Appena letto – Il Senso del Dolore – L’Inverno del Commissario Ricciardi – Maurizio De Giovanni

Romanzo del 2006, il primo della serie che ha come protagonista il commissario Ricciardi. È ambientato nella Napoli dei primi anni trenta del ‘900, in piena epoca fascista, con la fame che si taglia a fette, specialmente nei quartieri popolari abbandonati a se stessi, mentre la borghesia comincia a costruire al Vomero, nuovo quartiere residenziale. Periodo in cui i delitti devono essere tenuti nascosti perché il regime vuole preservare l’immagine di tutore della sicurezza e dell’ordine. Ricciardi è conscio di tutto ciò e, con le dovute cautele, non manca di farlo presente.

Il commissario è un personaggio molto particolare. Rampollo di una famiglia altolocata della Campania non metropolitana, ha la facoltà di vedere i morti vittime di omicidio o incidente e di sentire il loro ultimo messaggio. Dopo aver visto e sentito un morto, tra i filari di una campagna vicino casa, decide di diventare poliziotto, abbandonando la strada, già tracciata, di agiatissimo possidente. Vive con la tata, rimasta con lui dopo la morte dei genitori, e non ha alcun legame stabile, tranne quello platonico con una dirimpettaia, che osserva tutte le sere mentre rassetta la casa o ricama. La ragazza sa di essere osservata ed è affascinata dal mutanghero vicino, del quale è innamorata, pur non avendo mai scambiato una parola con lui. Ricciardi è molto interessato alla ragazza, ma pensa di non poter avere alcuna relazione sentimentale a causa del grande dolore interiore che sente e che non vorrebbe trasmettere alla possibile compagna. Tale dolore è causato dalla interiorizzazione delle sofferenze che vede e sente dai morti che gli appaiono e costituisce il lato distruttivo di questa sua particolare attitudine. Sul lavoro, come nella vita, il commissario è un solitario, inviso a colleghi e superiori, che lo sopportano solo per le sue abilità investigative, supportate dalla facoltà di vedere e sentire le vittime degli omicidi. Solo il brigadiere Maione, suo partner nelle indagini, gli è amico devoto. Anche il Maione si porta dietro un grande dolore, a causa della morte del suo figlio maggiore, anch’egli poliziotto.

Il romanzo si sviluppa lungo l’indagine per l’uccisione, in un camerino del teatro San Carlo, prima della rappresentazione de I Pagliacci, del tenore Arnaldo Vezzi, voce meravigliosa e carattere odioso. Il cantante può vantare una forte amicizia con il duce e stretti contatti con le alte sfere fasciste. Questa circostanza determina una certa pressione politica e mediatica sulle indagini, cosa che dà fastidio al commissario che risolve il caso, anche grazie alle sue capacità extrasensoriali, e resiste alle pressioni dei vertici della questura che vorrebbero fermare le indagini dopo aver trovato un presunto colpevole da dare in pasto all’opinione pubblica e alle alte sfere politiche.

De Giovanni usa costruzioni un po’ più articolate e contorte, rispetto agli altri scrittori contemporanei praticanti lo stesso genere. Una volta entrati nel meccanismo ed avuto un quadro più chiaro della trama, però, la lettura diventa affascinante e avvincente. Il commissario, personaggio cupo, suscita comunque empatia e, talvolta, coinvolgente rammarico per la sua ritrosia a lasciarsi andare e per tutto il dolore a cui si abbandona. Non mancano i riferimenti alle storture e ingiustizie del regime fascista e risulta chiara la condivisione delle sofferenze dei più deboli ed emarginati verso le quali il commissario si mostra attento.

Avevo già letto altri romanzi della serie del commissario Ricciardi e mi sono reso conto di aver commesso un errore: dovevo avvicinarmi al personaggio partendo da questo romanzo. Niente di irreparabile, ma consiglio, perché ne vale la pena, di leggere queste storie, magari partendo da questa. A De Giovanni vorrei eprimere un plauso perché i suoi personaggi (I Bastardi di Pizzofalcone, Ricciardi e, più recentemente, Sara) sono molto ben costruiti, ricchi di vita interiore e affascinanti.

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