Appena letto – La Confraternita delle Ossa – Paolo Roversi

Per cominciare a leggere Paolo Roversi, ho scelto il primo episodio della serie dedicata a Enrico Radeschi, giovane giornalista freelance, specializzato in cronaca nera, diventato hacker, per necessità, nel corso di questa prima storia.

Enrico arriva a Milano, da Capo di Ponte Emilia (luogo immaginario), e si trova, nel corso del primo colloquio di lavoro, vicino a piazza Mercanti, dove viene rinvenuto il cadavere di un noto avvocato del foro milanese. Il professionista, prima di morire, a causa delle coltellate ricevute nella zona addominale, traccia un simbolo, con il suo stesso sangue, che viene notato dal giovane giornalista. In questa occasione, Enrico conosce lo scontroso vicequestore Loris Sebastiani, valente investigatore, di successo con le donne, ma sfortunato nella ricerca di una compagna.

Il colloquio di lavoro va male, anche perché il piccolo editore, interessato ad assumere il Radeschi, viene colpito da un infarto mentre corre per andare sul luogo di ritrovamento del cadavere dell’avvocato ucciso. Enrico, su suggerimento di Fabio, il nerd suo coinquilino, apre, allora, un blog in rete, sul quale comincia a scrivere di fatti di cronaca nera, tra cui quello del professionista che aveva disegnato lo strano simbolo. Siccome la nuova attività è poco redditizia, Radeschi, in collaborazione con Fabio, integra le entrate lavorando come cameriere in una trattoria e con traffici illegali, anche se penalmente non rilevanti.

Nello stesso periodo, assurgono alle cronache i delitti della mantide: alcuni ragazzi, dopo esser stati in compagnia di un’avvenente ragazza, spariscono senza lasciare traccia. Radeschi, si trova quasi naturalmente ad indagare, e a scrivere, sul caso della mantide e dell’avvocato di piazza Mercanti, venendo più volte a contatto con il burbero vicequestore Sebastiani, con il quale, nel tempo, instaura un rapporto quasi amichevole. Nel corso di questa attività giornalistico/investigativa sull’omicidio di piazza Mercanti, viene a galla l’esistenza di una setta, che si ispira alla confraternita dei Disciplinati, dei tempi di Carlo Borromeo, vengono commessi altri delitti e si scopre un legame tra questi e quelli della mantide. L’epilogo è scoppiettante e pieno di tensione.

La scrittura di Roversi è molto piacevole, con un gradevole sfondo di ironia. Il romanzo è ben costruito e avvincente, ti tiene continuamente sulla corda e si legge tutto di un fiato. Il personaggio di Radeschi suscita empatia per la sua abilità di giornalista, l’arguzia e l’intuito, la capacità di trovare il modo di cavarsela senza arrendersi mai. In particolare, ho trovato dei punti di contatto personali con Enrico, per aver vissuto anch’io, nei primi anni ’80, le sue stesse situazioni di ragazzo arrivato dalla provincia (io, però, da più lontano) nella grande Milano. Per fortuna, non ho vissuto lo stesso precariato e, soprattutto, non ho corso gli stessi pericoli.

Nel romanzo sono inserite delle libere rappresentazioni di fatti realmente accaduti e abbondantemente descritti dai media, al tempo del loro accadimento. In genere, non amo queste cose, ma stavolta le ho trovate ben incastonate nella trama e non mi hanno dato fastidio. In alcuni frangenti, ho notato delle situazioni un po’ esagerate, “alla Coliandro”. Dato che seguo volentieri le avventure televisive dell’ispettore bolognese, la cosa mi è risultata gradevole.

Di sicuro, Enrico Radeschi e compagnia hanno trovato in me un nuovo fan. Ho già inserito nella mia libreria alcuni titoli successivi che leggerò presto e avidamente.

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