo contratto faraonico. La squadra ha, finora, mostrato il regresso di parecchi giocatori che già c’erano e la scarsa affidabilità dei nuovi. Urge una svolta, per non incappare in una stagione che abbia come primo obiettivo il quarto posto.

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