Ti conosco mascherina

Infuria il dibattito su un argomento che, ironicamente, definirei fondamentale: la mascherina. Gente che grida all’attentato alla democrazia, perché costretta ad indossare un dispositivo che limita la sua libertà, toglie il respiro, ruba l’anima.

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Razzismo

La morte del ragazzo, ex giocatore della primavera del Milan, di origini etiopi e adottato da piccolo da una famiglia italiana, mi ha fatto montare la rabbia e indotto a pensare che la nostra società, o almeno una parte non irrilevante di essa, viaggi sul crinale di un progressivo imbarbarimento.

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Capolavoro

La rosa dei ministri è stata resa nota da poco. Personalmente, non avevo grandi aspettative, ma non immaginavo che si potesse arrivare a tanto. Leggendo i nomi dei ministri forzisti e leghisti, mi sono cadute le braccia. Questo sarebbe il capolavoro del grande stratega rignanese? Trovo una sinistra (unico modo in cui il termine può essere accostato a Renzi) analogia con la delegittimazione e il successivo defenestramento del sindaco di Roma, Marino, che aprì la strada al trionfo della Raggi, non certo un sindaco che resterà nella storia amministrativa della capitale. Anche quello fu un capolavoro tattico da nuovo Machiavelli?

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Un mese con il covid 19

È arrivato l’atteso responso: negativo! Non mi sono ancora ristabilito del tutto, perché mi sento ancora debole, dopo un mese di sintomi (in verità sopportabili), inappetenza quasi assoluta e tanta paura. Alla fine, mi ritengo fortunato ed il mio pensiero va a quanti, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Solo disprezzo per negazionisti, sminuitori e complottisti, con i quali mi dispiace dover condividere l’aria che respiriamo.

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Referendum 20/9/2020 – Dichiarazione di voto

Avevo già scritto qualcosa sull’argomento del taglio dei parlamentari (Il 13 ottobre dell’anno scorso -QUI). Da allora non ho cambiato idea, ma ho di fronte, viste le ultime evoluzioni, un quadro più completo delle reali prospettive cui si andrebbe incontro se vincesse il Sì.

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Il brano del giorno – 25 aprile 2020 – Festa della Liberazione

bella ciao MCR

Bella Ciao – Modena City Ramblers

Questo 25 aprile si preannuncia diverso dal solito per gli effetti dell’epidemia covid 19, che renderà impossibile le manifestazioni pubbliche rituali. Siccome ho l’impressione che le commemorazioni, ultimamente, si trascinassero un po’ stancamente, spero che se ne possano vedere diverse sui media e sui social, in modo da raggiungere un maggior numero di persone e da mantenere ancor più viva la memoria di una fase fondamentale nella storia del nostro paese e del carattere liberticida, antisociale, antiumano dei regimi dai quali ci siamo liberati nel 1945, che tanto dolore, sofferenza e morti hanno causato nel perseguimento del loro folle progetto.

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Un brano al giorno – 10 novembre 2019

bennato torre

Franz è il mio nome – Edoardo Bennato – La Torre di Babele

Ho molto amato Edoardo Bennato fino a quest’album, La Torre di Babele. La svolta “favolistica” di Peter Pan e Pinocchio non mi ha colpito favorevolmente, abituato ad una critica ed ad un impegno sociale meno mediati da metafore, più diretti, e a musiche più schiettamente rock.

Il brano di oggi è Franz è il Mio Nome e l’ho scelto perché ieri era l’anniversario del crollo del muro di Berlino. Il pezzo è del 1976 e, riascoltandolo dopo tanto tempo, mi è sembrato profetico.

Franz è un “passatore”, uno di quelli che, dietro lauto compenso (“per quello che ti do non costa assai”), aiutano la gente a oltrepassare i confini, in questo caso dal settore Est a quello Ovest di Berlino. Oggi si direbbe un mercante di uomini. Egli tenta di convincere il potenziale cliente a passare il muro, per approdare nel paese dei balocchi dove tutto splende e tutto si può comprare. Quando avrà finito i soldi si accomoderà dall’altra parte della vetrina e si metterà, lui stesso, in vendita.

 

Franz è il Mio Nome – Edoardo Bennato

30 anni fa il crollo del muro di Berlino

crollo muro

A trenta anni esatti dalla caduta del muro di Berlino, accadimento simbolo del crollo del sistema politico ed economico del socialismo reale in genere e, più in particolare, dell’Unione Sovietica (anche se il disfacimento dell’URSS avverrà qualche anno dopo), cogliamo l’occasione della ricorrenza per fare delle riflessioni su quello che è successo dopo.

Innanzitutto, vorrei dire che il sistema della DDR e del blocco sovietico era pessimo dal punto di vista delle libertà personali e politiche e insufficiente, in quel contesto, da quello delle politiche economiche. La limitazione delle libertà di espressione, il ferreo controllo della popolazione, per quanto amplificati nella loro dimensione dalla propaganda occidentale, costituiscono già un aspetto fortemente non condivisibile dei sistemi dell’Europa dell’Est. Dal punto di vista economico, al netto di lentezze e burocrazia, il sistema non poteva competere in un mondo dove la concorrenza esasperata ed il perseguimento della competitività a tutti i costi, anche a danno di ambiente e lavoratori, per la necessità di eccellere sul mercato, ispiravano e caratterizzavano gli assetti economici di tante potenze economiche mondiali. Si potrà dire che i cittadini dei paesi del socialismo reale erano mediamente più istruiti, che i bisogni primari erano soddisfatti, ma tale assetto non poteva resistere in contrapposizione all’economia di mercato praticata in parti così importanti del mondo come USA e Europa Occidentale.

Gli USA costituivano (ancora di più oggi) il campione del liberismo sfrenato e mantenevano tale sistema in America Latina foraggiando le peggiori dittature fasciste. Anche in Asia erano intervenuti, addirittura militarmente, ma la tenace resistenza delle popolazioni e la dispendiosità di tali “missioni” avevano favorito il loro disimpegno. In Europa Occidentale, troppo vicina alla cortina di ferro, occorreva ben altro disegno, un ragionamento più fine. Per contrastare le velleità dei comunisti occidentali fu favorita la creazione di un sistema di welfare sconosciuto in altri luoghi del blocco occidentale, furono concessi diritti ai lavoratori, fu temperato il ruolo del mercato nello svolgimento della vita sociale. In Europa Occidentale erano fortissime le formazioni socialdemocratiche e laburiste, il Partito Comunista Italiano (il più grande dell’occidente) era in posizione di distante critica al PCUS e non costituiva una minaccia, almeno dagli anni ’60 in avanti, alla democrazia. Il PCI, comunque, non andò mai, fino al 1976, al governo anche per l’opposizione degli USA e la velata minaccia di un altro “caso Cile” che fu tra le cause del “compromesso storico”. Era però un partito che aveva il suo peso nella società e nelle decisioni politiche e di tale circostanza trassero giovamento le classi lavoratrici.

È teoria diffusa, ed io la sposo, che la rottura di tali equilibri est – ovest abbia portato all’affermazione del modello unico liberista con le conseguenze che sono oggi sotto gli occhi di tutti: minori diritti e più basse retribuzioni per i lavoratori, aumento delle differenze a causa di una minore redistribuzione dei redditi, rallentamento, se non blocco, dell’ascensore sociale. Il tutto aggravato dalla globalizzazione e dalla problematica dell’emigrazione dai paesi in difficoltà economica e politica.

I partiti di sinistra hanno reagito aderendo totalmente al modello liberale e, nel tentativo di guadagnare consensi tra la classe media, hanno perso appeal tra i meno abbienti. In questo contesto di malcontento abbiamo visto proliferare forze di destra populista ed anche neofasciste che, demagogicamente hanno fomentato guerre tra poveri (borgatari contro immigrati, per esempio) e guadagnato indegni consensi. Anche nei paesi dell’ex blocco sovietico abbiamo avuto episodi di revanscismo nazista e prese del potere da parte di politici molto vicini all’estrema destra come Orban e i fratelli Kaczyński.

Abbiamo salutato la caduta del muro di Berlino, forse con un eccesso di ottimismo, come il trionfo della democrazia. Ci troviamo molta più cattiveria nella società, i fascisti che riprendono fiato, come se la storia non ci avesse insegnato niente, un sistema economico meno tutelante e più ingiusto. Era ingiustificata tutto questo entusiasmo trent’anni fa? Si poteva gestire tutto in un altro modo? E cosa sarebbe successo se Gorbaciov avesse continuato la sua opera, senza essere interrotto dal golpe del 1991, colpo di coda della parte più retrograda e ottusa della classe politica sovietica?

 

Verona non è razzista

verona-nazismo-razzismo

La prima cosa che mi viene da dire, da nemico delle generalizzazioni e assertore delle responsabilità individuali, è che Verona non è razzista. Così sgombriamo il campo da polemiche che potrebbero essere sollevate ad arte da chi, veramente razzista, antisolidale, fascionazista, mortificatore del concetto di essere umano, mischia le carte per sminuire, se non difendere, i vergognosi accadimenti di domenica che, peraltro e purtroppo, non costituiscono una novità al Bentegodi. Verona è una bella città, piena di gente che lavora e produce, ricca di storia e costituisce un vanto per tutto il paese.

Un appunto, però, che mi sento di muovere all’ambiente calcistico, e non solo, veronese riguarda la minimizzazione, se non negazione, di quanto accaduto. Premetto che, sulla base di quanto riportato da resoconti giornalistici e testimonianze, non dovrebbero esserci dubbi che, in tanti o in pochi, hanno indirizzato a Balotelli cori razzisti. Ribadisco che le responsabilità sono individuali e che tali atteggiamenti minimizzatori sono attribuibili per lo più a persone da cui te lo aspetti (viste le presenze inquietanti sugli spalti testimoniate dalla foto in alto), ma mi dà fastidio che la società Hellas Verona non prenda posizione contro queste vergogne. Va detto che la società del Verona non è l’unica in Italia a mostrare “timidezza” di fronte a questi accadimenti, forse perché alcuni settori della tifoseria fanno paura alle società, anche se si trova chi reagisce senza timore né remore. Mi dà fastidio anche il mancato intervento degli organi preposti, Federazione in primis, per ribadire la condanna, non solo a parole, di chi si renda protagonista di manifestazioni di razzismo, discriminazione territoriale e di ogni altra schifezza cui oggi ci tocca assistere. Accenno soltanto alla notizia per la quale alcuni consiglieri hanno presentato al presidente del Consiglio Comunale di Verona una mozione con la quale si chiede di denunciare per diffamazione Balotelli. Negli ultimi tempi, la politica si riduce troppo spesso a queste forme di speculazione su concetti e logiche di esasperata ed esagerata contrapposizione, utilizzati come armi di distrazione di massa finalizzate all’ottenimento di facile consenso.

Una reazione di ben altro tenore e, secondo me, encomiabile è quella della società Aurora Desio a seguito del recente episodio che ha visto la mamma di un bambino di dieci anni, che giocava nella squadra avversaria (Sovicese), apostrofare dagli spalti con un epiteto prima maleducato e poi razzista (ne..o di m.) un proprio piccolo giocatore di colore. La Società Aurora ha emesso una nota di condanna dell’accaduto, ed ha annunciato, oltre all’avvio di laboratori contro il razzismo, che nelle prossime partite i propri giocatori si dipingeranno il volto di nero e che si rifiuteranno di giocare contro la Sovicese finché non sarà stata individuata, e punita con un daspo dai campi giovanili, la persona responsabile dell’epiteto. Il comunicato si conclude affermando che “l’unica razza che conosciamo è quella umana”.

Tra i commenti letti sui social, a parte quelli del capo ultras veronese che non meriterebbe neanche di essere citato per quanto è stupidamente odioso, alcuni fanno notare come vengano messi in risalto solo gli insulti razzisti e non quelli più “generici” nei confronti di giocatori bianchi e che ciò costituirebbe anch’esso una forma di razzismo (al contrario). Insomma, dicono, non è una forma di razzismo dare risalto sui giornali alla vicenda di Balotelli mentre nessuno si fila gli insulti ai giocatori non di colore? Queste forme di benaltrismo, alla fine, tendono a minimizzare il problema, a riportarlo nel filone, ormai ideologico, degli immigrati trattati con i guanti mentre gli autoctoni sono abbandonati a sé stessi. Non ci si rende conto che questa contrapposizione, questa guerra tra poveri, è artificiosa e finalizzata a “solleticare la pancia” dell’elettorato. Il vero conflitto è quello generato nella società tra chi fatica a raggiungere la fine del mese, ad organizzare la propria vita, e chi sviluppa i propri affari sfruttando le debolezze sociali per aumentare i profitti.

In fondo, la situazione attuale non è altro che il risultato, prima, dello “sdoganamento” di forze politiche che si rifanno al fascismo avvenuto nel periodo berlusconiano e, poi, dell’amplificazione del problema degli immigrati ben oltre le sue reali dimensioni allo scopo di creare uno stato di “guerra” per poi pescare nel torbido. Ci rendiamo conto di come, a qualsiasi livello, le discussioni siano diventate aspre, come le parole trasudino odio, come si cerchi di mortificare l’avversario (perfino in partite di calcio dei pulcini) con epiteti di cui ci si dovrebbe vergognare? Bisogna ristabilire i paletti determinati dalla Storia, con la condanna, senza se e senza ma, delle ideologie dell’odio e la pratica della crescita sociale come emancipazione del paese intero.