Visto al cinema – Welcome Venice

Non andavamo al cinema da un anno e mezzo e, sabato sera scorso, è stato emozionante tornarci dopo tanto tempo. Il cinema Capitol di Monza, unica sala rimasta in città, grazie alla trasformazione in multisala (5 piccole salette) e all’appartenenza al gruppo Anteo, ci aveva concesso, con scadenza a fine novembre, di recuperare le visioni pre pandemia del vecchio abbonamento. Questa circostanza e l’uscita di nuovi film presentati a Venezia ha costituito una buona spinta a tornare a vivere le produzioni cinematografiche nel luogo più adatto a godersele: il cinema.

Un breve riferimento alle implicazioni covid: la sala era, ahimé, semivuota e non abbiamo trovato nessuna coda alle casse. In queste condizioni, il cinema è un luogo sicuro ed ha ancora ampi margini di crescita, in sicurezza, delle presenze, cosa che auspico per non mortificare ulteriormente l’importantissima arte cinematografica. La situazione del locale strideva terribilmente con quanto abbiamo visto fuori: complici la bella serata e il gran premio di Formula 1, le piazze e le vie erano stracolme di gente, con assembramenti ben oltre il ragionevole, visti i tempi. Speriamo che fossero in tantissimi ad essere vaccinati e che l’immunizzazione funzioni a dovere.

Adesso veniamo al film. Eravamo indecisi tra questo e Qui Rido Io e, quando ci siamo resi conto che, per una nostra dimenticanza, il film di Martone era già cominciato, seppure da pochi minuti, abbiamo considerato che la sorte avesse deciso per noi. È andata bene, perché l’opera di Andrea Segre è un film ben girato, gradevole e profondo, un po’ lento, ma capace di tenerti sulla corda e di farti riflettere, visto che ben rappresenta l’evoluzione del nostro paese. Pure il cast è composto da attori molto bravi, anche se non si vedono frequentemente nei nostri film (Ottavia Piccolo può essere considerata un’eccezione).

A Venezia vivono tre fratelli, originari dell’isola della Giudecca. Toni e Piero sono due pescatori di moeche, granchi molto prelibati e costosi, consumati, fritti, subito dopo la muta, quando non è ricresciuto il carapace. Alvise vive sulla terraferma e si occupa di attività ricettive di charme per turisti facoltosi. Quando Toni muore, colpito da un fulmine, Piero, che era rimasto l’unico a vivere nella casa di famiglia sull’isola, subisce l’asfissiante pressing di Alvise, che vuole trasformare la dimora in una struttura da affittare a 500 euro al giorno ai turisti.

È lo scontro tra due modi di pensare Venezia. Da una parte Piero, un vedovo con trascorsi in prigione e una sorta di venerazione per il fratello morto, che lo aveva introdotto al mestiere di pescatore dando un senso alla sua vita, che vorrebbe continuare a fare il pescatore e che cerca di trasmettere le sue conoscenze al nipote. Dall’altra Alvise, ormai estraneo al mestiere di famiglia, che vive al di sopra delle proprie possibilità ed è interessato solo agli “sghei”.

È evidente il contrasto tra le due visioni. Il pescatore rappresenta l’anima tradizionale della città, pur essendo un “rockettaro”, che si oppone alla fine di tutte le attività storicamente praticate sull’isola e che non vuole abbandonare l’ambiente e il mestiere che gli hanno consentito di tornare a vivere dopo la prigione e la morte della moglie. L’affittacamere è espressione di un mercantilismo che ritiene vitale lo sfruttamento turistico della città, anche a costo di svuotarla e snaturarla, fregandosene, purché paghino, se gli ospiti, durante il soggiorno e dopo il selfie di rito, stanno tutto il tempo tappati in casa a mangiare pizza e sushi senza visitare le meraviglie della città lagunare.

Alvise, nella sua opera di convincimento e trasformazione della vecchia casa, è supportato dal genero, uno yuppie interessato solo agli investimenti e ai mercati finanziari, che fiuta l’opportunità di fare un affare ristrutturando la casa. Il giovane è un altro testimone e protagonista del superamento e della trasformazione di Venezia in ostello per turisti, città da cartolina.

Bel film, ottimo per il ritorno al cinema dopo tanto tempo. L’appuntamento con Eduardo Scarpetta, programmazione del Capitol permettendo, è solo rimandato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...