Un mese con il covid 19

È arrivato l’atteso responso: negativo! Non mi sono ancora ristabilito del tutto, perché mi sento ancora debole, dopo un mese di sintomi (in verità sopportabili), inappetenza quasi assoluta e tanta paura. Alla fine, mi ritengo fortunato ed il mio pensiero va a quanti, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Solo disprezzo per negazionisti, sminuitori e complottisti, con i quali mi dispiace dover condividere l’aria che respiriamo.

Mi sono ammalato il 2 novembre, contagiato da mia moglie, insegnante di scuola primaria. La prima osservazione riguarda la pretesa sicurezza della scuola, declamata come luogo dove non ci si contagia. Ammesso che le aule siano sicure, cosa che non credo sia incontrovertibilmente vera, si può dire lo stesso dei mezzi di trasporto usati da studenti e docenti per recarsi a scuola? A mio parere è stato incosciente e folle non aver potenziato i mezzi di trasporto, usati da studenti e lavoratori, luogo di contagio per eccellenza. Ognuno dei titolari di interessi afferma che il proprio ambito di attività è sicuro, a prova di contagio. Così il ministro dell’istruzione, quello dei trasporti, i rappresentanti delle categorie come ristoranti, bar, discoteche, impianti sciistici, palestre, etc. Tutti a reclamare la propria adeguatezza, intrinseca o acquisita, per poter continuare l’attività, mentre centinaia di persone muoiono ogni giorno. Una cosa insopportabile!

Tornando a me, le prime due settimane sono trascorse con sintomi lievi: un po’ di febbre, massimo 37.5, e della tosse, neanche tanto intensa. Intanto, mia moglie, tramite i canali più veloci riservati agli insegnanti, aveva fatto il tampone già il 30 ottobre, risultando positiva. Per me e mio figlio, dopo la richiesta del medico di medicina generale del giorno 3, il tampone è stato fatto il 15 novembre, con risultato positivo, cosa che, obiettivamente, sembrava ineluttabile. In verità, speravo che, visto il tempo trascorso, il tampone fosse negativo, dato che non avevo quasi più sintomi ed erano trascorse due settimane dall’esordio della malattia.

A questo punto, il colpo di scena. Già la sera del 15 mi era tornata la febbre ed una tosse stizzosa mi squassava il torace. In pratica, i sintomi più evidenti si sono manifestati dopo due settimane, quando credevo di aver superato l’infezione. La febbre, arrivata fino a 39.5, e la tosse sono durate per una decina di giorni scarsa. Quest’ultima non mi ha ancora abbandonato del tutto e ogni tanto, ancora oggi, ho degli episodi piuttosto intensi, pur avendo il tampone negativo. Nel corso della malattia ho notato un affievolimento del gusto e dell’olfatto, ma non la loro totale scomparsa. Per fortuna non ho sofferto di dolori muscolari.

L’esperienza, dal punto di vista sanitario, non è stata particolarmente traumatica per quanto riguarda l’intensità dei sintomi. Il fastidio maggiore è derivato dal lungo decorso. Un’influenza normale si smaltisce in una settimana, mentre questa mi è durata un mese circa e ancora adesso non ho pienamente recuperato. Mi rendo conto di essere stato fortunato a non aver avuto complicazioni tali da necessitare cure ospedaliere e ribadisco la piena solidarietà nei confronti di quelli cui è andata meno bene di me.

Una delle cose che ricorderò di questa malattia, a parte la facilità di contagio, è la paura. Sia quando i sintomi erano lievi, sia quando si sono manifestati con maggiore intensità, ho avuto una gran paura che mi venisse una crisi respiratoria tale da necessitare il ricovero e cure più intense. A questo proposito, ogni volta che sentivo la sirena di un’ambulanza, cosa che avveniva piuttosto frequentemente, mi si stringeva il cuore. Spesso, di notte, mi svegliavo per verificare, con il saturimetro, il livello di ossigeno nel sangue.

Dal punto di vista dell’assistenza medica ricevuta, devo notare che le sbandierate cure domiciliari non vanno oltre l’enunciazione. Il supporto del medico curante si è limitato a consigli telefonici (tachipirina in caso di febbre e 118 in caso di crisi respiratoria). Delle famose USCA, neanche l’ombra. I responsabili dei sistemi sanitari, a parole, affermano di voler limitare gli accessi ospedalieri, potenziando le diagnosi e tempestive cure domiciliari, ma, nei fatti, non forniscono alcun supporto. Ho chiesto di poter essere visitato, per verificare che non ci fossero complicazioni polmonari tali da rendere necessaria una terapia in grado di scongiurare danni difficili da riparare, ma mi è stato detto di stare tranquillo, di prendere la tachipirina e di chiamare l’ambulanza in caso di difficoltà respiratorie. Nello stesso tempo, girava la pubblicità di qualche nota clinica privata che, a pagamento, svolgeva gli esami diagnostici necessari. La celebrata eccellenza e sostenibilità del sistema sanitario lombardo, ha mostrato di essere basata su un depauperamento delle strutture pubbliche a vantaggio di quelle private con la conseguenza che, se paghi, hai accesso alle cure in tempi rapidi, altrimenti aspetti, con tutti i rischi del caso. Anche il regime delle convenzioni ha tutta l’aria di essere un sistema per trasferire profitti verso il settore privato, che si giova, anche, di vere e proprie campagne di reclutamento di pazienti delle altre regioni, per aumentare il fatturato. Le eccellenze ci sono certamente, sia nel pubblico che nel privato, e ho l’impressione che possano riferirsi più a capacità professionali e organizzative degli operatori sanitari, che alla buona gestione dei responsabili “politici” (ricordo anche le condanne di qualcuno e la manifesta inadeguatezza di altri), incapaci, perfino, di garantire una adeguata campagna di vaccinazione antinfluenzale.

Adesso che posso uscire, neve permettendo, vorrò valutare se permangono eventuali danni causati dal virus. Mi rivolgerò alla sanità pubblica, sperando di trovare adeguata assistenza. Ribadisco, sulla base della mia pur fortunata esperienza personale, che non si tratta di una semplice influenza, ma di un virus bastardo, che si diffonde molto facilmente e che può provocare complicazioni cui è difficile far fronte. Invito, nel mio piccolo, alla massima prudenza, evitando assembramenti e utilizzando i dispositivi di protezione. Resto convinto che solo il vaccino potrà farci uscire da questo incubo. Per quello derivante dalla constatazione di avere una classe politica, complessivamente, inadeguata la vedo più dura.

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