Film al cinema – Downton Abbey

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Sono andato a vedere questo film, presentato, in anteprima per l’Italia, alla Festa del Cinema di Roma 2019, senza sapere che è il sequel cinematografico di una serie televisiva britannica il cui ultimo episodio è stato trasmesso nel 2015. Non avevo visto alcun episodio della serie televisiva, ma ciò non ha creato alcun problema nel seguire la trama e nel calarsi nel microcosmo della tenuta dello Yorkshire in cui si svolge la storia.

Il film si fa apprezzare per i costumi storici (siamo nel 1927) e per i dialoghi ricchi di humor inglese. La trama è ben articolata con diverse situazioni che si intersecano sul palcoscenico costituito da una tenuta di campagna che viene visitata dal re in occasione di un suo giro per la Gran Bretagna.

L’avvenimento principale su cui ruota il film è la visita reale a Downton Abbey e la lotta tra la servitù locale ed il personale di servizio al seguito del re che, all’inizio, colonizza la tenuta di campagna con arroganza e protervia. Mentre gli inservienti locali si disputano l’onore di servire il re con cuochi e attendenti reali, ricorrendo anche a godibili colpi bassi, si sviluppano altre storie: l’incontro tra due cugine aristocratiche in lite per motivi di eredità; un tentativo di attentato al re da parte di un repubblicano irlandese; la nascita di un amore tra il giovane vedovo di una figlia del conte (irlandese repubblicano, ma leale alla nobile famiglia) e la cameriera di una nobildonna al seguito del re; l’annuncio, da parte di un’altra figlia del conte, del suo stato di gravidanza al marito, destinato ad una missione in India, con la conseguenza che lo stesso chiede al re di essere esentato; una storia d’amore omosessuale in un contesto storico in cui l’omosessualità era considerato reato.

Il film, nella sua complessiva lentezza, scorre bene, con dialoghi frizzanti, ottimi attori, una buona fotografia e un’ambientazione storica che consente allo spettatore di comprendere la vita dell’aristocrazia britannica del tempo. Non un film memorabile, a mio giudizio, ma, tutto sommato, godibile.

Ancora su Joker: adesso è virale

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E alla fine il personaggio del film di Todd Philipps è diventato virale. Da qualche giorno, a Beirut, si manifesta contro il regime al governo, accusato di essere corrotto, e contro il carovita e le condizioni di povertà in cui versa una larga parte della popolazione. A protestare sono, soprattutto, i più giovani e tra di essi parecchi hanno dipinto il viso con le sembianze del Joker cinematografico. Da un lato l’uso della maschera di Joker ha lo scopo di rendere i manifestanti non riconoscibili, ma dall’altro è chiaro il riferimento ai tumulti di Gotham City. Certe foto delle manifestazioni in Libano rimandano chiaramente ad alcune scene del film. C’è da sperare che non ci siano omicidi come nella rappresentazione cinematografica e che i manifestanti possano ottenere i miglioramenti richiesti senza spargimenti di sangue.

 

Joker tra le fiamme di Beirut – Huffington Post

Film al cinema – Joker

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Mai avrei pensato di andare a vedere Joker e invece……. Come scritto altre volte, non amo i film di fantasia in genere e credo di non averne mai visto uno del filone dei supereroi. Solo che la situazione dei cinema di Monza è sempre disastrosa e, in attesa che riapra il Capitol, la scelta è limitatissima e, quindi, sono andato, anche su sollecitazione di mia moglie e visto che sabato era una serata piovosa.

Vado subito al sodo: il film mi è piaciuto molto e l’interpretazione di Joaquin Phoenix è stata magistrale, da oscar. La trama è imperniata sulla nascita del personaggio della saga di Batman, ma potrebbe essere una storia qualunque di una persona con problemi psichici che, bullizzato, si ribella ai suoi aguzzini e reagisce uccidendone tre (dei broker), diventando una specie di eroe collettivo. In un contesto di malumori sociali per una politica ultraliberista di tagli al welfare (il potente politico locale che toglie i sussidi ai meno abbienti e al sistema sanitario che non passa più le medicine ad Arthur/Joker), dopo l’uccisione di tre yuppies, si scatena una vera e propria sommossa popolare con i violenti manifestanti che cominciano ad indossare maschere da clown in onore di quello che, non volendo, è diventato il loro eroe. Avendo ormai superato lo choc iniziale dei primi omicidi, Arthur/Joker ne commette degli altri per placare la sua sete di vendetta, anche a causa del fatto che non prende più le medicine e, pur essendo autore di efferati delitti, alla fine suscita una reazione di empatia nello spettatore.

Il film pone l’accento sulle persone con problemi psichici che devono sopportare anche i disagi di una condizione economica e familiare da incubo e, sullo sfondo, descrive una situazione di lotta di classe causata dall’imperante liberismo sfrenato e ottuso. La rappresentazione di un diffuso disagio sociale nella quale la storia personale di Arthur, comunque deprecabile, serve solo da spunto per esprimere una condanna del sistema ultracapitalista.

Alla fine ho dovuto ringraziare mia moglie per la sua intuizione e ho, inaspettatamente, visto un film con contenuti ben più importanti di quanto mi aspettassi e girato con maestria. Oltre all’interpretazione di Phoenix, è di alto livello la fotografia, come ottimi sono stati gli sceneggiatori. Detto da un semplice spettatore, sulla base dei sentimenti ispirati dalla visione del film.

Film al cinema – Le verità

Visto il 12 ottobre 2019

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Non sono un esperto di cinema. Mi lascio guidare dai miei gusti: non mi piacciono i film di fantascienza (devo essere stato traumatizzato da 2001 Odissea nello Spazio che vidi da ragazzino; non chiedetemi nulla della saga di Star Wars perché non l’ho mai visto), i fantasy (Signore degli Anelli & Co.) e, vabbè, i cinepanettone. Mi piacciono i film europei in genere e quelli americani di produzione indipendente. Trovo che il cinema mediorientale abbia buone potenzialità. Non vado mai nelle multisale moderne e preferisco i cinema “classici”, magari in centro.

Il giudizio che darò sul film visto sabato scorso, come gli eventuali altri che seguiranno, non ha alcuna pretesa, non deve essere inteso come una recensione. Sarà il modesto parere dell'”uomo della strada” su un film. Da ragazzo, quando uscendo dal cinema mi chiedevano un parere sul film appena visto e che mi era sembrato una c…ta pazzesca (cit. Fantozzi), rispondevo che era un capolavoro per realizzare il detto “mal comune mezzo gaudio”. Non era cattiveria, ma goliardia adolescenziale. Avendo superato quella fase di crescita (non so se da indenne), assicuro che cercherò di trasmettere le mie vere sensazioni.

Sabato scorso ho visto il film “Le Verità”, presentato a Venezia 2019 e interpretato, tra gli altri, da Catherine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke. La scelta era stata quasi obbligata per il fatto che, dei tre cinema di Monza, uno è stato chiuso (Metropol), un altro è in ristrutturazione (Capitol) e le due sale del Teodolinda programmavano Le Verità e Joker. Non amando i fantasy ed i film sui supereroi, non restava che Le Verità, tra l’altro interpretato dalla Deneuve che mi è sempre piaciuta (anche la Binoche non mi dispiace).

Il film gira attorno ad un’attrice, Fabienne, vecchia gloria del cinema francese, che subito dopo aver pubblicato la propria autobiografia, riceve la visita della figlia Lumir, una sceneggiatrice, tornata a Parigi da New York col marito (attoruncolo americano) e la figlia piccola per l’occasione. La figlia contesta alla madre alcune cose scritte nella biografia che, secondo lei non corrispondono al vero e, complice anche il carattere non facile di Fabienne ed il fatto che la stessa avesse trascurato la famiglia per la carriera, emergono risentimenti e conflitti. Sullo sfondo, il “fantasma” della sorella di Fabienne, anch’essa attrice, morta da giovane e considerata attrice più talentuosa.

In due parole, il film non mi è piaciuto, nonostante il cast di prim’ordine. L’ho trovato inutilmente lento, con una trama, tutto sommato, debole ed un finale prevedibile. Insomma, non mi ha catturato e mi sono trovato nella situazione di non vedere l’ora che finisse. Senza la pretesa di voler esprimere un giudizio assoluto.