Inter – juventus 1 – 1

Contro questi qui l’incazzatura è sempre la regola. Aver subito il pari su rigore a due minuti dal novantesimo fa girare le scatole a trottola, figurarsi se il penalty viene assegnato su intervento del var, dopo che gli avversari non avevano protestato, l’arbitro aveva fatto segno di continuare (quindi, aveva visto), il contatto, non si sa con chi intensità, era avvenuto dopo che il bianconero aveva perso il pallone (cosa, lo so, ininfluente, ma che fa arrabbiare per la stupidità del gesto). Ammesso che il rigore ci fosse, il var non era tenuto ad intervenire perché non ci si trovava di fronte ad un chiaro errore e l’arbitro aveva visto. La cosa che fa più incazzare è che, di sicuro, a un’altra squadra, un rigore così non sarebbe stato assegnato. Avevo notato una certa attenzione dei difensori interisti, abituati a una notevole inflessibilità applicata sempre a favore dei soliti, negli interventi difensivi in area. Si vede che Dumfries non conosce, ancora, i meccanismi che regolano il calcio italiano ed ha commesso una leggerezza, dando adito all’arbitro al var, che magari non vedeva l’ora di intervenire, di richiamare Mariani, inducendolo ad assegnare il rigore. Mi chiedo perché l’anno scorso il var non sia intervenuto a modificare la decisione di Calvarese, che aveva abboccato alla sceneggiata di quel “furbone” di Quadrado.

La partita è stata abbastanza equilibrata, con l’Inter che si faceva preferire, nel primo tempo, per un numero maggiore di occasioni e per il gol di Dzeko, al 16°, che insaccava il pallone su un tiro di Calhanoglu, deviato da Locatelli, respinto dall’incrocio dei pali della porta bianconera. Nella ripresa, era la juve a spingere di più, alla ricerca del pari, con l’Inter ben disposta a difesa del vantaggio. Non ricordo tiri in porta degli scoloriti, che pure esercitavano una certa prevalenza territoriale. Solo un evento favorevole poteva far pervenire al pareggio i torinesi, cosa che si è materializzata con il rigorello di cui scrivevo prima. Grande delusione tra i nerazzurri, che, ancora una volta, sono stati penalizzati per un episodio. È un periodo che non siamo fortunati: con la Lazio eravamo stati rimontati e superati con un rigore casuale e un gol frutto di un comportamento non sportivo degli avversari, episodi che avevano determinato una sconfitta in una partita ampiamente alla portata.

Non è stato un bel match. Le squadre facevano molta densità in mezzo e dietro e si sono visti molti errori, non degni di un campionato tra i migliori al mondo, e poche conclusioni. Le squadre, è evidente, hanno ancora delle cose da sistemare e, sulla sponda nerazzurra (che è quella che mi interessa), c’è da chiedersi se la scelta di chiudere i varchi in difesa a protezione del vantaggio paghi di più, rispetto ad un atteggiamento più manovriero, che, però, comporta l’assunzione di rischi difensivi. Per ora, la sensazione è che la coperta sia corta e che, come la giri, resta sempre qualcosa di scoperto. La difesa di un vantaggio minimo può portare a subire gol su episodi non favorevoli e questi, ultimamente, si manifestano spesso.

Sul fronte dei singoli, i ragazzi hanno giocato bene, con le eccezioni di Lautaro, ieri non pervenuto, Handanovic, apparso spaesato in un due o tre occasioni, sia tra i pali che sui rinvii, e Dumfries, nullo durante lo spezzone di partita che ha giocato e autore della leggerezza sul rigore. A proposito dell’olandese, mi è sembrata sbagliata (con il senno di poi e dando un parere da semplice tifoso) la scelta di farlo entrare al posto dell’ottimo Perisic. Forse Inzaghi voleva sfruttare le doti di contropiedista del nazionale orange, che però non abbiamo visto, mentre abbiamo notato quanto debba ancora lavorare su fase difensiva e malizia. Oltre al già citato Perisic, mi è piaciuta, in particolare, la partita di Darmian, Brozovic, Dzeko e Barella. Quest’ultimo, ieri, ha fatto una signora partita e credo stia ultimando il percorso verso la forma migliore.

Proprio il raggiungimento del miglior stato di forma in tutti gli elementi deve essere l’obiettivo principale. Una volta giunti al top della condizione, si potranno cogliere i frutti di accorgimenti tattici necessari a colmare le lacune fin qui evidenziate. Non eccediamo in tafazzismo: la squadra è meno forte dell’anno scorso, ma è competitiva e potrà dire la sua. Le lepri, prima o poi, finiranno la benzina e la situazione si farà più equilibrata. Questo campionato, reso mediocre, dal punto di vista tecnico, dalla scarsità di veri campioni, ha la caratteristica, almeno, di essere incerto. La vittoria è alla portata di tante squadre e tra queste ci siamo anche noi.

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