Visto al cinema – Qui Rido Io

Questo sabato dovevamo scegliere tra l’ultimo di Moretti e Qui Rido Io. Siccome quest’ultimo è uscito da più tempo e potrebbe sparire dalle programmazioni nel giro di poco, abbiamo optato per il film su Eduardo Scarpetta. Tra l’altro, Martone mi piace molto per l’accuratezza delle ambientazioni, i costumi e le belle storie che racconta.

Anche la scelta degli attori è sempre felice. Accanto all’immenso Toni Servillo, hanno recitato gli ottimi Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Antonia Truppo e i giovani, ma ormai affermati, Cristiana Dell’Anna ed Eduardo Scarpetta, tra l’altro discendente dell’istrionico protagonista della trama del film.

Siamo agli inizi del XX secolo ed Eduardo Scarpetta riscuote grande successo nei teatri con le sue commedie comiche, incentrate sul personaggio di Felice Sciosciammocca. Il commediografo è anche il patriarca di una famiglia allargata che comprende figli legittimi, come Vincenzo, e illegittimi come quelli avuti dalla sorellastra della moglie e i fratelli De Filippo, avuti dalla nipote della consorte, tra cui Eduardo, di cui Scarpetta aveva intuito, già in tenera età, le potenzialità come attore ed autore.

Il fatto principale della trama riguarda la querela della Società Italiana Autori ed Editori contro Scarpetta, accusato di plagio per aver rappresentato una parodia della commedia La Figlia di Iorio, di D’Annunzio, che aveva autorizzato solo verbalmente la rappresentazione.Tra accuse, sostegni (Benedetto Croce) e arringhe difensive molto “teatrali”, si arriverà alla sentenza e a scelte professionali inattese.

Martone descrive molto bene il mondo del teatro di inizio novecento, insidiato dalla nascente arte cinematografica e dibattuto tra sostenitori della commedia brillante e fautori della commedia dell’arte. Si sofferma sui rapporti tra il patriarca e i figli, evidenziando i contrasti con Vincenzo, che vorrebbe fare qualcosa di diverso da Sciosciammocca, ed i sentimenti dei De Filippo, che lo chiamano zio, pur sapendo che è il loro padre. Molto bella la colonna sonora, infarcita di canzoni napoletane classiche intramontabili. Ostica per lo spettatore non campano, la frequenza del ricorso al dialetto napoletano. Il ricorso ai sottotitoli attenua le difficoltà e la scelta del vernacolo può essere ritenuta indispensabile a ben descrivere l’epoca in cui si svolgono i fatti.

Il film mi è piaciuto molto per le riprese, le interpretazioni ed il soggetto. Quando, dopo la proiezione, vai ad approfondire la storia raccontata nel film, vuol dire che il soggetto ti ha catturato e stimolato. Se, poi, l’interesse è accompagnato da qualità artistiche come quelle che questa opera mostra, si raggiunge la perfezione.

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