Razzismo

La morte del ragazzo, ex giocatore della primavera del Milan, di origini etiopi e adottato da piccolo da una famiglia italiana, mi ha fatto montare la rabbia e indotto a pensare che la nostra società, o almeno una parte non irrilevante di essa, viaggi sul crinale di un progressivo imbarbarimento.

Non è certo che il suicidio di Seid Visin, questo il nome del ragazzo, sia dovuto alle ferite morali subite a causa di episodi legati a razzismo, ma ho letto una lettera, di qualche tempo fa, in cui esprimeva il suo disagio e ne sono rimasto colpito. Oltre alla normale tristezza per gli episodi di scherno e discriminazione occorsi nei riguardi del giovane, mi ha fatto riflettere il passaggio in cui scriveva del suo tentativo di distinguersi dagli immigrati dei barconi, arrivando anche ad essere discriminatorio nei loro confronti. Questi atteggiamenti, tipici del nostro tempo, testimoniano lo scatenarsi di guerre tra deboli, che si scannano tra di loro, lasciando in pace i veri responsabili del loro malessere. Il manovale italiano sfruttato se la prende con l’immigrato, reo di rubargli il lavoro e le case popolari, anziché recriminare nei confronti di chi lo sfrutta, sottoponendolo a orari di lavoro massacranti e retribuendolo in maniera inadeguata. Il problema è complesso e ha diverse sfaccettature, ma un intervento del legislatore per stabilire una soglia minima di retribuzione è, secondo me, non più rimandabile. Tanti ragazzi, per i quali lo Stato ha speso ingenti risorse per la loro formazione, si trasferiscono all’estero, dove trovano retribuzioni più adeguate e maggiori riconoscimenti delle loro abilità. Questo costante depauperamento, impoverisce il nostro paese e lo priva del contributo di tante persone qualificate. Sono andato un po’ fuori tema. Torniamo al ragionamento originario.

Il razzismo esiste e ha le più svariate manifestazioni: contro i meridionali in Italia, i macaroni in Francia, le persone di colore un po’ in tutto il mondo, così come gli ebrei. Esempi ce ne sono a bizzeffe e, spesso, il razzista è oggetto, a sua volta, di razzismo, perché, come diceva Bellavista, c’è sempre qualcuno a cui essere meridionale.

In genere, il razzismo è esercitato da persone grette, chiuse, con scarse capacità di elaborare autonomamente pensieri positivi. Spesso il razzismo si esaurisce intrattenendo rapporti con la persona differente, scoprendo che sono tantissime le cose che uniscono e  pochissime le differenze. Mi fa rabbia vedere che politici di destra, per mero calcolo elettorale, solletichino gli istinti delle persone più a digiuno di principi di civile convivenza. In questo modo la società, nel suo complesso, si deteriora, la gente diventa inutilmente più cattiva, anche a causa dell’ignoranza sempre più diffusa per l’attributo di inutilità affibbiato alla cultura.

La tendenza a trovare nell’immigrato, o comunque nel diverso, un nemico e la causa della crisi è instillata, per trovare consenso, tra le menti elementari e costituisce un ottimo paravento per celare i veri problemi che affliggono il paese. La crescita delle disuguaglianze sociali, con pochi sempre più ricchi ed il ceto medio a rischio estinzione, non sono, neanche in minima parte, conseguenza dei fenomeni migratori, ma sono connaturati al modello economico liberista, ormai imperante in tutti i paesi più importanti.

In una società basata sull’individualismo sfrenato, risulta naturale conseguenza il sorgere di sentimenti di mancanza di scrupoli e intolleranza verso gli altri, peggio se diversi. Oltre a rendere più giusti i meccanismi di distribuzione dei risultati delle attività economiche, sarà necessario lavorare affinché non sia considerato strano avere un medico, un professore o un prete straniero. Cominciamo a valutare le persone per quello che sono e sanno fare, non per le loro origini. Magari hanno giocato e studiato con i nostri figli, frequentato le stesse università e mostrato più impegno e talento dei nostri ragazzi. Queste persone costituiscono delle risorse e, se ce ne sono alcune che non rispettano la legge e le regole del convivere civile (e noi, in questo campo, siamo piazzati benissimo di nostro), vadano giudicate per quello che fanno, non per la provenienza o il colore della pelle.

In un’ultima considerazione voglio notare come chi arriva da paesi lontani, dopo viaggi rischiosi, e si trova in un un ambiente spesso chiuso, se non ostile, debba avere delle qualità superiori e meriti ammirazione. Altro che razzisti! Un paese intelligente dovrebbe essere capace di mettere a frutto le capacità di chi viene a viverci, governando i flussi (in collaborazione con i partner europei) e mostrando fermezza nello stroncare comportamenti non consoni alle norme. Come dimostra la storia dei fenomeni migratori, che hanno sempre caratterizzato il genere umano, insieme ci si arricchisce vicendevolmente e si cresce.

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