Shaktar Donetsk – Inter 0 – 0

Brutta partita dei nerazzurri, che colgono un pari su un campo dove sarebbe stato preferibile vincere. Non è un ragionamento alla Catalano, perché il successo a sorpresa dello Sheriff a Madrid complica, allo stato attuale, il discorso qualificazione. Non vorrei rimpiangere i punti persi con la beffa del Real al Meazza e non è per niente consolatorio che, a questo giro, i beffati siano stati i cuginastri.

Anche perché i rossoneri hanno giocato una partita gagliarda, al contrario dei nostri, che sono stati irretiti dal palleggio degli ucraini e, pur avendo avuto più occasioni degli avversari, sprecate maldestramente, sono stati, per lunghe fasi della partita, schiacciati in area.

Ieri ho molto rimpianto l’assenza di Eriksen. Il nostro centrocampo, anche per il fatto che non sia più disponibile l’opzione palla a Lukaku, pecca in fase di impostazione. Quando Brozovic è francobollato o in serata di scarsa vena, non abbiamo alternative in fatto di creazione di gioco e le incursioni di Barella, da sole, non bastano. Né, finora, Calhanoglu si è mostrato adatto al ruolo, al pari del volenteroso Vecino. Peccato che Sensi si sia dimostrato, ancora una volta, fragilissimo dal punto di vista del fisico, perché di lui avremmo avuto bisogno.

Aggiungiamo l’imprecisione nelle conclusioni, evidente anche ieri, negli scambi e una fase difensiva da migliorare e abbiamo il quadro delle cose sulle quali occorre lavorare per poter sfruttare tutte le potenzialità di questa rosa, che sono di tutto rispetto, almeno a livello nazionale.

Nel primo tempo abbiamo avuto una leggera prevalenza nel numero di occasioni, con Barella che ha colto la traversa con un bel tiro da fuori, mentre Dzeko ha sparato alle stelle un pallone che era solo da appoggiare in rete. Il pallino del gioco è, però, stato in mano dello Shakhtar. Nella ripresa, quando ci si aspettava ben altro piglio da parte dei nerazzurri, la pressione degli ucraini si è fatta più importante e abbiamo, almeno noi tifosi, avuto paura di perdere la partita. Il centrocampo era in totale possesso degli avversari e, attraverso il possesso palla ci hanno impedito di sviluppare uno straccio di gioco. Nonostante questo, nei minuti finali, abbiamo sfiorato la segnatura con un bel tiro a giro di Correa, deviato in angolo con la punta delle dita dal portiere avversario, stessa cosa toccata ad un pallone ben indirizzato da De Vrji su corner.

Sul fronte dei singoli, poco da segnalare, a parte la prova monumentale di Skriniar, ben spalleggiato dai compagni di reparto. In negativo, serata non ottimale di Brozovic e degli attaccanti. Lautaro ha pasticciato parecchio, commettendo errori tecnici che speriamo di non vedere più, mentre Dzeko mi è sembrato spento e impreciso, facendosi apprezzare più per un provvidenziale salvataggio difensivo, che per l’incisività in avanti. Appena sufficienti gli altri.

Due ordini di considerazioni, per concludere. In ottica Champions, diventa necessario, oltre a trovare la vena giusta, vincere i confronti con i sorprendenti sceriffi moldavi, sperando che patiscano le vertigini da primato. A proposito, la favola dello Sheriff testimonia di quanto fosse ingiusto il progetto, per fortuna saltato, della superlega. Riguardo al prosieguo della stagione in generale, è necessario lavorare sugli aspetti prima evidenziati. Rispetto all’anno scorso, di questi tempi, siamo messi meglio, anche se bisogna considerare che l’inizio della scorsa stagione era stato caratterizzato dal fatto che non avevamo fatto, praticamente, la preparazione, per il prolungarsi dei tornei del 2019/2020. A dirla tutta, quest’anno dobbiamo ancora metabolizzare il cambio di allenatore e l’addio di Lukaku, che svolgeva un lavoro determinante nello scacchiere contiano. A livello nazionale, sono piuttosto ottimista, perché vedo margini di crescita in alcuni elementi e, pur essendo più deboli di prima, siamo molto competitivi in un torneo, la serie A, che ha perso diversi campioni. In Europa, il discorso è diverso, ma dobbiamo giocarcela avendo fiducia nei nostri mezzi, che dovrebbero essere sufficienti a fare meglio delle passate stagioni. Nel mondo del calcio assistiamo a celebrazioni entusiastiche di vittorie, mentre, quando le cose non vanno come dovrebbero, si considera tutto da buttare via e rifare. Recuperiamo equilibrio, non solo in campo.

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