Visto al cinema – Il Silenzio Grande

Alessandro Gassmann aveva già diretto a teatro questo testo di Maurizio De Giovanni. Lo stesso regista ha proposto questa versione cinematografica al Festival di Venezia. La derivazione teatrale del film è evidente e la cosa risulta gradevole, anche per la bravura degli interpreti: Gallo, Buy, Confalone e compagni forniscono una prova recitativa di prim’ordine.

Valerio Prinic (Massimiliano Gallo) è uno scrittore di successo che, negli ultimi tempi non ha scritto più niente e si è sempre più rinchiuso nel suo studio, traboccante di libri, maniacalmente ordinati, perdendo ogni contatto con il mondo esterno. Le ristrettezze economiche in cui versa la famiglia inducono la moglie Rose (Margherita Buy), appoggiata dai figli, a mettere in vendita villa Prinic. Valerio, in ciò spalleggiato dalla fida domestica Bettina (Marina Confalone), si oppone alla vendita, ma si rende conto che l’essersi chiuso nel suo mondo di libri gli fa perdere peso nella discussione sul futuro della dimora e della famiglia.

Discutendo della vendita della bella villa con vista su Capri, Valerio riceve le confessioni dei figli e si rende conto del silente sentimento che lega Luca, suo cugino, a Rose. Lo scrittore viene anche accusato, dal resto della famiglia, di non essersi mai interessato di loro, di non aver mai cercato di capire i loro pensieri e aspirazioni. Durante il periodo del successo aveva privilegiato il lavoro, che gli aveva consentito di assicurare agiatezza economica alla famiglia. La lontananza dalla dinamiche della vita familiare era aumentata nella fase di isolamento nello studio.

Valerio sente di aver fallito sotto qualche aspetto, ma è certo della sua buona fede di padre che ha voluto far star bene la sua famiglia e costituire un esempio per i figli, per quanto questi non siano riusciti a seguirlo fino in fondo, subendo, anzi, la pressione, l’ansia da prestazione, per avere un padre scrittore di successo e celebrato sportivo.

Dicevo che l’impostazione è di tipo teatrale, ricorda Cechov o le commedie di Eduardo, soprattutto Natale in Casa Cupiello. L’interpretazione di Marina Confalone, storica attrice eduardiana, accentua questo richiamo. Lo svolgersi della trama è lento, ma profondo, non superficiale, e l’ambientazione, sia gli interni, sia le rare scene all’esterno, con una meravigliosa vista sul mare, è incantevole. Il colpo di scena finale, quando il trasloco è ormai quasi ultimato, fa saltare sulla poltrona. De Giovanni, in questo, è un maestro.

Film che, da semplice spettatore, mi è piaciuto molto per la trama, gli spunti di riflessione e la bravura degli interpreti. Lo consiglio.

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