Appena letto – L’Inverno dei Leoni – Stefania Auci

Dopo il bellissimo I Leoni di Sicilia (Qui), romanzo in cui Stefania Auci tratteggia magistralmente l’ascesa della famiglia Florio da commercianti via mare, scappati da Bagnara Calabra dopo un terremoto e stabilitisi a Palermo, dove avevano cominciato da una putìa (bottega), per arrivare a costruire un impero fondato su una flotta mercantile tra le più grandi d’Europa, cantine vinicole, tonnare, fonderie, l’Inverno dei Leoni affronta la fase storica della famiglia dalla fine del XIX secolo ai primi decenni del XX.

Ignazio Florio, figlio di Vincenzo, è al comando delle imprese nel momento del loro massimo splendore. Grazie anche agli appoggi politici, ottenuti intessendo una fitta rete di rapporti, i Florio ampliano la flotta navale, acquistano l’intera isola di Favignana, consolidano il loro potere, intrattengono rapporti con capi di stato e regnanti di tutta Europa. Ignazio è un sacerdote di Casa Florio, totalmente dedito al lavoro, al quale ha sacrificato anche l’amore, sposando Giovanna perché la cosa era più utile alle imprese, pur essendo innamorato di un’altra. Nonostante il rimpianto, Ignazio sarà sempre fedele alla moglie e affronteranno insieme i lutti e le avversità.

Alla morte di Ignazio, Casa Florio viene affidata a Ignazio junior (Ignazziddu), appena ventenne. Il giovane, interessato alle donne e alla bella vita, più che agli affari, compirà delle scelte sbagliate e, persi gli appoggi politici e finanziari, condurrà l’impero economico allo sgretolamento. Una delle cause del declino va individuata anche nelle spese folli di Ignazziddu e della moglie Franca. Feste sfarzose, gioielli, yacht, perdite al gioco, sfrenato mecenatismo, oltre all’incapacità di gestire le imprese al pari dei predecessori, assottiglierranno il patrimonio dei Florio, fino a condurli all’indigenza. Non meglio vanno gli affari sentimentali: Ignazziddu e Franca dovranno affrontare parecchi lutti familiari e un rapporto coniugale minato dai continui tradimenti del reggente di Casa Florio. L’inverno cala sui Leoni di Sicilia.

Il romanzo, impegnativo per la lunghezza, ma avvincente, mi è piaciuto. La scrittura di Stefania Auci è scorrevole e indugia sui particolari con ottima capacità descrittiva. La trasposizione di una storia vera in romanzo mi sembra un’operazione perfettamente riuscita. Rispetto al primo capitolo della saga, ho notato una maggiore attenzione ai sentimenti, una descrizione puntuale degli stati d’animo dei protagonisti di fronte alle dure prove che si sono trovati ad affrontare: rimpianti amorosi, tradimenti, morti premature di figli. Sembra quasi che il declino economico sia legato, in una qualche maniera, alle disgrazie che hanno colpito i Florio nel periodo in cui è ambientato il romanzo. Le spese esagerate, le decisioni economiche poco avvedute, sembrano causate da un disinteresse di fondo e da un desiderio di evasione dai tormenti dell’animo.

I due romanzi dedicati alla dinastia dei Florio descrivono bene la parabola di questa famiglia, partita da una umile aromateria e diventata una delle più ricche e potenti d’Europa, passata dal disprezzo di una classe nobiliare imbelle e ormai squattrinata al potere assoluto e al conseguente rispetto, magari interessato, di nobili e politici. Altrettanto bene viene descritto il declino, da cotanto splendore all’indigenza, passando attraverso dolori familiari e le umiliazioni per l’incapacità di mantenere il patrimonio e di onorare i debiti. Un po’ malinconico, ma, nonostante la storia fosse comunque nota, avvincente. Una parte da protagonista, in questo secondo capitolo della storia, è riservato alle donne di Casa Florio. Giovanna, moglie di Ignazio, appassionata, ma fragile, sempre alla ricerca dell’amore del marito, a sua volta tormentato dai rimpianti, che combatte dedicandosi anima e corpo al lavoro. E Franca, la più bella donna d’Europa, moglie di Ignazziddu, elegante e amante della vita mondana e dello sfarzo. Tutte e due le donne sono fiaccate dalle disgrazie che le colpiscono e appaiono tanto splendenti nei momenti di gloria, quanto deboli nei momenti in cui il destino si accanisce contro di loro. In fondo, rappresentano perfettamente la parabola delle ultime due generazioni dei Florio, che passano dagli altari alla polvere, ma che restano icone affascinanti dello splendore di Palermo, e della Sicilia tutta, nel periodo in cui la loro stella ha brillato.

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