Visto al cinema – Ariaferma

Non avevo mai visto alcun film di Leonardo Di Costanzo e, documentandomi su internet, ho scoperto che ha fatto spesso il direttore della fotografia. Infatti, alcune inquadrature sono molto belle ed originali, direi artistiche. Il film, girato quasi interamente in un carcere dismesso, affronta l’importante argomento della vita carceraria e dei rapporti tra le persone che che popolano quel mondo. Lo scorrere della storia è un po’ lento, ma il tratteggio dei personaggi è molto profondo e particolareggiato.

Il cast è di prim’ordine. Devo confessare che la presenza di Toni Servillo, Silvio Orlando e Fabrizio Ferracane è stata una delle ragioni che mi ha spinto ad andare a vedere questo film ed anche gli altri interpreti sono di ottimo livello. La regia, come detto, è attenta ai particolari e non fa pesare più di tanto il fatto che la scena di svolga, praticamente, in un unico ambiente.

Un carcere, in stato di evidente degrado, sta per essere chiuso e i detenuti trasferiti, così come il personale, in altre strutture. Un intoppo, relativo alla indisponibilità di posti nel carcere di destinazione, costringe la direzione a procrastinare il trasferimento di una dozzina di detenuti, che vengono affidati ad un gruppo di agenti penitenziari, sotto la responsabilità dell’ispettore Gargiulo (Servillo). Pur essendo un gruppo ristretto, le varie tipologie di detenuti, in termini di origini etniche e di reati commessi, sono adeguatamente rappresentate. Tra questi spicca la figura del boss Lagioia (Orlando), che cerca di imbastire un dialogo con i sorveglianti, in special modo con l’ispettore Gargiulo. Questi, dopo un iniziale rifiuto al compromesso per questioni regolamentari e per marcare la differenza etica tra l’onesto lavoratore e chi si è macchiato di gravi reati, pian piano si apre, scopre i comuni sentimenti e condizioni e fa delle concessioni ai detenuti, che migliorano le condizioni materiali di vita nel carcere. Anche l’atteggiamento umano nei confronti degli ospiti della struttura vira verso una maggiore comprensione dei loro stati d’animo, del loro soffrire e dei rimorsi che provano. In ciò, Gargiulo è spesso osteggiato dai colleghi, in special modo da Coletti (Ferracane), cosa che non lo distoglie dal ricercare, pur puntualizzando i ruoli, il dialogo e la comprensione. La costruzione di un ponte tra le due categorie di persone è completata dall’atteggiamento del boss Lagioia, che sembra, a tratti, pentito di come ha condotto la propria vita e media, forte anche della sua influenza, per conquistare considerazione da Gargiulo e acquisire migliori condizioni per i suoi compagni. Il tutto nel rispetto dei ruoli delle categorie che popolano il carcere.

Il film era stato presentato all’ultima mostra di Venezia, riscuotendo un buon successo di critica. La descrizione di questo spaccato di mondo carcerario è profonda e indagatrice e non si limita a fotografare condizioni umane e strutturali, ma lancia la richiesta di reciproca comprensione, al di là dei ruoli e delle regole burocratiche e, anche, non scritte. Un mondo come quello che spesso si può riscontrare nelle canzoni di De André. Un film che, se la lentezza non vi dà fastidio e, anzi, approfittate dei ritmi lenti per elaborare, vi consiglio.

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