Centrocampo e attacco – Il pagellone dello scudetto 2020/2021 – (2 di 2)

Riprendiamo il pagellone dell’Inter scudettata 2020/2021, con la seconda puntata (Qui la prima parte). Con questo post, ci dedichiamo al centrocampo e all’attacco dello squadrone di Antonio Conte.

Hakimi8 – Ottimo acquisto, letale a campo aperto, ha anche imparato a fare più che discretamente la fase difensiva. Ha avuto una flessione a inizio primavera, dalla quale si è ripreso bene. Pur avendo ampi margini di miglioramento, è già un punto fermo dell’undici titolare.

Gagliardini6,5 – Dal punto di vista tecnico è quello che è. La svolta si è avuta quando si è preferita la qualità ed ha visto meno il campo. Elemento, comunque, utile quando c’è da far legna, a patto che sia in forma fisica ottimale. Nella rosa, uno con le sue caratteristiche ci può stare.

Vecino6 – Ero indeciso tra il 6 e il senza voto. Annata travagliatissima, è tornato disponibile solo di recente. Se i guai fisici lo molleranno, potrà tornare utile, oppure rientrare in qualche operazione di scambio.

Sensi6 – Altro desaparecido di lungo corso, lo abbiamo rivisto in campo solo nelle ultime giornate. È un peccato, perché il giocatore è bravo, ma la fragilità muscolare e, forse anche, mentale costituiscono un grave handicap. Speriamo per il futuro.

Perisic7 – Su di lui il mister ha lavorato parecchio e, alla fine, è riuscito a ottenere il risultato voluto. Dopo l’esilio in terra di Baviera e un inizio balbettante, ha scalzato Young dalla fascia sinistra e mostrato buona applicazione nel coprire tutta la corsia. Niente di eclatante, ma un buon contributo, sicuramente un upgrade rispetto al declinante inglese ex Manchester Utd.

Young6,5 – Il meglio, ormai, lo ha dato e il suo contributo è stato limitato. Poco incisivo in avanti e incerto in difesa, ha mostrato di essere in pronunciata fase calante. Si merita, comunque, un grazie.

Vidal6,5 – Mezzo punto in più, rispetto al 6 politico, per il gol alla sua ex squadra. Per il resto, fisico deteriorato e mente devastata. Si è infortunato spesso e, quando ha giocato, è sembrato imbolsito. È stato protagonista di follie, facendosi espellere o causando rigori evitabili. Nel Barcellona lo avevo visto, dietro le punte, giocare bene. Da noi, impiegato più indietro, è stato deficitario. Resta da capire se lo scarso rendimento è legato alla posizikne o ad un declino fisico irreversibile.

Barella9 – Che bel giocatore è diventato, il Nicolino nostro! Elemento insostituibile del centrocampo nerazzurro, ha disputato un campionato eccezionale, esibendo corsa, tecnica, capacità realizzativa. Ha anche lavorato sulla sua naturale irruenza, limitando gli interventi da ammonizione. Prototipo del giocatore moderno, oggi è uno dei migliori centrocampisti del mondo.

Eriksen7,5 – Hanno impiegato un po’, lui e il mister, a capirsi, ma, alla fine, ce l’hanno fatta. Probabilmente, si è sbloccato con il gol nel derby di Coppa Italia e da allora ha sempre giocato, apportando la sua qualità, l’ottima visione di gioco e le capacità balistiche sui calci da fermo. Non è un giocatore “pugnace”, alla Conte, ma alza il livello del centrocampo, ha mostrato applicazione, cosa per lui nuova, nella fase di ripiegamento e costituisce un’alternativa a Brozovic nella fase di impostazione, cosa che rende più difficile, per gli avversari, bloccare le fonti del gioco.

Brozovic8 – Irritante quando allarga le braccia in segno di svaccamento, è comunque il metronomo del nostro centrocampo. Non sarà il migliore del mondo nel ruolo, ma è nazionale croato, vicecampione del mondo, e l’unico dei centrocampisti difficilmente sostituibile. Prima di disfarmene, ci penserei cento volte. La presenza di Eriksen lo aiuta in fase di costruzione e rende inutili le marcature a uomo su di lui, allo scopo di bloccare il gioco interista. A parte un periodo di appannamento, a ridosso della conclusione del girone di andata, ha disputato un signor campionato.

Sanchez7 – Non è più quello di una volta e paga una certa fragilità fisica, ma quando ha giocato, da titolare o da subentrante, ha spesso fatto bene e, in alcune circostanze, ha spaccato la partita. Si può discutere il rapporto prezzo/qualità, ma il suo contributo è stato importante.

Lukaku9 – L’incommensurabile Big Rom è uno degli artefici dello scudetto nerazzurro. Attaccante totale: è prolifico, gioca per la squadra, si offre come punto di riferimento nella metà campo avversaria, quando è difficile trovare le giuste soluzioni. In più è un ragazzo d’oro, sempre disponibile nei confronti dei compagni. Ha zittito i critici che, probabilmente in malafede, lo definivano scarso, panterone moscione e le vedove del palo della luce che avevamo al centro dell’attacco prima che Conte pretendesse l’ingaggio di questo splendido attaccante.

Lautaro Martinez8,5 – Ogni tanto attraversa periodi negativi, probabilmente dovuti alla giovane età, ma, in coppia con Lukaku, costituisce il miglior duo di attaccanti del campionato. La LuLa è devastante e garantisce gol a grappoli. Si applica molto anche in fase di ripiegamento ed è la punta più avanzata del pressing. Giocatore prezioso e prolifico, ha un presente importante e un futuro radioso.

Pinamonti6,5 – Lo abbiamo visto pochissimo e, probabilmente, questa è una fortuna. Con un parco attaccanti così risicato e la tendenza ad infortunarsi di Sanchez, c’è stato il rischio di vederlo più spesso in campo. Visto lo scarso minutaggio, non possiamo dirne né bene, né male. Di sicuro ha ampi margini di miglioramento ed è un ragazzo serio, per nulla incline alle polemiche e che non dice mai una parola fuori posto.

In conclusione, è stata una bella cavalcata, iniziata con qualche titubanza, ma conclusa con una prova di forza notevole, che ci ha portati a vincere con ben quattro giornate di anticipo. I criticoni sminuitori, in servizio permanente effettivo, diranno che non abbiamo avuto concorrenza, quando, invece, hanno magnificato, durante tutto il girone di andata, il gioco liquido del maestro Pirlo e la marcia trionfale del Milan di Pioli (is on fire). In realtà, molto probabilmente, supereremo agevolmente i novanta punti e questo è, in valore assoluto, un ottimo risultato. Dopo la partenza stentata, a causa di una preparazione affrettata e arraffazzonata, condita da scelte tattiche e di giocatori criticabili, il mister Conte ha trovato l’assetto ideale, recuperando giocatori ai margini, se non sul piede di partenza, come Eriksen e Perisic, che hanno dato un contributo fondamentale. Da quel momento, complice anche il raggiungimento di uno stato di forma ideale, l’Inter ha inanellato una serie di vittorie che ha schiantato gli avversari. Bravo il mister a trovare la quadra, abbinando qualità e solidità, e a tenere la squadra fuori da preoccupazioni e timori per la difficile situazione societaria. Quando la meta era ormai vicinissima, abbiamo visto che la squadra era meno brillante e le vittorie più stentate. Forse non era solo una questione di stanchezza, ma una certa paura di vincere. Bravo anche stavolta Conte a spingere la squadra a non mollare sul più bello. Pensate che il mister si è dovuto, anche, sorbire le critiche sul gioco sparagnino, quando, nel corso del torneo abbiamo avuto occasione di vedere azioni, corali e individuali, da spellarsi le mani per gli applausi e abbiamo asfaltato gli avversari in quasi tutti gli scontri diretti. Per questo senso di rosicamento, vincere, da tifoso dell’Inter, non è bello, ma bellissimo. Adesso la discussione si è spostata sul futuro societario. Per alcuni, siamo prossimi a portare i libri in tribunale. Noi ci godiamo il trionfo e rimandiamo al futuro i problemi finanziari, certi che, per una società gloriosa e di buone prospettive come l’Inter, pur in un contesto generale sfavorevole, non mancheranno le possibilità di uscirne. Ancora una volta: avanti così!

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