Visto in TV – Il Commissario Montalbano – Salvo Amato, Livia Mia

Dopo la delusione per l’ultimo episodio inedito, trasmesso qualche settimana fa (qui il post su Il Metodo Catalanotti), questa puntata mi ha riconciliato con la longeva fiction dedicata al mitico commissario Montalbano, fortunato, meritatamente, personaggio, partorito dalla penna di Andrea Camilleri.

Si trattava della replica di un episodio trasmesso circa un anno fa e la regia era condivisa tra lo “storico” Sironi, scomparso ad agosto del 2019, e Zingaretti. Forse la differenza tra la produzione “classica” e l’ultimo episodio può essere spiegata con la circostanza che la regia sia stata affidata interamente a Zingaretti, con un cambio di stile che non sono stato capace di apprezzare. Ho sempre asserito che le prime puntate della saga montalbaniana siano di livello superiore e che il prodotto abbia, man mano, con il passare del tempo, perso lo smalto iniziale, pur restando apprezzabile, al limite dell’imperdibile. L’ultimo episodio, però, mi è sembrato il crollo definitivo, per cui ho apprezzato questa replica, pur recente, che mi ha riconciliato con una delle serie che più amo, anche per aver letto tutti i romanzi di Camilleri.

L’episodio è tratto da due racconti, contenuti nelle raccolte “Gli Arancini di Montalbano” (Salvo Amato, Livia Mia) e “Un Mese con Montalbano” (Il Vecchio Ladro), pubblicati alla fine degli anni ’90. Le battute iniziali vedono uno zelante metronotte che dà la caccia al ladro Pasqualino, il figlio di Adelina, la governante del commissario. La storia prosegue, secondo me, con lo scopo di fungere da momento di alleggerimento della trama principale. Infatti, risulta scanzonata e, seppur gradevole, poco intensa.

La storia principale su cui verte l’episodio riguarda l’assassinio di Agata Cosentino, giovane archivista del Comune di Vigata, amica di Livia per aver vissuto e lavorato a Genova per qualche anno. Il cadavere della ragazza, con i segni di un’orribile violenza, viene trovato nel corridoio dell’archivio, tra l’altro chiuso al pubblico per lavori di ristrutturazione. Il fatto che la ragazza fosse piuttosto introversa restringe il campo dei possibili assassini alle poche persone con le quali aveva rapporti e la pista privilegiata è quella della violenza a scopo sessuale. Le indagini condurranno a tutt’altra conclusione.

L’episodio è ammantato da una cupa malinconia, solo raramente interrotta da momenti conviviali o legati al buon cibo. La passione, come al solito nelle opere di Camilleri, costituisce la principale caratteristica della storia, insieme all’amore, di ogni tipo e orientamento. Livia, in particolare, risulta molto toccata dalla morte della giovane amica, quasi a voler riprendere, con la sua cupezza, la tristezza di attori e troupe per la scomparsa del regista, Alberto Sironi, morto durante le riprese dei due episodi che costituiscono la stagione 2020.

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