Visto al cinema – È Stata la Mano di Dio

Ho visto qualche film di Sorrentino, di sicuro Le Conseguenze dell’Amore, Il Divo e This Must Be the Place, ma il rapporto si è interrotto con il pluripremiato La Grande Bellezza. Ho provato a guardarlo almeno tre volte, a casa, non riuscendo ad andare oltre i primi venti minuti, dopo i quali, tremendamente annoiato, mi sono addormentato. Da allora mi ero tenuto lontano dalle estrose opere del regista partenopeo, a causa del senso di autoreferenziale bizzarria che trovavo mi trasmettessero. Dopo aver visto il trailer e letto la trama, ho deciso di dare l’ultima chance a Sorrentino, andando a vedere questo film, convinto che dovessi sforzarmi di superare la ritrosia nei confronti del suo cinema, consapevole del fatto che ci fosse del genio che io, semplice spettatore, non particolarmente competente in materia, non riuscivo a cogliere.

Il film, descritto come, in una qualche misura, autobiografico, narra la storia di Fabietto Schisa, alter ego di Sorrentino, a partire dagli anni ’80, quando era ancora uno studente liceale sensibile e solitario. Il ragazzo vive in una famiglia borghese allegra e unita, nonostante una scappatella del padre, circondata da una rete di chiassosi amici e parenti. Tra questi, la conturbante zia Patrizia (la splendida Luisa Ranieri), punto di riferimento dei pensieri erotici di Fabietto. La vita scorre senza sussulti particolari fino a quando il padre non viene cacciato da casa per una relazione con una collega, fatto che turba parecchio Fabietto, che trova conforto e distrazione nella fremente attesa per l’arrivo, a Napoli, di Maradona. Dopo la riappacificazione, i genitori vanno in vacanza nella nuova casa in montagna, a Roccaraso, e vengono uccisi da una fuga di monossido di carbonio. Il fatto colpisce pesantemente Fabietto e il fratello maggiore, aspirante attore, che da quel momento, e dopo essere stato scartato ad un provino per Fellini, perde ogni interesse e speranza nel futuro. Fabietto, invece, si convince che sia stato Maradona a salvargli la vita, dato che aveva rinunciato a seguire i genitori per andate allo stadio a veder giocare il Napoli del pibe de oro. La vita del ragazzo continua a scorrere tristemente e in solitudine, con squarci di novità come il primo rapporto sessuale, consumato con un’anziana vicina, e le scorribande con un nuovo amico, il contrabbandiere Armando, che gli fa conoscere un mondo, quello della delinquenza napoletana, di cui Fabietto ignorava anche il più elementare dettaglio.

Nel frattempo, il ragazzo matura la decisione di dedicarsi alla regia cinematografica ed entra in contatto con il geniale regista surrealista Antonio Capuano, manifestandogli la sua intenzione di andare a Roma a studiare cinema. Il regista, ferocemente attaccato alla città partenopea e alle occasioni narrative che offre, cerca di dissuaderlo, perché intuisce che il trasferimento, in realtà, sia un modo per sfuggire al dolore. Capuano gli grida che il cinema non cura il malessere interiore e lo invita a non “disunirsi” e a lavorare con lui.

Fabietto, però, non riesce più ad arginare il dolore e decide di partire. In una desolata stazione di transito vede apparire il Munaciello che lo saluta sorridente.

Per parlare delle mie impressioni, la prima cosa che vorrei segnalare è il fatto che non mi sono addormentato. La prima parte del film è, anche, divertente e descrive il mondo di una una agiata famiglia napoletana con i suoi pranzi in campagna, gli scherzi, la spensieratezza. In sostanza un omaggio alle sue origini, alla famiglia allargata che fa da cornice al suo essere adolescente. Si nota qualche estetismo come le riprese iniziali di Napoli dal mare e i personaggi che aspettano di essere provinati da Fellini, insieme al fratello, Marchino. Quando lo scudo protettivo familiare si disintegra, inizia la narrazione dell’io interiore, dello sgomento del ragazzo che ha perso i suoi riferimenti, della paura dell’incerto futuro. E questa è una parte senza fronzoli, tranne, se si vuole, l’apparizione finale del Munaciello. Toccante la scena in cui Fabietto va a trovare la zia in clinica psichiatrica. La donna, gli racconta di essere andata ad un incontro con San Gennaro e il Munaciello, per chiedere la grazia di restare incinta. La visita aveva sortito l’effetto desiderato, ma le percosse del marito, per la sua eccessiva disinvoltura, le avevano causato un aborto spontaneo, a seguito del quale era entrata in clinica, per sfuggire al mondo che la opprimeva.

Ho gradito questo ultimo film di Sorrentino, candidato all’Oscar nella sezione dei film stranieri. L’ho trovato diverso dai precedenti, soprattutto da La Grande Bellezza e, forse, mi piaciuto per questo. Credo che, al prossimo film del regista napoletano, correrò il rischio di sorbirmi un altro “mattone”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...