Visto al cinema – La Scelta di Anne

Siamo arrivati a scegliere di vedere questo film, invogliati dal fatto che aveva vinto sl Festival di Venezia. Le alternative, Il Bambino Nascosto, con Silvio Orlando, e Freaks Out, diretto da Mainetti, già regista di Lo Chiamavano Jeeg Robot, non convincevano del tutto. Il primo perché abbiamo già visto, in questo autunno, molti film in qualche modo legati a Napoli, di cui almeno uno con Orlando, e volevamo cambiare ambientazione. Il secondo perché non mi fanno impazzire i film con contenuti, anche parzialmente, fantasy. La cosa che più ci ha colpito è che, allo spettacolo del sabato alle 21.45, in una sala non piccola del cinema in centro città, ci fossero solo tre spettatori, noi due compresi, a vedere il film vincitore di Venezia. Una tristezza infinita.

Una studentessa francese di lettere (l’ottima Anamaria Vartolomei) scopre di essere incinta, a pochi mesi da una decisiva sessione di esami. Galeotto era stato un rapporto occasionale con un ragazzo di un’altra zona della Francia. Il desiderio di proseguire l’università e costruirsi una vita lontano dal contesto familiare proletario e dal paesino di campagna del quale è originaria, mettendo a frutto la sua predisposizione ed i suoi ragguardevoli profitti nello studio, le fanno maturare la determinata decisione di abortire. In quel periodo, siamo nella Francia del 1963, l’aborto è vietato dalla legge e la libertà di scelta della donna non è un tema che incontra il favore del pubblico sentire. Le amiche la lasciano sola, i medici la ostacolano, l’ambiente universitario le mostra disprezzo, il padre del bambino si disinteressa, la famiglia viene lasciata all’oscuro di tutto per evitare altri ostacoli. Anne è sola, ma fermamente convinta a perseguire la sua scelta, anche a costo di far ricorso a pericolosissime pratiche clandestine.

Non so dire se la scelta sia stata azzeccata. Il tema è molto “forte” e il film, in maniera molto “francese”, è ben girato. Ci sono delle scene molto crude, assimilabili ad un metaforico pugno nello stomaco. La regista, Audrey Diwan, affronta il tema dell’aborto clandestino in maniera efficace, mostrando tutte le miserie del mondo che gira intorno a questa pratica, i rischi per le donne che vi fanno ricorso, la civiltà di una normativa, giunta anni dopo, che svuota i tavoli delle mammane. Mi ha lasciato un po’ perplesso il modo di affrontare il tema della libertà di scelta della donna. La rappresentazione della scelta di Anne mi è sembrata troppo intima, personale, senza tanti riferimenti a movimenti di opinione sostenuti da una consapevolezza generalizzata. Forse, nel 1963 (ero troppo piccolo per ricordare), il tema era poco condiviso e la presa di coscienza ancora di là da venire.

Il film è tratto dal romanzo autobiografico L’événement (titolo in francese dell’opera cinematografica) di Annie Ernaux. Offre una buona rappresentazione della caparbietà di Anne, è duro, per niente poetico. Tutto è rivolto a far riflettere sui temi affrontati, lasciando da parte i sentimentalismi. Duro, molto duro.

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