Capolavoro

La rosa dei ministri è stata resa nota da poco. Personalmente, non avevo grandi aspettative, ma non immaginavo che si potesse arrivare a tanto. Leggendo i nomi dei ministri forzisti e leghisti, mi sono cadute le braccia. Questo sarebbe il capolavoro del grande stratega rignanese? Trovo una sinistra (unico modo in cui il termine può essere accostato a Renzi) analogia con la delegittimazione e il successivo defenestramento del sindaco di Roma, Marino, che aprì la strada al trionfo della Raggi, non certo un sindaco che resterà nella storia amministrativa della capitale. Anche quello fu un capolavoro tattico da nuovo Machiavelli?

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Un mese con il covid 19

È arrivato l’atteso responso: negativo! Non mi sono ancora ristabilito del tutto, perché mi sento ancora debole, dopo un mese di sintomi (in verità sopportabili), inappetenza quasi assoluta e tanta paura. Alla fine, mi ritengo fortunato ed il mio pensiero va a quanti, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Solo disprezzo per negazionisti, sminuitori e complottisti, con i quali mi dispiace dover condividere l’aria che respiriamo.

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Referendum 20/9/2020 – Dichiarazione di voto

Avevo già scritto qualcosa sull’argomento del taglio dei parlamentari (Il 13 ottobre dell’anno scorso -QUI). Da allora non ho cambiato idea, ma ho di fronte, viste le ultime evoluzioni, un quadro più completo delle reali prospettive cui si andrebbe incontro se vincesse il Sì.

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Il brano del giorno – 25 aprile 2020 – Festa della Liberazione

bella ciao MCR

Bella Ciao – Modena City Ramblers

Questo 25 aprile si preannuncia diverso dal solito per gli effetti dell’epidemia covid 19, che renderà impossibile le manifestazioni pubbliche rituali. Siccome ho l’impressione che le commemorazioni, ultimamente, si trascinassero un po’ stancamente, spero che se ne possano vedere diverse sui media e sui social, in modo da raggiungere un maggior numero di persone e da mantenere ancor più viva la memoria di una fase fondamentale nella storia del nostro paese e del carattere liberticida, antisociale, antiumano dei regimi dai quali ci siamo liberati nel 1945, che tanto dolore, sofferenza e morti hanno causato nel perseguimento del loro folle progetto.

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Un brano al giorno – 10 novembre 2019

bennato torre

Franz è il mio nome – Edoardo Bennato – La Torre di Babele

Ho molto amato Edoardo Bennato fino a quest’album, La Torre di Babele. La svolta “favolistica” di Peter Pan e Pinocchio non mi ha colpito favorevolmente, abituato ad una critica ed ad un impegno sociale meno mediati da metafore, più diretti, e a musiche più schiettamente rock.

Il brano di oggi è Franz è il Mio Nome e l’ho scelto perché ieri era l’anniversario del crollo del muro di Berlino. Il pezzo è del 1976 e, riascoltandolo dopo tanto tempo, mi è sembrato profetico.

Franz è un “passatore”, uno di quelli che, dietro lauto compenso (“per quello che ti do non costa assai”), aiutano la gente a oltrepassare i confini, in questo caso dal settore Est a quello Ovest di Berlino. Oggi si direbbe un mercante di uomini. Egli tenta di convincere il potenziale cliente a passare il muro, per approdare nel paese dei balocchi dove tutto splende e tutto si può comprare. Quando avrà finito i soldi si accomoderà dall’altra parte della vetrina e si metterà, lui stesso, in vendita.

 

Franz è il Mio Nome – Edoardo Bennato

30 anni fa il crollo del muro di Berlino

crollo muro

A trenta anni esatti dalla caduta del muro di Berlino, accadimento simbolo del crollo del sistema politico ed economico del socialismo reale in genere e, più in particolare, dell’Unione Sovietica (anche se il disfacimento dell’URSS avverrà qualche anno dopo), cogliamo l’occasione della ricorrenza per fare delle riflessioni su quello che è successo dopo.

Innanzitutto, vorrei dire che il sistema della DDR e del blocco sovietico era pessimo dal punto di vista delle libertà personali e politiche e insufficiente, in quel contesto, da quello delle politiche economiche. La limitazione delle libertà di espressione, il ferreo controllo della popolazione, per quanto amplificati nella loro dimensione dalla propaganda occidentale, costituiscono già un aspetto fortemente non condivisibile dei sistemi dell’Europa dell’Est. Dal punto di vista economico, al netto di lentezze e burocrazia, il sistema non poteva competere in un mondo dove la concorrenza esasperata ed il perseguimento della competitività a tutti i costi, anche a danno di ambiente e lavoratori, per la necessità di eccellere sul mercato, ispiravano e caratterizzavano gli assetti economici di tante potenze economiche mondiali. Si potrà dire che i cittadini dei paesi del socialismo reale erano mediamente più istruiti, che i bisogni primari erano soddisfatti, ma tale assetto non poteva resistere in contrapposizione all’economia di mercato praticata in parti così importanti del mondo come USA e Europa Occidentale.

Gli USA costituivano (ancora di più oggi) il campione del liberismo sfrenato e mantenevano tale sistema in America Latina foraggiando le peggiori dittature fasciste. Anche in Asia erano intervenuti, addirittura militarmente, ma la tenace resistenza delle popolazioni e la dispendiosità di tali “missioni” avevano favorito il loro disimpegno. In Europa Occidentale, troppo vicina alla cortina di ferro, occorreva ben altro disegno, un ragionamento più fine. Per contrastare le velleità dei comunisti occidentali fu favorita la creazione di un sistema di welfare sconosciuto in altri luoghi del blocco occidentale, furono concessi diritti ai lavoratori, fu temperato il ruolo del mercato nello svolgimento della vita sociale. In Europa Occidentale erano fortissime le formazioni socialdemocratiche e laburiste, il Partito Comunista Italiano (il più grande dell’occidente) era in posizione di distante critica al PCUS e non costituiva una minaccia, almeno dagli anni ’60 in avanti, alla democrazia. Il PCI, comunque, non andò mai, fino al 1976, al governo anche per l’opposizione degli USA e la velata minaccia di un altro “caso Cile” che fu tra le cause del “compromesso storico”. Era però un partito che aveva il suo peso nella società e nelle decisioni politiche e di tale circostanza trassero giovamento le classi lavoratrici.

È teoria diffusa, ed io la sposo, che la rottura di tali equilibri est – ovest abbia portato all’affermazione del modello unico liberista con le conseguenze che sono oggi sotto gli occhi di tutti: minori diritti e più basse retribuzioni per i lavoratori, aumento delle differenze a causa di una minore redistribuzione dei redditi, rallentamento, se non blocco, dell’ascensore sociale. Il tutto aggravato dalla globalizzazione e dalla problematica dell’emigrazione dai paesi in difficoltà economica e politica.

I partiti di sinistra hanno reagito aderendo totalmente al modello liberale e, nel tentativo di guadagnare consensi tra la classe media, hanno perso appeal tra i meno abbienti. In questo contesto di malcontento abbiamo visto proliferare forze di destra populista ed anche neofasciste che, demagogicamente hanno fomentato guerre tra poveri (borgatari contro immigrati, per esempio) e guadagnato indegni consensi. Anche nei paesi dell’ex blocco sovietico abbiamo avuto episodi di revanscismo nazista e prese del potere da parte di politici molto vicini all’estrema destra come Orban e i fratelli Kaczyński.

Abbiamo salutato la caduta del muro di Berlino, forse con un eccesso di ottimismo, come il trionfo della democrazia. Ci troviamo molta più cattiveria nella società, i fascisti che riprendono fiato, come se la storia non ci avesse insegnato niente, un sistema economico meno tutelante e più ingiusto. Era ingiustificata tutto questo entusiasmo trent’anni fa? Si poteva gestire tutto in un altro modo? E cosa sarebbe successo se Gorbaciov avesse continuato la sua opera, senza essere interrotto dal golpe del 1991, colpo di coda della parte più retrograda e ottusa della classe politica sovietica?